Lo spazio dedicato alla crisi climatica e alle sue conseguenze è troppo poco, mentre viene dato molto risalto alle pubblicità delle aziende fossili più inquinanti.

È questo, in estrema sintesi, il giudizio di Greenpeace sui risultati di uno studio realizzato dall’Osservatorio di Pavia, istituto di ricerca specializzato nell’analisi della comunicazione, che ha esaminato gli articoli pubblicati fra gennaio e aprile 2022 dai cinque quotidiani italiani più diffusi: Corriere della Sera, la Repubblica, Il Sole 24 Ore, Avvenire, La Stampa.

Nello stesso periodo, evidenzia una nota di Greenpeace, lo studio ha monitorato le pubblicità delle aziende energetiche, del settore automotive, delle compagnie aeree e crocieristiche nei 5 quotidiani.

La tabella seguente riassume la classifica dei quotidiani elaborata dall’associazione ecologista, in base ai dati emersi dalla ricerca.

Si chiama “classifica degli intrappolati” perché intende “denunciare la pericolosa dipendenza del giornalismo italiano dai finanziamenti delle aziende inquinanti”, sottolinea Greenpeace, ricordando così quanto sia diffuso il greenwashing delle aziende, cioè la loro abitudine di mentire sul clima (affermano di essere “verdi” ma in realtà continuano a investire in energie fossili).

Tra le conclusioni dello studio, si legge che nella maggior parte dei casi, negli articoli che parlano di crisi climatica (528 in totale), gli argomenti sono originati da eventi di tipo economico o politico, e si riferiscono a un contesto prevalentemente nazionale o estero ed europeo. Inoltre, si affrontano prevalentemente tre argomenti: la riduzione delle emissioni, la questione energetica e la crisi climatica in generale.

Le cause della crisi climatica sono esplicitate nel 22,5% degli articoli (in cui la crisi climatica è affrontata in modo esplicito), e in un caso su 2 sono ricondotte a combustibili fossili o emissioni di CO2.

I combustibili fossili sono indicati come causa della crisi climatica nel 30,3% dei casi (su un totale di 122 cause rilevate). Si evidenzia poi che nel periodo di osservazione, non si è registrato nessuno spazio per posizioni negazioniste.

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