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Trattori tedeschi e sussidi al gasolio, le proteste riaprono i nodi irrisolti delle politiche verdi

Il malcontento degli agricoltori in Germania contro il taglio dei sussidi fiscali per il diesel mostra quanto sia difficile applicare misure volte a penalizzare l'uso di combustibili fossili.

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Cosa c’entrano le proteste degli agricoltori in Germania con le politiche per il clima?

Le connessioni sono molte e da questo malcontento emerge nuovamente quanto sia difficile applicare certe misure di transizione energetica, come quelle per ridurre i sussidi ai combustibili fossili: ricordiamo ad esempio le manifestazioni dei gilet gialli in Francia nel 2018 contro l’aumento della carbon tax sui carburanti.

Il nodo appunto è quello dei sussidi ai carburanti.

Il governo tedesco a dicembre ha proposto di tagliare alcune esenzioni fiscali agli agricoltori, nell’ambito di un accordo più generale per colmare un buco multimiliardario nel budget 2024 (ci torniamo tra poco).

Al momento, gli agricoltori non pagano alcuna tassa sul possesso dei mezzi agricoli e ricevono un parziale rimborso delle accise sul diesel, pari a 21 centesimi di euro/litro, spiega il sito Clean Energy Wire, specializzato nelle analisi sulle politiche energetiche e ambientali in Germania.

Secondo il ministero tedesco dell’Agricoltura, l’azienda agricola media ha ricevuto circa 2.900 euro l’anno grazie a questa esenzione fiscale, che costa al governo circa 440 milioni di euro l’anno.

In seguito alle proteste del settore agricolo, che ha portato centinaia di trattori davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino, il governo è parzialmente tornato sui suoi passi, accordando di mantenere l’esenzione dalla tassa sui veicoli agricoli e forestali e di ridurre progressivamente i sussidi fiscali per il diesel agricolo, anziché abolirli già dal 2024.

Il ministro tedesco dell’Agricoltura, Cem Özdemir (Verdi), riporta l’agenzia Euractiv, ha spiegato che i sussidi per il gasolio agricolo saranno aboliti in modo graduale, partendo con un taglio dello sconto fiscale del 40% nel 2024 per poi essere eliminati del tutto dal 2026.

Questa misura, come anticipato, fa parte di un più ampio “rimpasto” di bilancio reso necessario dalla sentenza della Corte costituzionale tedesca, lo scorso novembre, che ha dichiarato illegittimo l’uso di 60 miliardi – in origine destinati alla lotta contro la pandemia e poi avanzati – per alimentare il Fondo per il clima e la transizione energetica.

Berlino quindi sta cercando soluzioni per mandare avanti i progetti più importanti e recuperare risorse: ad esempio, tra le altre cose, ha eliminato i sussidi per l’acquisto di veicoli elettrici e ha elevato il prezzo nazionale della CO2 per i trasporti e il riscaldamento.

Ma toccare i sussidi alle fonti fossili è un aspetto molto delicato, come confermano le forti contestazioni degli agricoltori tedeschi di queste settimane.

Il problema è conciliare le politiche per decarbonizzare il mix energetico, penalizzando l’uso di carburanti inquinanti, con l’equità e la coesione sociale.

Il settore agricolo poi, specie quello delle aziende di piccole dimensioni, si trova esposto a molteplici sfide: la concorrenza internazionale delle grandi industrie alimentari, la crescente vulnerabilità agli eventi climatici estremi (inondazioni, siccità e così via), il passaggio a metodi agricoli più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Da qui le proteste degli agricoltori tedeschi, preoccupati di perdere i loro benefici economici; ricordiamo che il settore agricolo dipende in modo massiccio dai sussidi in generale, tra quelli Ue e quelli nazionali si arriva a decine di migliaia di euro per l’azienda agricola media (quasi metà delle entrate medie) secondo le stime del Thünen-Institut tedesco.

Da sottolineare infine che manifestazioni di questo tipo si prestano a essere cavalcate e strumentalizzate dall’opposizione, nel caso specifico dall’estrema destra in Germania – si è parlato infatti di infiltrazioni tra i manifestanti – in modo da sfruttare il malcontento sociale per attaccare le politiche verdi del governo.

Anche la recente approvazione della legge tedesca sul riscaldamento degli edifici è stata bersagliata da critiche populiste dai partiti di destra, tanto che il testo approvato è decisamente più morbido rispetto a quello iniziale, con diverse deroghe per salvare le caldaie a gas, che invece avrebbero dovuto essere di fatto bandite dal 2024 nei nuovi impianti.

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