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Sul prezzo europeo della CO2 incombe la “bolla del carbone”

Rischio di un crollo dei prezzi della CO2? Vediamo di cosa si tratta nell’analisi di Carbon Market Watch sul futuro del mercato ETS.

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Con i proventi del mercato europeo ETS (Emissions Trading Scheme) si possono promuovere diverse misure di economia “verde”; anche il governo italiano ha appena proposto di utilizzare i fondi delle aste di CO2 per garantire la copertura finanziaria del decreto legge clima-ambiente.

Ma attenzione: il mercato ETS rischia nuovamente di “scoppiare” con una bolla del carbone (coal bubble), secondo lo studio pubblicato dall’organizzazione no-profit basata a Bruxelles Carbon Market Watch, specializzata nell’analizzare l’evoluzione dei sistemi di carbon pricing.

Le politiche di carbon pricing, ricordiamo in breve, impongono a chi inquina di pagare un determinato prezzo per ogni tonnellata emessa di anidride carbonica.

Questo meccanismo è alla base dell’ETS europeo: uno schema cap-and-trade che prevede l’assegnazione all’asta di quote predeterminate di CO2 ai vari settori industriali, allo scopo di favorire gli investimenti in efficienza energetica delle industrie più inquinanti e di ridurre le loro emissioni.

Perché ora si parla di una bolla del carbone?

Nei prossimi anni, spiega Carbon Market Watch nel documento Avoiding A Carbon Crash (allegato in basso), in tutta Europa diversi paesi chiuderanno progressivamente molte centrali a carbone e lignite.

L’Italia ad esempio ha pianificato di uscire dalla fonte fossile entro il 2025, mentre la Germania – che rappresenta il grosso del carbone nel nostro continente, con oltre 40 GW di capacità installata – dovrebbe dismettere gli ultimi impianti nel 2038.

E mentre chiuderanno queste centrali, i rispettivi permessi di emissione, non più utilizzabili per la generazione di energia elettrica con carbone e lignite, si riverseranno nell’ETS.

Secondo le stime, 2,22 miliardi di quote eccedenti faranno il loro ingresso nel mercato europeo del carbonio tra 2021 e 2030, per poi superare 6 miliardi nel 2040, come chiarisce il grafico seguente, tratto dal rapporto di Carbon Market Watch.

Tale surplus di quote, spiegano gli autori delle analisi, farà crollare il prezzo della singola tonnellata di CO2 nel sistema ETS, come già avvenuto negli anni passati per altri motivi, con valori anche ben più bassi di 10 €/tCO2.

Solamente nel 2018-2019 il prezzo della CO2 è tornato a salire, grazie alla riforma dell’ETS che ha previsto, ad esempio, l’istituzione di un deposito di riserva per stabilizzare il mercato: in pratica, il deposito ritira un certo numero di quote ogni anno per equilibrare il rapporto tra domanda e offerta.

Difatti, il prezzo si è riportato intorno a 25-26 €/tCO2 in questi mesi, anche se dovrebbe superare stabilmente il livello di 30 euro/tonnellata per rendere davvero efficace lo schema ETS e così penalizzare le industrie che inquinano di più.

Il grafico sotto riassume l’andamento del mercato dal 2017 a oggi.

In sostanza, termina lo studio, l’Europa dovrà potenziare sensibilmente il deposito di riserva per la stabilità del mercato (MSR: Market Stability Reserve) in modo da assorbire un numero molto più ampio di quote eccedenti ed evitare il collasso del sistema.

Allo stesso tempo, i singoli paesi dovranno cancellare almeno una parte dei permessi assegnati in precedenza alle centrali a carbone, di pari passo con la chiusura degli impianti.

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