Quest’estate il cambiamento climatico è costato all’Ue 43 miliardi

CATEGORIE:

Danni per 11,9 mld € solo in Italia, imputabili agli eventi meteo estremi dell'estate 2025. Uno studio pubblicato su European Economic Review.

ADV
image_pdfimage_print

Il cambiamento climatico non è un problema “sopravvalutato” come affermano ad esempio i paladini fossili dell’amministrazione Trump, perché sta già causando decine di miliardi di euro in perdite economiche annuali all’Europa.

Il segretario Usa all’Energia, Chris Wright, in visita la scorsa settimana a Bruxelles, oltre a minimizzare gli effetti del surriscaldamento globale ha ribadito la ricetta americana per la sicurezza energetica, basata sulla continua estrazione di petrolio e gas, quest’ultimo da esportare in quantità crescente in Europa come Gnl.

Mentre le fonti rinnovabili continuano a subire attacchi dalla Casa Bianca (vedi la vicenda sul progetto eolico offshore Revolution Wind), e anche se meno plateali anche qui in Europa, la realtà però ha numeri differenti.

Gli eventi meteorologici estremi del 2025 sono già costati 43 miliardi di euro all’Europa, secondo le prime stime sugli impatti economici di siccità, inondazioni, ondate di calore.

La cifra arriva da uno studio pubblicato su European Economic Review, intitolato “Dry-roasted NUTS: early estimates of the regional impact of 2025 extreme weather” (link in basso). Gli autori sono Sehrish Usman (Università di Mannheim) e Miles Parker e Mathilde Vallat della Banca centrale europea.

“Gli eventi meteorologici estremi non solo influenzano la vita quotidiana, ma lasciano anche profonde cicatrici economiche”, evidenzia una nota pubblicata dall’Università tedesca di Mannheim.

Il lavoro, si spiega, utilizza dati meteorologici attuali e valori comparativi storici per mostrare quanto gravemente le singole regioni dell’Unione europea siano già colpite dalle conseguenze del cambiamento climatico.

Come detto, si stima che la perdita aggregata di attività economica raggiungerà 43 miliardi di euro nel 2025, equivalente allo 0,26% dell’output economico dell’Ue (misurato come valore aggiunto lordo).

Sulla base dell’esperienza storica media, è probabile che questa cifra salga a 126 miliardi di euro nel 2029. Queste stime, si legge nelle conclusioni del documento, “sono caratterizzate da una notevole incertezza, derivante da ricadute sconosciute su regioni inizialmente non colpite, dall’impatto dell’adattamento a seguito di eventi estremi degli ultimi anni e dal pieno impatto degli incendi boschivi che si sono diffusi nell’estate del 2025, ma esulano dall’ambito dell’approccio attuale”.

“I costi reali degli eventi meteo estremi emergono lentamente perché questi eventi influenzano vite e mezzi di sussistenza attraverso una vasta gamma di canali che vanno oltre l’impatto iniziale”, sottolinea Usman, studentessa post-doc presso la facoltà di Corporate Governance e principale autrice del documento.

Gli autori hanno utilizzato dati meteorologici del periodo giugno-agosto 2025 per analizzare 1.160 regioni europee (cosiddette “NUTS3”, di grandezza paragonabile ai distretti amministrativi della Germania).

Le regioni dell’Europa meridionale, ad esempio Spagna, Italia, Portogallo, Grecia e Francia, sono state particolarmente colpite.

In totale, 96 regioni hanno subito ondate di calore, 195 hanno sofferto la siccità e 53 sono state colpite da alluvioni.

Questi eventi ostacolano l’attività economica in modi diversi: il caldo comporta perdite di produttività, ad esempio nei settori dell’edilizia e dell’ospitalità, mentre la siccità ha conseguenze principalmente per l’agricoltura e le alluvioni causano danni diretti a edifici e infrastrutture, oltre a perdite indirette, come l’interruzione delle catene di approvvigionamento.

In Italia, ad esempio, le perdite stimate ammontavano a 11,9 miliardi di euro per il 2025 e saliranno a 34,2 miliardi entro il 2029. Ciò corrisponde, rispettivamente, allo 0,6% e all’1,75% del valore lordo aggiunto nel 2024.

I ricercatori evidenziano che le loro stime “sono piuttosto conservative”: ad esempio, incendi, grandinate e tempeste sono stati esclusi dall’analisi.

Anche i cosiddetti “eventi composti”, come la simultanea presenza di ondate di calore e siccità, sono stati valutati singolarmente, sebbene spesso causino danni più gravi quando si verificano insieme.

Come rimarca Usman, “disporre di stime tempestive dell’impatto aiuta i decisori politici a indirizzare le strategie di supporto e adattamento, mentre gli effetti degli eventi estremi sono ancora in corso”.

Allo stesso tempo, gli autori rilevano che le misure di adattamento sono costose e non sempre rappresentano l’uso più produttivo dei fondi pubblici. Sono quindi necessarie analisi economiche più precise per progettare politiche che siano al tempo stesso efficaci e socialmente eque.

ADV
×
Privacy Policy Cookie Policy