Spagna: come le rinnovabili fanno da scudo al caro gas

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Un rapporto di Ember approfondisce le dinamiche del mercato elettrico iberico. Sintesi dei risultati con l'aiuto di tre grafici.

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In Spagna le fonti rinnovabili sono uno “scudo” contro i rincari dei prezzi del gas.

Il caso iberico è al centro di un rapporto pubblicato oggi, martedì 16 giugno, dal think tank Ember, che approfondisce le dinamiche del mercato elettrico spagnolo, nell’attuale scenario di tensioni energetiche correlate anche ai conflitti in Medio Oriente.

Grazie a una serie di grafici, tratti dal documento, vediamo come la Spagna è riuscita a “resistere” più di altri Paesi Ue alle impennate dei prezzi dei combustibili fossili nella generazione di elettricità.

La forte crescita delle rinnovabili nel mix energetico iberico, rimarca Ember, “ha indebolito significativamente il legame tra i prezzi del gas e quelli dell’elettricità a partire dalla crisi del gas del 2021-2024”.

Quando le tensioni geopolitiche tra Usa, Iran e Israele sono esplose all’inizio del 2026, Madrid era quindi maggiormente preparata ad affrontare le sue conseguenze sui mercati dell’energia.

Per fare un confronto con l’Italia, dove il gas fissa il valore del Pun in borsa per un numero molto elevato di ore, i prezzi elettrici forward a marzo-aprile 2026 sono rimasti ben superiori a quelli della Spagna, dove invece il “peso” del gas è residuale.

È bene precisare che un simile divario non si rispecchia in egual misura sulle bollette finali pagate da cittadini e imprese, dove continuano a gravare altri oneri e costi, oltre alle tasse.

Se i prezzi dell’elettricità fossero ancora fortemente legati alle quotazioni del gas come nel 2021, stima Ember, una famiglia tipo in Spagna con tariffa regolamentata pagherebbe 10 euro in più al mese in bolletta, per via dei rincari del gas da marzo 2026.

Intanto, dopo il blackout iberico del 2025, la Spagna ha installato in media 1,3 GW/mese di eolico e fotovoltaico e ha varato riforme per sbloccare lo stoccaggio di energia tramite batterie.

La risposta di Madrid alla crisi energetica, con il “pacchetto” di misure varato a marzo, punta soprattutto sull’elettrificazione dei consumi finali, riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili nei diversi settori (edifici, trasporti…).

Nel 2021, precisa il rapporto, il gas influenzava i prezzi dell’elettricità sul mercato del giorno prima per oltre metà delle ore. Nei primi cinque mesi del 2026 tale influenza è scesa al 9% circa, grazie soprattutto alla crescita della generazione eolica e solare (+37% tra 2021 e 2025). In Italia il gas ha formato i prezzi elettrici per circa il 75% delle ore da gennaio a maggio di quest’anno.

Più in dettaglio, Ember evidenzia che circa il 20-30% della bolletta elettrica media di una famiglia spagnola è legato ai costi variabili dei mercati elettrici all’ingrosso. Il resto della bolletta è costituito dai costi dei mercati energetici ancillari, oneri fissi regolamentati e tasse.

La componente principale del risparmio mensile netto stimato di 10 euro, pertanto, deriva dai costi evitati in questi mercati all’ingrosso, che sarebbero stati significativamente più elevati a marzo e aprile se fossero rimasti agganciati al gas come nel 2021.

Aumentano i costi di bilanciamento

Il rapporto segnala, infine, che stanno crescendo in modo considerevole i costi di bilanciamento, in seguito alla diffusione sempre più ampia delle fonti rinnovabili.

Si citano dati di Red Electrica (il Tso spagnolo), secondo cui tra il 2021 e il 2025, la riduzione volontaria/programmata della produzione di energie rinnovabili è salita da 0,1 TWh a 4,6 TWh, mentre la spesa annuale per il bilanciamento della rete è aumentata da 1,3 miliardi di euro a 3,8 miliardi.

Come abbiamo scritto, la Spagna sta vivendo in anticipo un problema che toccherà molti sistemi elettrici ad alta intensità di rinnovabili.

Il fotovoltaico abbassa i prezzi, riduce il ruolo del gas nel mercato elettrico e aumenta l’autonomia energetica, ma quando cresce più rapidamente di batterie, reti, interconnessioni e domanda flessibile, inizia a erodere il proprio valore.

Per i produttori, la conseguenza è una sorta di selezione “darwiniana”: gli impianti con contratti solidi, accumuli co-localizzati, capacità di offrire servizi di rete e gestione attiva del portafoglio potranno adattarsi meglio. Gli impianti più indebitati, con ricavi merchant o PPA poco aggiornati, saranno invece più esposti a rifinanziamenti, vendite forzate o rinegoziazioni.

In definitiva, il vantaggio di un sistema meno esposto al gas resta evidente anche nel confronto con Paesi, come l’Italia, dove il prezzo dell’elettricità continua a risentire pesantemente del termoelettrico.

Questo vantaggio, però, non elimina nuove criticità legate alla gestione di un sistema ad alta penetrazione di fonti rinnovabili.

La realtà è che la Spagna ha costruito fotovoltaico più velocemente della flessibilità necessaria a valorizzarlo. La prossima fase sarà decisa anche dalla capacità di trasformare energia solare ed eolica abbondante e intermittente in energia utile, programmabile e finanziariamente sostenibile.

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