L’opposizione alle fonti rinnovabili in Italia prova a tingersi di un verde oliva, con la proposta di vietare l’abbattimento degli ulivi per consentire la realizzazione degli impianti.
L’idea è del deputato leghista Mirco Carloni, relatore del disegno di legge recante “Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo” e presidente della commissione Agricoltura, che dallo scorso dicembre sta esaminando il provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 2025.
Il riferimento è la proposta emendativa 5.11 pubblicata nel Bollettino delle giunte e commissioni n. 641 dello scorso 4 marzo 2026.
Carloni vorrebbe aggiungere l’articolo 1-bis, intitolato “Tutela degli oliveti destinati a regimi di qualità”, al decreto legislativo luogotenenziale n. 475 del 27 luglio 1945.
Di seguito il testo letterale dell’emendamento:
“Al fine di tutelare la sicurezza alimentare, salvaguardare il patrimonio olivicolo e forestale nazionale, garantire la tutela delle produzioni nazionali, non è consentito l’espianto o l’eradicazione di piante di olivo destinate alla produzione di oli di oliva a denominazione di origine protetta, indicazione geografica protetta o comunque rientranti nei regimi di qualità riconosciuti dalla normativa dell’Unione europea e nazionale, qualora finalizzati alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili”.
Resta ora da capire se il testo sarà effettivamente approvato. L’esame del ddl in commissione Agricoltura dovrebbe terminare il 17 giugno per poi passare in aula.
Tra i primi a commentare l’emendamento leghista è Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.
Sentito da QualEnergia.it, Ciafani lo definisce un “emendamento ideologico”.
Così com’è scritto, infatti, il testo “è perfetto se vogliamo fermare le rinnovabili” ma “non va bene per fermare l’espianto degli olivi”, perché il divieto di abbattimento riguarda esclusivamente la realizzazione di fonti rinnovabili e non menziona altre opere e infrastrutture come strade, gasdotti e così via.
Il rischio, secondo Ciafani, è ripetere lo stesso errore del decreto Agricoltura, che ha bloccato lo sviluppo del fotovoltaico a terra in zone agricole ma non ha impedito di consumare suolo in quelle stesse aree con altri interventi di pianificazione urbanistica (capannoni, edifici commerciali…).
Molto critica anche la posizione del Coordinamento Free.
Per il presidente dell’associazione, Attilio Piattelli, “se un oliveto di pregio va protetto, deve esserlo a prescindere dall’opera che ne determina l’espianto”, quindi “non si comprende perché il divieto debba riguardare esclusivamente gli impianti rinnovabili, lasciando fuori altri utilizzi energetici o infrastrutturali del territorio, come gasdotti, elettrodotti, strade, opere industriali o altre infrastrutture”.
La norma proposta, evidenzia il Coordinamento Free in una nota, non sembra una misura generale di tutela agricola, ma un intervento selettivo contro le fonti rinnovabili.
In altre parole, la tutela degli oliveti di qualità deve essere rafforzata con le stesse regole per tutte le opere che comportano consumo di suolo, trasformazione del territorio o rimozione di colture pregiate, scrive l’associazione, precisando che le rinnovabili, se correttamente pianificate, possono convivere con le produzioni agricole, contribuire al reddito delle imprese e ridurre i costi energetici.
In sostanza, “proteggere gli oliveti è giusto”, ma “farlo solo contro le rinnovabili è sbagliato”.
- Testo emendamento (pdf)



























