Eolico offshore: contro i “no” di Trump la parola ai tribunali

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Avviate il 4 settembre le cause legali contro l'ordine dell'amministrazione Usa di sospendere i lavori per il parco offshore Revolution Wind da 704 MW, al largo del Rhode Island.

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La crociata di Trump contro l’eolico offshore approda nei tribunali.

Giovedì 4 settembre, Revolution Wind ha presentato un reclamo presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto di Columbia, contestando l’ordine di sospensione dei lavori emesso dal Bureau of Ocean Energy Management (BOEM – Dipartimento Usa degli Interni), cui seguirà una richiesta di ingiunzione preliminare.

In ballo c’è la costruzione di un grande parco eolico marino da 704 MW al largo delle coste del Rhode Island, un progetto da un miliardo e mezzo di dollari già completato all’80% che il presidente americano ha deciso di bloccare alla fine di agosto.

Revolution Wind è il nome dell’iniziativa e della joint venture 50/50 tra il colosso danese delle energie rinnovabili Ørsted e un consorzio guidato da Skyborn Renewables (società della piattaforma Global Infrastructure Partners).

“Sebbene Revolution Wind continuerà a collaborare con l’Amministrazione e le altre parti interessate per una rapida risoluzione, ritiene che il BOEM non avesse l’autorità legale per l’ordine di sospensione dei lavori” e che le basi dichiarate di tale ordine “violassero la legge applicabile”, si legge in una nota della joint venture.

Il progetto, si spiega, “sta subendo danni sostanziali” a causa dello stop ai cantieri e, di conseguenza, “un contenzioso è un passo necessario”.

Revolution Wind, si ricorda, ha ottenuto tutti i permessi federali e statali richiesti nel 2023, a seguito di verifiche iniziate più di nove anni fa.

L’impianto eolico produrrà energia elettrica sufficiente ad alimentare più di 350mila abitazioni dal 2026 in Connecticut e Rhode Island. ISO New England, l’ente che gestisce la rete di trasmissione elettrica nella regione del New England, ha avvertito che ritardare il progetto aumenterebbe i rischi per l’affidabilità e la sicurezza delle forniture energetiche.

In una nota afferma che “le recenti ondate di calore nel New England hanno spinto la domanda di elettricità a livelli molto elevati e hanno dimostrato che la nostra regione necessita di tutte le risorse di generazione con obblighi di mercato disponibili per soddisfare la domanda e mantenere le riserve richieste”.

“Oltre agli impatti a breve termine sull’affidabilità nei periodi di punta estivi e invernali, i ritardi nella disponibilità di nuove risorse influenzeranno negativamente l’economia e la crescita industriale del New England, compresi i potenziali futuri data center”, conclude il gestore.

Tornando a Revolution Wind, finora si sono installate tutte le fondazioni offshore e circa il 70% delle turbine eoliche; l’installazione dei cavi di esportazione è quasi completata, così come il 90% della sottostazione sulla terraferma.

Revolution Wind supporta oltre 2.000 posti di lavoro americani nei settori dell’edilizia, della cantieristica navale e della produzione.

Si muovono i procuratori generali

Sempre il 4 settembre, il procuratore generale Peter F. Neronha e il procuratore generale William Tong hanno annunciato la loro intenzione di citare in giudizio l’amministrazione Trump presso la Corte distrettuale federale del Rhode Island.

La causa legale, si legge in una comunicazione, punta ad “annullare l’infondata ordinanza di sospensione dei lavori emessa improvvisamente il 22 agosto 2025, che ha bloccato la costruzione di Revolution Wind”.

L’ordinanza, spiegano i procuratori, “cita astrattamente l’autorità del BOEM ai sensi dell’Outer Continental Shelf Lands Act (OCSLA), ordinando la sospensione in modo che l’agenzia possa affrontare ‘preoccupazioni’ non identificate”.

“Con Revolution Wind, abbiamo l’opportunità di creare posti di lavoro ben retribuiti per i cittadini del Rhode Island, migliorare l’affidabilità energetica e garantire risparmi sui costi energetici, proteggendo al contempo il nostro ambiente”, ha dichiarato Neronha.

Nel ricorso si spiega poi che Rhode Island e Connecticut “cercano di ripristinare lo stato di diritto, proteggere i propri interessi energetici ed economici e garantire che il governo federale onori i propri impegni”.

Questa azione legale “fa seguito a una causa multi statale intentata da una coalizione di 18 procuratori generali contro l’amministrazione Trump, per il suo tentativo illegittimo di congelare lo sviluppo dell’energia eolica tramite un ordine esecutivo”.

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