Import Gnl Usa, quei massicci acquisti senza giustificazione

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Le società del settore delle fossili del nostro Paese si vincolano a volumi di gas che non verranno assorbiti dalla domanda, tendenzialmente in significativo calo. Una scelta più politica che dettata da logiche di mercato.

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Dopo la ratifica del tanto criticato accordo Usa-Ue che “obbligherà” l’Europa ad acquistare 750 miliardi di dollari di prodotti energetici statunitensi entro il 2028, in particolare Gnl, petrolio e combustibili nucleari, l’Italia ha firmato nuovi memorandum d’intesa con esponenti dell’amministrazione Trump.

E così le principali società oil&gas del Paese si sono attivate sul mercato. Edison ha da poco concluso un accordo con Shell per acquistare, dal 2028 e per 15 anni, circa 0,7 milioni di tonnellate all’anno di gas liquido statunitense, pari a un miliardo di metri cubi l’anno in forma gassosa.

Già lo scorso luglio Eni aveva annunciato la firma di un accordo di fornitura di Gnl a lungo temine con l’americana Venture Global, verso la quale l’azienda si è impegnata ad acquistare 2 milioni di tonnellate l’anno (circa 2,7 mld mc di gas) per 20 anni, con consegne in Italia a partire dalla fine del decennio.

Ci serve tutto questo gas?

Insomma, l’Italia ha veramente bisogno di tutto questo Gnl? La risposta è no.

In una recente analisi recente del think tank climatico ECCO si evidenzia come, considerando gli scenari di domanda futura di gas, parte della capacità di importazione ad oggi disponibile rimarrà inutilizzata.

Non si capisce quindi quali vantaggi tragga il nostro Paese dal legarsi a contratti di fornitura vincolanti e di lungo periodo per volumi che eccedono le reali necessità. Esistono infatti strumenti di mercato più flessibili, come le aste di allocazione di Gnl, che permettono di selezionare quantità, prezzi e consegne in base all’effettivo incontro tra domanda e offerta.

Vincolare la capacità di rigassificazione a contratti di lungo periodo comporta numerosi rischi: su tutti, limita la flessibilità di sistema e genera uno schema di dipendenza da un partner – gli Stati Uniti – che sta utilizzando i combustibili fossili come strumento di pressione geopolitica.

Lo scorso maggio anche l’agenzia Ue per la cooperazione tra i regolatori dell’energia (Acer) nelle sue ultime analisi sull’andamento del mercato Gnl europeo (Monitoring Report) indicava una duplice strategia per l’Europa al fine di ridurre i rischi associati alla dipendenza dai mercati spot del Gnl: accelerare lo sviluppo delle rinnovabili e delle misure di efficienza energetica per tagliare la domanda strutturale di gas e puntare sui contratti di fornitura che assicurino la massima flessibilità in termini di durata e destinazioni.

La logica nell’import di Gnl

Dal punto di vista energetico ed economico, incrementare ulteriormente la capacità di rigassificazione in Italia non ha oggi alcun fondamento. La domanda di gas in Europa e nel nostro Paese si è ridotta del 18% negli ultimi 3 anni, passando da noi da circa 76 miliardi di metri cubi nel 2021 a meno di 62 mld mc nel 2024.

Lo studio “Lo stato del gas” del 2024, sempre a cura di ECCO, mostra come l’infrastruttura esistente sia sufficiente a garantire la sicurezza delle forniture grazie ai flussi da Algeria, Azerbaigian e Libia, all’utilizzo della capacità di rigassificazione esistente e alla scarsa produzione nazionale. Il nuovo Gnl americano rappresenterebbe quindi un surplus non richiesto.

Nuovi investimenti determinerebbero un ulteriore costo per un’infrastruttura, quella italiana, aumentando il rischio di generare stranded asset. “Queste dinamiche solitamente seguono regole di mercato, e qui pare invece si siano seguite di più regole e logiche politiche”, spiega a QualEnergia.it Giulia Signorelli, ricercatrice del settore decarbonizzazione di ECCO.

Ciò detto, “le stesse aziende che comprano il Gnl – aggiunge – sanno bene che nel lungo periodo, se si accelererà sulla riduzione dei consumi e sulla decarbonizzazione, come sta già avvenendo nel contesto italiano ed europeo, questi volumi acquistati verranno dirottati verso altri luoghi”.

“Il trend che stiamo osservando tra le aziende petrolifere – conclude l’analista – è quello di uno spostamento verso il trading di gas, perché permette loro maggiori guadagni. I mercati di riferimento sono le economie dell’indo-pacifico, sono quelle con la domanda di gas in aumento in questo momento”.

Per questo motivo contratti come quello di Edison sono della tipologia “free on board”, in cui l’acquirente utilizza la propria flotta di navi metaniere, occupandosi del ritiro del Gnl alla fonte, del suo trasporto e dello scarico a destinazione. In questo modo le aziende sono più libere di dirottare i carichi verso altre destinazioni.

L’obiettivo sarebbe quello di abbandonare il gas

Secondo l’ultimo Gas Market Report trimestrale (pdf) dell’International energy agency (Iea), pubblicato poche settimane fa, la crescita globale delle importazioni di Gnl nel primo semestre 2025 si è concentrata soprattutto in Europa, registrando un aumento del 25% rispetto al 2024.

Evidente anche la crescita delle importazioni italiane di Gnl, che nei primi sei mesi del 2025 sono aumentate del 35,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, secondo dati forniti dal Mase (I consumi di gas in Italia sempre più dipendenti dal Gnl).

“Il gas è qui per restare”, ha detto al convegno Gastech di Milano Jack Fusco, amministratore delegato di Cheniere, uno dei maggiori produttori Usa di gas naturale liquefatto.

“Farà parte del mix per i prossimi decenni”, ha commentato il ministro Gilberto Pichetto Fratin. Per l’Ue, ha detto subito dopo la direttrice generale per l’energia della Commissione, Ditte Juul Jørgensen, l’obiettivo ultimo resta un sistema non fossile, ma “nei decenni a venire continueremo a consumare gas” e anche “nel lungo termine le fonti fossili resteranno parte dell’equazione”.

Ma se l’intenzione dell’Europa e dell’Italia nello specifico è quella di raggiungere una stabile autonomia strategica, una maggiore competitività e una più solida sostenibilità sociale, la strada da intraprendere oggi resta quella della pianificazione, entro il più breve tempo possibile, di un’uscita ordinata dal gas.

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