Piano sociale per il Clima da 9,3 miliardi pronto per l’invio a Bruxelles

Quattro misure su edilizia e trasporti per difendere le fasce deboli dai rincari dovuti all'estensione dell'Ets. Alla riqualificazione energetica degli edifici 3,2 miliardi.

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Il Piano sociale per il Clima è pronto per essere trasmesso alla Commissione europea e prevede risorse per 9,3 miliardi di euro.

Lo rende noto il Mase con una nota pubblicata oggi, 5 agosto, in cui si spiega che il Piano si articola in quattro grandi misure, due sul fronte dell’edilizia e due su quello della mobilità.

Il Piano sarà inviato alla Commissione europea secondo le scadenze previste, per consentire l’attivazione delle misure nei tempi utili e garantire la piena operatività dal 2026 al 2032, spiega il ministero.

Le quattro misure

Nel dettaglio, i fondi saranno così ripartiti:

  • 3,2 miliardi di euro andranno alla riqualificazione energetica degli edifici di proprietà pubblica (ERP) in classe F e G e di quelli di proprietà delle microimprese vulnerabili; da ciò si attende, complessivamente, un risparmio di circa 250 milioni annui, di cui 125 milioni per circa 210.000 famiglie vulnerabili e 131 milioni per oltre 80.000 microimprese;
  • 1,375 miliardi saranno destinati all’ampliamento del Bonus Sociale Gas Plus;
  • 3,105 miliardi finanzieranno lo sviluppo di servizi di mobilità pubblica e hub di prossimità nelle aree svantaggiate;
  • 1,74 miliardi saranno dedicati alla misura “Il Mio Conto Mobilità”, con portafogli digitali per il trasporto pubblico.

Il Piano e il Fondo sociale

Il Piano da trasmettere a Bruxelles è necessario per accedere ai contributi del Fondo sociale per il clima previsto dal regolamento Ue 2023/955: per l’Italia ci sono 7 miliardi di euro, che salgono alla cifra complessiva di 8,7 miliardi contando il cofinanziamento aggiuntivo del 25% da parte di ciascuno Stato membro.

Si tratta di risorse destinate a sostenere famiglie e microimprese vulnerabili, in condizioni di povertà energetica e con redditi medio-bassi, particolarmente esposte ai possibili aumenti dei costi per l’energia e i carburanti negli edifici e nei trasporti, i due settori coinvolti dall’Ets 2.

L’estensione del meccanismo europeo per scambiare quote di emissioni di CO2 a questi due settori, ricordiamo, entrerà in vigore nella sua fase di mercato, con vendita all’asta delle quote, dal 2027, con potenziali effetti sui rincari delle bollette e dei combustibili.

La consultazione

Il ministero aveva avviato a fine maggio la terza e ultima fase di consultazione pubblica, chiusa il 15 giugno (tutti i documenti sono disponibili sul sito del Gse).

Nella sua versione messa in consultazione, il Piano prevedeva per l’edilizia la misura con più fondi a disposizione: 1,8 miliardi dal 2027 al 2032 per finanziare fino al 100% gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili privati di famiglie con Isee fino a 20.000 euro.

Quasi un miliardo e mezzo – sempre stando alla consultazione – sarebbe dedicato alla riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica, focalizzando gli interventi sugli edifici nelle classi energetiche peggiori (F e G) dotati di impianti centralizzati o autonomi.

Tra le altre misure da citare tra le proposte pubblicate a fine maggio, anche il reddito energetico per installare impianti fotovoltaici associati a pompe di calore a uso domestico (2-6 kW), destinato alle persone fisiche con Isee inferiore a 15.000 euro, oppure inferiore a 30.000 euro per nuclei familiari con almeno quattro figli a carico.

Nei trasporti, la consultazione parlava poi di un ecobonus sociale per l’acquisto/leasing di veicoli nuovi oppure usati a basse emissioni di CO2 (circa 2 miliardi di euro totali a disposizione).

La misura “Il Mio Conto Mobilità”, stando alla consultazione, è pensata per individui e famiglie in condizione di povertà nei trasporti e prevede un portafoglio di vari importi, tra 100-400 euro/anno, da utilizzare per diversi servizi tra cui trasporto pubblico locale, taxi, mobilità condivisa.

Le critiche degli ambientalisti

Il Piano come messo in consultazione non aveva esattamente entusiasmato ambientalisti e terzo settore, come emerge da una nota congiunta firmata da Forum Disuguaglianze e Diversità, Legambiente, WWF, Transport & Environment, Caritas Italiana, Clean Cities Campaign, CNCA, Greenpeace, Kyoto Club, MIRA Network, Nuove Ri-Generazioni.

Le associazioni avevano definito la proposta incompleta e inadeguata, chiedendo di rafforzare le misure e di spingerle verso una maggiore decarbonizzazione.

Vedremo poi come sarà la versione definitiva del Piano.

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