Fiscalità energetica, il paradosso italiano che penalizza l’elettricità

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Famiglie fino a quattro volte più esposte rispetto al gas e imprese con divari ancora maggiori: un'analisi di Ecco Climate propone una revisione del sistema di prelievo per favorire innovazione, competitività e minori importazioni fossili.

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Una delle principali barriere alla transizione energetica in Italia è quella fiscale.

L’attuale struttura di tasse e oneri applicata ai consumi energetici penalizza infatti l’elettricità, il vettore su cui si fondano gran parte delle strategie di decarbonizzazione.

Un aspetto evidenziato, tra gli altri, dal think tank climatico Ecco Climate, nell’ultimo policy briefing “L’elettrificazione interrotta” (link in basso).

L’elettrificazione, spiegano gli analisti, è oggi la soluzione più efficiente per ridurre consumi energetici, emissioni e dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Tuttavia, una parte rilevante dei vantaggi economici derivanti da questa maggiore efficienza viene assorbita da una struttura tariffaria che continua a gravare soprattutto sull’energia elettrica.

Secondo le elaborazioni di Ecco, nel 2024 il costo medio dell’elettricità per i consumatori italiani è stato pari a circa 31 centesimi di euro per kWh. Di questi, circa 15 sono attribuibili alla materia energia, 5 ai servizi di rete e ben 11 a componenti fiscali, oneri di sistema e costi indiretti collegati alle politiche climatiche; cioè, oltre un terzo della bolletta elettrica non dipende dal costo dell’energia in sé.

Nel caso del gas naturale il costo medio è stato invece di circa 10 centesimi per kWh, di cui 3 centesimi riconducibili a fiscalità e oneri.

Da qui emerge un divario paradossale: le famiglie pagano sull’elettricità tasse e oneri quasi 4 volte superiori rispetto al gas.

Per il think tank si tratta della conseguenza di una stratificazione di imposte, oneri e meccanismi di finanziamento delle politiche energetiche accumulatasi nel corso degli anni senza essere adeguatamente aggiornata rispetto agli obiettivi della transizione energetica.

Elettricità tassata fino a quattro volte più del gas

Un tema emerso di recente anche nel dibattito europeo, con la Commissione europea che sta valutando di introdurre misure per imporre ai Paesi membri di abbassare l’aliquota (L’Ue studia un piano per tassare l’elettricità meno del gas).

Secondo le simulazioni degli esperti, un utente domestico che utilizza circa 1.100 mc di gas all’anno sostiene un carico fiscale e parafiscale pari a circa 2,3 centesimi per kWh. Per un consumatore elettrico, invece, il valore oscilla tra 6,2 e 8,7 centesimi per kWh a seconda dei livelli di consumo e della configurazione contrattuale.

Una delle principali anomalie individuate dal rapporto riguarda gli oneri generali di sistema presenti nelle bollette elettriche. In particolare, la componente Asos, che finanzia il sostegno storico alle fonti rinnovabili e ad altri meccanismi incentivanti.

Secondo il think tank, il problema non risiede negli investimenti che hanno consentito la crescita delle energie pulite, ma nel fatto che il relativo costo continui a gravare quasi esclusivamente sui consumatori elettrici. Poiché elettrificazione dei consumi e sviluppo delle rinnovabili sono due processi strettamente collegati, il rapporto sostiene che il finanziamento della transizione dovrebbe essere distribuito in modo più equilibrato tra i diversi vettori energetici.

Il dossier evidenzia inoltre una criticità legata alla struttura delle accise elettriche per le utenze domestiche. L’esenzione prevista sui primi 1.800 kWh annui è limitata alle abitazioni con potenza impegnata fino a 3 kW: secondo gli autori, questo meccanismo rischia di penalizzare proprio le famiglie che decidono di elettrificare i propri consumi installando pompe di calore o piani a induzione, tecnologie che spesso richiedono un aumento della potenza contrattuale.

Pompa di calore: un caso concreto

Gli effetti concreti di questa impostazione emergono in un caso utilizzato da Ecco come esempio: un confronto tra una pompa di calore elettrica e una tradizionale caldaia a gas.

Il caso riguarda un appartamento di 100 mq a Milano, in classe energetica G. Utilizzando una caldaia a gas il fabbisogno energetico annuo per il riscaldamento è pari a circa 13.700 kWh equivalenti. Con una pompa di calore elettrica il consumo scende invece a poco meno di 3.900 kWh all’anno.

L’elettrificazione consente quindi una riduzione dei consumi energetici del 72%, grazie a un’efficienza della pompa di calore fino a quattro volte superiore rispetto a quella della caldaia.

Questo vantaggio, però, si traduce solo parzialmente in un beneficio economico. La spesa annua complessiva per il riscaldamento passa infatti da circa 1.600 € a circa 1.180, con una riduzione del 26%.

La ragione  sta nel peso di tasse e oneri che resta molto più elevato sull’elettricità. Secondo i calcoli del think tank, il costo di fiscalità e oneri associato alla pompa di calore è sui 10,7 centesimi per kWh consumato, contro circa 3,5 centesimi nel caso della caldaia a gas.

Il risultato è che una parte consistente dei benefici derivanti dall’efficienza viene assorbita dal sistema tariffario. Ecco Climate stima che, in presenza di una parità di trattamento fiscale tra i due vettori energetici, il risparmio economico annuale per il consumatore sarebbe superiore di quasi 300 euro rispetto a quello attuale.

Il divario per imprese e trasporti

Il problema non riguarda soltanto le famiglie, ma lo squilibrio diventa ancora più evidente nel settore produttivo.

Nel 2024 i consumi elettrici del comparto non domestico hanno raggiunto circa 229 TWh, mentre quelli di gas hanno superato i 459 TWh. Nell’industria il fabbisogno energetico continua a essere coperto per circa il 55% dal gas e per il 45% dall’elettricità. Nei servizi e nel commercio prevale invece il vettore elettrico, che rappresenta quasi il 60% dei consumi.

Anche in questo caso il sistema fiscale favorisce implicitamente il gas naturale. Le accise applicate all’energia elettrica per le imprese risultano infatti da sette a undici volte superiori rispetto a quelle applicate al gas, a seconda delle fasce di consumo considerate.

Per le piccole e medie imprese il divario complessivo tra tasse e oneri associati ai due vettori può superare addirittura le venti volte. Si tratta di un elemento particolarmente rilevante perché molte Pmi operano in settori dove esistono già oggi soluzioni tecnologiche in grado di sostituire il gas per la produzione di calore a bassa e media temperatura.

Se ne è discusso anche nel webinar Elettrificazione dei processi e recupero del calore: le strade per decarbonizzare l’industria, organizzato da NetZero Milan in collaborazione con QualEnergia.it e trasmesso il 9 giugno scorso.

L’attuale struttura dei costi, osservano gli analisti, allunga i tempi di ritorno degli investimenti e riduce l’attrattività economica di tecnologie che consentirebbero una significativa riduzione dei consumi energetici e delle emissioni.

Un capitolo del rapporto è dedicato anche alla mobilità elettrica. Secondo le elaborazioni, l’energia utilizzata per la ricarica pubblica dei veicoli elettrici sopporta un carico di tasse, oneri e costi Ets circa due volte e mezzo superiore rispetto a quello associato a benzina e diesel.

Nonostante l’auto elettrica continui a beneficiare della maggiore efficienza del motore rispetto a quello endotermico, anche in questo caso l’attuale struttura tariffaria riduce parte dei vantaggi economici dell’elettrificazione dei trasporti.

Il peso complessivo di oneri, accise, Iva e costi Ets ammonta a circa 15,4 centesimi di euro per kWh nel caso della ricarica domestica di un’auto elettrica, contro 8,9 centesimi per la benzina e 8,4 centesimi per il diesel. Il valore sale a oltre 20 centesimi per kWh per chi ricarica prevalentemente in un box privato e sfiora i 22 centesimi per kWh nel caso della ricarica pubblica.

Competitività e sicurezza energetica

La questione va oltre il semplice tema tariffario e investe direttamente la competitività del sistema economico italiano.

Il rapporto ricorda che circa il 95% del gas naturale consumato in Italia e l’89% del petrolio provengono dall’estero. Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili attraverso l’elettrificazione e lo sviluppo delle rinnovabili significherebbe quindi diminuire l’esposizione dell’economia nazionale alla volatilità dei mercati energetici internazionali.

Il policy brief propone di riequilibrare il peso di tasse, oneri ed entrate derivanti dai meccanismi di carbon pricing tra elettricità, gas e carburanti. L’obiettivo non sarebbe ridurre il gettito complessivo dello Stato, ma redistribuirlo in modo più coerente con gli obiettivi della politica energetica.

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