Climatizzatori, impatto sempre più pesante su consumi e povertà energetica

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Nel 2050 il raffrescamento domestico peserà fino al 6% del consumo globale, con raddoppio o triplicazione di consumi ed emissioni rispetto ai livelli attuali.

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Il raffrescamento domestico con condizionatori arriverà a rappresentare circa il 6% della domanda globale di elettricità entro il 2050, con un raddoppio o persino una triplicazione dei consumi e delle emissioni rispetto ai livelli attuali.

Questa previsione emerge da uno studio pubblicato sul Journal of Environmental Economics and Management da un gruppo internazionale guidato da Enrica De Cian, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che ha analizzato i comportamenti e i consumi di circa 700.000 famiglie in 25 Paesi rappresentativi di oltre il 60% della popolazione mondiale e del 70% dei consumi elettrici globali.

Crescita dei consumi e diseguaglianze sociali

Il raffrescamento domestico è già oggi uno dei principali fattori di incremento della domanda elettrica. Una famiglia dotata di condizionatori consuma mediamente il 36% in più di elettricità rispetto a una famiglia che ne è priva, con punte che arrivano al 57% nei giorni più caldi. Questo conferma il ruolo cruciale della temperatura come fattore trainante della domanda energetica, secondo lo studio.

Attualmente, il consumo medio annuo per raffrescamento domestico è pari a 1.610 kilowattora (kWh) per famiglia, ma le proiezioni indicano che nel 2050 tale cifra salirà a 1.869-2.069 kWh, avvicinandosi ai valori oggi registrati negli Stati Uniti, pari a 2.680 kWh per famiglia.

I consumi complessivi legati al raffrescamento domestico passeranno da circa 500 TWh oggi a un intervallo compreso tra 976 e 1.393 TWh nel 2050.

Le diseguaglianze saranno marcate anche sul piano sociale. Per le famiglie a basso reddito nei Paesi in via di sviluppo, la spesa per raffrescamento potrà raggiungere fino all’8% del bilancio domestico complessivo, mentre per le famiglie più abbienti resterà contenuta tra lo 0,2% e il 2,5%.

Questo fenomeno, che gli autori definiscono “povertà da raffrescamento”, aggiunge una nuova dimensione alla tradizionale vulnerabilità energetica legata ai costi di riscaldamento invernale.

Disparità tra regioni e tassi di adozione

Le differenze regionali sono significative e destinate a crescere. Nei Paesi a clima temperato e ad alto reddito, come Giappone, Australia e buona parte dell’Europa settentrionale, il possesso di condizionatori è già elevato ma i consumi vengono moderati da un miglior isolamento edilizio e da apparecchi più efficienti. Tuttavia, l’aumento dei redditi e la maggiore frequenza di ondate di calore porteranno comunque a una diffusione ancora più estesa.

In regioni come Africa e Indonesia, l’aumento medio dei consumi nelle famiglie che adotteranno i condizionatori è stimato intorno al 50%.

Le proiezioni indicano una crescita della quota di famiglie con condizionatore dal 28% attuale al 41-55% entro il 2050. Tuttavia, questa crescita sarà molto disomogenea: nei Paesi africani, ad esempio, la diffusione resterà compresa tra il 9% e il 15%, sottolineando le barriere economiche e infrastrutturali che ostacolano un accesso paritario a questa tecnologia, contribuendo ad accentuare le diseguaglianze tra aree del mondo e gruppi sociali (vedere anche La domanda di aria condizionata è una sfida crescente per i sistemi elettrici mondiali).

Italia: crescita rapida e consumi in aumento

Lo studio fornisce anche dati dettagliati sull’Italia, che evidenziano dinamiche molto significative. Nel 2020 la penetrazione dell’aria condizionata era già relativamente alta, pari al 58,7% delle famiglie italiane, e secondo le proiezioni crescerà ulteriormente, raggiungendo l’81,7% nel 2050 nello scenario moderato e l’88,3% nello scenario estremo.

Il consumo medio annuo per raffrescamento domestico in Italia era pari a 517 kWh per famiglia nel 2020. Questo valore aumenterà fino a 705-834 kWh nel 2050, riflettendo sia la maggiore diffusione degli apparecchi sia l’aumento dei periodi di utilizzo dovuto all’intensificarsi delle ondate di calore.

A livello nazionale, il consumo totale per raffrescamento passerà da 6,6 TWh nel 2020 a un intervallo compreso tra 12,3 e 18,2 TWh nel 2050, mentre le emissioni associate cresceranno da 3,3 milioni di tonnellate di CO2 nel 2020 a 7,3-10,7 milioni di tonnellate nel 2050. In entrambi i casi, si assisterà ad almeno un raddoppio o anche ad una triplicazione dei valori considerati.

Questo quadro mette in evidenza che anche un Paese come l’Italia, collocato in un’area mediterranea con clima relativamente mite, sarà esposto a un aumento significativo dei consumi e delle emissioni legati al raffrescamento, richiedendo misure mirate di efficienza e integrazione di fonti rinnovabili.

Determinanti economici e ruolo dei prezzi

L’adozione dei condizionatori riflette un legame diretto con il reddito familiare e le condizioni climatiche. La ricerca mostra che un aumento dell’1% della spesa complessiva familiare comporta un incremento di circa 0,08 punti percentuali nella probabilità di possederne uno. Parallelamente, ogni aumento di 100 giornate calde (cooling degree days o CDD) comporta un incremento della probabilità di adozione compreso tra 3 e 5 punti percentuali.

Nell’illustrazione, tratta dallo studio, le principali variabili considerate. Nella parte A: diffusione dell’aria condizionata; nella parte B: consumo medio di elettricità delle famiglie; nella parte C: CDD mediani storici; Pannello D: Spesa totale media delle famiglie, per paese.

L’influenza dei prezzi dell’elettricità sul contenimento dei consumi si rivela invece limitata. Anche in contesti caratterizzati da tariffe elevate, l’effetto complessivo è dominato dall’aumento dei redditi e dalle temperature sempre più elevate, spingendo famiglie e individui a dotarsi di sistemi di raffrescamento per garantire condizioni minime di comfort abitativo.

Questo quadro complesso fa emergere un nuovo asse di diseguaglianza: il raffrescamento, da necessità legata al benessere e alla salute, diventa un fattore di differenziazione socioeconomica e geografica a livello globale, secondo lo studio, consultabile dal link in fondo a questo articolo.

Fotovoltaico residenziale come fattore mitigante

Il fotovoltaico domestico appare come una soluzione potenziale per mitigare la crescita dei consumi legati al raffrescamento.

Secondo lo studio, in aree con maggiore produzione fotovoltaica le famiglie mostrano consumi medi inferiori del 25% per il raffrescamento. Questo effetto potrebbe riflettere in parte una maggiore diffusione dell’autoconsumo fotovoltaico che riduce il prelievo netto dalla rete e quindi i consumi fatturati in bolletta, ma anche altri fattori socioeconomici e comportamentali propri di quelle aree.

Questa relazione suggerisce che l’energia solare potrebbe contribuire a ridurre i consumi netti proprio nei periodi in cui la domanda cresce di più, grazie alla coincidenza stagionale tra irraggiamento elevato e uso intensivo dei condizionatori. Tuttavia, gli autori avvertono che queste stime sono soggette a margini di incertezza e richiedono ulteriori approfondimenti empirici per confermare pienamente il potenziale del fotovoltaico domestico come soluzione strutturale.

In prospettiva, il fotovoltaico resta comunque una tecnologia promettente per rispondere all’aumento della domanda energetica in modo economicamente competitivo, sostenibile e più equo, soprattutto se affiancato da politiche adeguate di incentivazione e supporto.

Proiezioni al 2050 e sfide politiche

Come accennato, lo studio prevede che il raffrescamento domestico potrà arrivare a rappresentare circa il 6% della domanda globale di elettricità entro il 2050, con consumi complessivi compresi tra 976 e 1.393 TWh annui e emissioni aggiuntive comprese tra 670 e 956 milioni di tonnellate di CO2. Si tratta di quantità paragonabili alle emissioni complessive annuali di Paesi industrializzati come Germania e Indonesia.

Nei Paesi emergenti come l’India, l’aumento della domanda di raffrescamento potrebbe richiedere un incremento della capacità produttiva nazionale tra il 18% e il 29%, evidenziando la portata delle sfide infrastrutturali e ambientali.

Le politiche pubbliche dovranno quindi affrontare un duplice obiettivo: adattare la società ai cambiamenti climatici, proteggendo la salute pubblica dall’aumento delle temperature estreme, e contemporaneamente mitigare le emissioni legate alla crescente domanda energetica, promuovendo efficienza, rinnovabili e miglioramento edilizio.

Un approccio integrato sarà cruciale per evitare che il raffrescamento diventi un ulteriore fattore di diseguaglianza globale e un ostacolo al processo di decarbonizzazione, conclude lo studio.

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