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Ok della Camera al dl Piano Mattei: una scatola vuota da riempire di gas?

L'Italia si prepara ad adottare il "Piano Mattei" nei rapporti con i Paesi africani, ma al di là della retorica per ora c'è solo una cornice vacua e il governo sembra pensare soprattutto a partnership sul metano.

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Il contenuto del Piano Mattei è “in via di finalizzazione”, fanno sapere da Palazzo Chigi, mentre il decreto-legge che ne fornisce il quadro di applicazione (link in basso) è stato approvato ieri 10 gennaio alla Camera, rendendo effettivo il provvedimento.

Il piano sarà presentato in occasione della conferenza Italia-Africa in programma il prossimo 28-29 gennaio in una location ancora da definire, nel frattempo il governo si è affrettato a definire la cabina di regia che si occuperà della sua attuazione, che ad ora include – oltre alla presidente del Consiglio e al ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani – il vice ministro degli Esteri delegato in materia di cooperazione allo sviluppo, Edmondo Cirielli (FdI), il vice ministro delle Imprese, Valentino Valentini (FI), e la vice ministra dell’Ambiente e della sicurezza, Vannia Gava (Lega).

Ci saranno poi il presidente della Conferenza delle regioni e delle province, Massimiliano Fedriga, il direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, Marco Riccardo Rusconi, il presidente dell’Ice-Agenzia italiana per la promozione all’estero, Matteo Zoppas; seguiranno un rappresentante di Cassa depositi e prestiti, Sace, Simest, i “rappresentanti delle imprese industriali” e della Conferenza dei rettori delle università italiane, rappresentanti della società civile e del terzo settore, di enti pubblici o privati ed esperti nelle materie trattate.

Come evidenziato dal governo nella relazione illustrativa allegata al disegno di legge di conversione, il Piano persegue la costruzione di un nuovo partenariato tra Italia e Stati del Continente africano, mediante la promozione di uno “sviluppo comune, sostenibile e duraturo, nella dimensione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza”.

Si articolerà secondo ambiti di intervento come la cooperazione allo sviluppo, la promozione delle esportazioni e degli investimenti, l’istruzione e la formazione, la salute, la sicurezza alimentare, lo sfruttamento “sostenibile” delle risorse naturali, la tutela dell’ambiente, il potenziamento delle infrastrutture anche digitali, la prevenzione e contrasto dell’immigrazione irregolare e la gestione dei flussi migratori legali, il partenariato nell’aerospazio ed energetico.

Una “scatola vuota”, al momento, come evidenziato da diversi esponenti dell’opposizione, ma destinata – assicurano dal governo – a riempirsi presto. Tra le principali critiche mosse dalle forze antagoniste alla maggioranza c’è la questione del gas, celata dietro lo scudo della “sicurezza energetica nazionale”.

“Le dichiarazioni della presidente Meloni e dell’amministratore delegato di Eni non lasciano dubbi: estrarre tutto il gas fossile possibile e immaginabile, portarlo in Italia dove nel frattempo saremo diventati l’hub del gas, secondo i piani scellerati di questo governo”, accusa Eleonora Evi, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra della Commissione attività produttive, durante la discussione generale del provvedimento.

Uno dei principali motori del Piano è stato l’accordo tra Eni e la società algerina Sonatrach, nel quadro dell’istituzionalizzazione delle forniture di gas garantite all’Italia dal Paese nordafricano, firmato durante il primo viaggio ad Algeri di Meloni.

Già nel 2022 l’Algeria aveva sostituito la Russia diventando il maggior fornitore di gas del nostro Paese. In Libia Eni ha accordi con National Oil Company, in Mozambico è presente con il progetto Coral South, grazie alla scoperta delle vaste risorse di gas dei giacimenti del Bacino di Rovuma.

È importante precisare che questi movimenti nel settore energetico non si traducono automaticamente in un aumento diretto delle importazioni italiane di gas. Eni, infatti, vende il prodotto sul mercato mondiale secondo le proprie logiche di mercato, in accordo con i suoi partner Total e British Petroleum.

Con lo step finale avvenuto ieri alla Camera, il governo si è dato il perimetro di applicazione del Piano: sarà importante restare vigili al momento del vaglio, per capire quanto si tratti di una reale partnership per migliorare i rapporti con i Paesi africani e quanto un lasciapassare per soddisfare la sete nazionale di combustibili fossili.

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