La decisione sui prossimi obiettivi climatici Ue (2035 e 2040) è uno scoglio particolarmente difficile da superare e il Consiglio Ambiente di ieri, 18 settembre, lo ha confermato in pieno.
Tutto è rinviato e riguardo al target 2035 non si è andati più lontano di una semplice dichiarazione di intenti, come era nell’aria in queste settimane, con gli Stati membri divisi sulla questione e nessun accordo in vista nonostante i tentativi di mediazione della presidenza danese.
La dichiarazione, spiega una nota del Consiglio, afferma che l’Ue dovrebbe presentare il suo obiettivo per ridurre le emissioni di CO2 al 2035 prima della conferenza mondiale sul clima che si terrà in Brasile a novembre (Cop 30).
Quindi Bruxelles non discuterà alcun piano ufficiale al vertice sul clima delle Nazioni Unite a New York la prossima settimana, come richiesto dalla presidenza brasiliana della Cop 30.
L’Ue, si spiega più in dettaglio, dovrebbe presentare il suo nuovo NDC (Nationally Determined Contribution, il contributo determinato a livello nazionale previsto dall’accordo di Parigi del 2015) con un obiettivo indicativo per il 2035 compreso tra il 66,25% e il 72,5% di riduzione delle emissioni, rispetto ai livelli del 1990.
Quanto all’obiettivo 2040, il Consiglio Ue non è riuscito a finalizzare la sua posizione, data la spinta contraria di diversi Paesi, tra cui Italia, Germania e Francia.
Se ne riparlerà al Consiglio europeo di ottobre che riunirà i capi di Stato o di governo dell’Ue.
Ricordiamo che la Commissione europea ha presentato all’inizio di luglio la sua proposta per ridurre del 90% le emissioni di CO2 entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere la neutralità climatica nel 2050.
Bruxelles ha incluso alcune opzioni di flessibilità per raggiungere il target, tra cui il ricorso limitato a “crediti internazionali di carbonio”, che consente di finanziare progetti di riduzione delle emissioni in Paesi extra-Ue.
Ma diverse associazioni hanno criticato l’uso di tali crediti, in linea con il parere del Comitato consultivo scientifico europeo sui cambiamenti climatici che si era espresso contro la delocalizzazione di progetti “green”.
Come abbiamo scritto, puntare sui crediti internazionali della CO2 è complesso per diversi motivi, tra cui ad esempio le difficoltà legate alla rendicontazione precisa, obiettiva e certificata delle emissioni evitate.
Il ministro italiano dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha approvato la scelta di rinviare la decisione sul target 2040.
“È fondamentale che si esprimano i capi di Stato e di Governo” sul tema, ha dichiarato. “Spetta ai leader definire il livello di ambizione, così come tutte condizioni abilitanti e le necessarie flessibilità per i propri territori”.
Poi Pichetto ha ribadito il sostegno dell’Italia alla neutralità tecnologica: “Tutte le tecnologie che contribuiscono a ridurre le emissioni devono essere parte della soluzione”, citando rinnovabili, nucleare, stoccaggio, cattura della CO2, geotermia, idroelettrico, biocarburanti sostenibili “e le soluzioni innovative che emergeranno”.
“Chiudere la porta a intere filiere – ha aggiunto – significa condannare l’Europa a rincorrere gli altri attori globali, perdendo competitività e leadership”.
Il ministro ha concluso affermando che “la credibilità delle nostre decisioni passa dalla chiarezza delle scelte che offriamo a cittadini e imprese”, perché “non possiamo chiedere alle nostre imprese di competere a livello globale con regole più rigide e senza adeguati strumenti finanziari, né ai cittadini di sostenere il costo della transizione senza garanzie sull’accessibilità energetica”.





























