Le vendite di auto elettriche tornano a crescere in Italia nei primi mesi del 2025, anche se gli obiettivi al 2030 fissati dal Pniec (Piano nazionale integrato su energia e clima) restano lontani e difficili da raggiungere.
Questo, in estrema sintesi, il focus dello Smart Mobility Report 2025 presentato oggi (9 luglio) dall’Energy&Strategy – School of Management del Politecnico milanese.
E mentre la Commissione europea lancia una consultazione per rivedere il regolamento sulle emissioni delle auto al 2035, aprendo le porte all’uso di carburanti alternativi sintetici (l’intento è “salvare” i motori endotermici e relative filiere industriali), un nuovo studio dell’organizzazione Transport&Environment mostra che puntare sull’elettrico consentirebbe alle case automobilistiche europee di tornare ai massimi livelli produttivi post-crisi del 2008.
Vediamo i segnali contrastanti che arrivano dal settore automotive europeo e, in particolare, italiano, partendo da dati e tendenze dello Smart Mobility Report.
Come va il mercato?
Da gennaio a maggio, si legge nella sintesi del documento, le immatricolazioni mensili di auto a batteria in Europa sono cresciute in media del 21,9%, in Italia del 63,3% con un picco di +92% ad aprile.
Queste cifre per il nostro Paese “potrebbero rappresentare un punto di svolta e derivano non solo da dinamiche commerciali, ma anche da diversi altri fattori, tra cui un’offerta più competitiva e performante, una maggiore consapevolezza degli acquirenti e il progressivo miglioramento della rete di ricarica”.
Tuttavia, gli obiettivi al 2030 restano lontani e per centrarli bisognerebbe immatricolare circa 1 milione di auto elettriche l’anno, mentre al passo attuale, secondo previsioni di scenario, a fine decennio si arriverà ad appena 3,1 milioni di auto elettriche circolanti contro i 6,6 milioni fissati dal Pniec.
Da precisare che i numeri comprendono sia le vetture elettriche “pure” sia quelle ibride plug-in.
Secondo Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy, per stimolare la crescita del mercato delle auto elettriche “sono necessari incentivi stabili e di lungo periodo, con fondi in grado di garantire l’erogazione dei contributi per un arco temporale adeguato, non in modalità stop&go”, come avvenuto finora.
Interessante notare che le auto elettriche prodotte nel mondo nel 2024 sono state 17,3 milioni (+25% rispetto al 2023) grazie principalmente alla Cina con il 70% del totale. L’Unione europea si conferma il secondo polo produttivo con 2,4 milioni di unità.
Per quanto riguarda il mercato, lo scorso anno in Europa si sono immatricolate circa 3 milioni di auto elettriche, di cui due milioni full-electric, in calo del 2,1% rispetto al 2023, con una quota del 22,7% sul totale venduto (0,7% in meno in confronto ai dodici mesi precedenti).
In particolare, nel 2024 in Italia sono state immatricolate circa 119.000 auto a batteria (-13,3% rispetto al 2023); più della metà (55,6%) sono modelli full-electric.
Anche in Italia però i primi cinque mesi del 2025 hanno mostrato un’importante inversione di tendenza, perché da gennaio a maggio sono state vendute circa 73.000 automobili elettriche, contro le 45.000 dell’anno prima (+63,3% su base mensile) e le 58.000 di due anni fa.
Gli ultimi dati diffusi da Motus-E il 1° luglio confermano queste tendenze.
Nei primi sei mesi del 2025 si sono vendute 44.774 vetture elettriche “pure”, in crescita del 29,7% rispetto allo stesso periodo del 2024, con una quota di mercato del 5,2% (3,9% nel semestre gennaio-giugno di un anno fa).
Guardando al solo mese di giugno, le auto elettriche registrate nella Penisola sono 7.974, il 39,8% in meno in confronto allo stesso mese del 2024, “quando tuttavia l’attivazione dell’Ecobonus aveva innescato un’impennata delle immatricolazioni dopo i mesi di stallo che erano seguiti all’annuncio della misura”, segnala l’associazione che promuove la mobilità elettrica nel nostro Paese.
Ora l’attesa per i nuovi incentivi legati all’Isee nella revisione del Pnrr “sta iniziando ad avere un impatto sulla raccolta ordini, con il rischio di una temporanea frenata del mercato”, sottolinea il presidente di Motus-E, Fabio Pressi.
Serve quindi “un’accelerazione dell’iter attuativo per rendere noti in tempi rapidi tutti gli aspetti della misura, chiarendo la platea dei beneficiari e garantendo tempestività nell’accesso alle risorse”.
Il target 2035 può salvare posti di lavoro e filiere
Come anticipato, l’organizzazione ambientalista dei trasporti Transport&Environment (TE) ha diffuso un rapporto in cui sostiene che il comparto automotive europeo potrebbe mantenere i livelli di occupazione, tornando a produrre 16,8 milioni di auto all’anno, pari al picco raggiunto dopo la crisi del 2008.
Ciò a condizione che Bruxelles mantenga intatto l’obiettivo di sole auto a zero emissioni dal 2035 e rafforzi le politiche industriali e di stimolo della domanda, tra cui ad esempio un target per elettrificare le flotte aziendali e misure per sostenere la produzione made in Ue di veicoli e batterie.
In questo scenario, il contributo della filiera automobilistica al Pil europeo aumenterebbe dell’11% nel 2035 rispetto a oggi.
In particolare, lo studio rileva che la perdita di occupati nella produzione di veicoli (e relativi componenti) con motori a combustione interna, potrebbe essere compensata da oltre 100.000 nuovi impieghi nella filiera di batterie entro il 2030 e 120.000 nel settore della ricarica entro il 2035.
L’Ue, infatti, potrebbe produrre fino a 900 GWh di batterie all’anno (attualmente 187 GWh) entro il 2030 se rispettasse i suoi impegni per decarbonizzare i veicoli al 2035.
Secondo Esther Marchetti, Clean Transport Advocacy Manager di TE Italia, “è un momento decisivo per l’industria automobilistica europea, poiché la competizione globale per la leadership nella produzione di auto elettriche, batterie e infrastrutture di ricarica è altissima”.
Mentre l’Italia, insistendo sulla neutralità tecnologica, “manda messaggi confusi alla sua industria, relegando il nostro paese a essere fanalino di coda tra le grandi economie Ue per investimenti in veicoli elettrici, gigafactory, catodi e raffinazione”.
L’Italia registra il minor numero di investimenti pianificati nella produzione di veicoli elettrici, batterie e componenti: appena 570 milioni di euro, a fronte del valore massimo di 28 miliardi della Spagna, come mostra la mappa seguente.
Questo divario, conclude TE, “evidenzia una ridotta capacità di attrazione degli investimenti rispetto agli altri principali mercati europei, attribuibile anche alla mancanza di una strategia definita per la transizione” (si vedano anche le recenti proposte del Libro bianco di Motus-E per rilanciare la mobilità elettrica).
- Studio TE (pdf)




























