I prezzi dell’elettricità e del gas restano troppo alti, mentre la capacità delle aziende europee di competere sui mercati globali è sempre più a rischio.
Un anno dopo la presentazione del suo rapporto sulla competitività Ue, Mario Draghi non risparmia altre le critiche a un’Europa che si trova “in una situazione più difficile”, perché “il nostro modello di crescita sta svanendo” e le “vulnerabilità stanno aumentando”.
Questo il tenore del discorso (pdf) che l’ex presidente della Banca centrale europea ed ex premier italiano ha tenuto il 16 settembre a Bruxelles, in apertura della conferenza di alto livello per esaminare l’attuazione delle raccomandazioni di quel rapporto.
“Accolgo con favore la sua decisione (di Ursula von der Leyen) di porre la competitività al centro, e il programma è ambizioso”, afferma Draghi. “I cittadini e le aziende europee apprezzano la diagnosi, le chiare priorità e i piani d’azione. Ma esprimono anche una crescente frustrazione. Sono delusi dalla lentezza con cui la Ue procede”.
Ue divisa sui target climatici
Intanto l’Unione europea rimane divisa sui prossimi obiettivi climatici.
Come riferisce l’agenzia Euronews, non si è ancora trovato un accordo sul target 2035 per la riduzione delle emissioni, da presentare all’assemblea generale delle Nazioni Unite che inizierà il 23 settembre, in vista del vertice mondiale sul clima in calendario a novembre in Brasile (Cop30).
Analogamente alle divisioni riguardo all’obiettivo per il 2040, manca un’intesa tra gli Stati membri e la presidenza di turno danese del Consiglio Ue sta cercando di mediare una soluzione, che potrebbe sfociare in una “dichiarazione di intenti”, come riporta il sito Politico, anziché in un piano ufficiale.
Si andrebbe quindi verso un target temporaneo e indicativo con una riduzione delle emissioni tra il 66% e il 72,5% al 2035, rispetto ai livelli del 1990, con l’intento di fissare in seguito un obiettivo definitivo.
Draghi su prezzi, competitività e decarbonizzazione
Tornando a Draghi, nel suo discorso evidenzia che “i prezzi del gas naturale nell’Ue sono ancora quasi quattro volte superiori a quelli degli Stati Uniti” e che “i prezzi dell’energia elettrica industriale sono in media più del doppio”.
“Se questo divario non si riduce, la transizione verso un’economia ad alta tecnologia si bloccherà”, sottolinea, citando come esempio lo sviluppo dei data center e dell’intelligenza artificiale.
La Commissione, ricorda Draghi, “ha lanciato il suo Clean Industrial Deal e il Piano d’azione per un’energia accessibile, entrambi in linea con l’agenda del rapporto. Ma il passo principale finora è stato quello di allentare le norme sugli aiuti di Stato, in modo che gli Stati membri possano sovvenzionare i prezzi”.
Questa mossa “potrebbe offrire un sollievo temporaneo” ma “non risolve le ragioni strutturali per cui l’energia in Europa è così costosa”.
Tra queste ragioni, Draghi menziona “un sistema di prezzi in cui il gas continua a determinare il prezzo di mercato dell’elettricità per la maggior parte del tempo, nonostante l’espansione delle energie rinnovabili”, oltre a “tariffe e tasse elevate”.
La decarbonizzazione, aggiunge, “è la migliore strada a lungo termine per l’Europa per raggiungere l’indipendenza energetica”. Tuttavia, “richiede investimenti molto più rapidi per far funzionare un sistema basato sulle energie rinnovabili: nelle reti, negli interconnettori e nella generazione di base pulita come il nucleare”.
Il pacchetto sulle reti previsto per la fine del 2025 e l’aumento di bilancio proposto per i collegamenti transfrontalieri, “rappresentano passi avanti”.
Allo stesso tempo, prosegue Draghi, “dobbiamo essere realistici: queste misure non ridurranno rapidamente i prezzi dell’energia. Ecco perché dobbiamo agire sulle leve che possono fornire un sollievo più rapido. Due in particolare: migliorare il funzionamento dei mercati del gas e allentare la presa del gas sui prezzi dell’elettricità”.
Si cita poi l’impegno Ue di acquistare fino a 750 mld $ in prodotti energetici statunitensi: “Qualunque siano le condizioni di tale accordo, dovrebbe essere considerato un’opportunità per riorganizzare le nostre modalità di acquisto del gas”. Da marzo, rimarca Draghi, “il Gnl immesso in Europa è costato dal 60 al 90% in più rispetto a quanto lo stesso gas sarebbe costato negli Stati Uniti, anche tenendo conto della logistica e della rigassificazione”.
Tra i possibili rimedi, gli acquisti collettivi dell’Ue, “potrebbero certamente ridurre questo divario rafforzando il nostro potere contrattuale, riducendo i margini degli intermediari e proteggendoci dalla volatilità dei mercati spot”.
Necessario anche disaccoppiare i prezzi delle rinnovabili e del nucleare dalla produzione dei combustibili fossili (gas in primis), ampliando l’uso di PPA e contratti per differenza bidirezionali (CfD) tra produttori e consumatori.
Non manca una digressione sul settore automobilistico, i cui “obiettivi si basano su presupposti che non sono più validi”. Difatti, “la scadenza del 2035 per le emissioni zero avrebbe dovuto innescare un circolo virtuoso: obiettivi fermi avrebbero stimolato gli investimenti nelle infrastrutture di ricarica, fatto crescere il mercato interno, stimolato l’innovazione in Europa e reso i modelli di veicoli elettrici più economici”. Ma ciò non è avvenuto e l’innovazione europea è rimasta indietro.
“In effetti, il parco auto europeo di 250 milioni di veicoli sta invecchiando e le emissioni sono appena diminuite negli ultimi anni”, precisa Draghi.
Pertanto, anche lui sostiene che “la prossima revisione del regolamento sulle emissioni di CO2 dovrebbe seguire un approccio tecnologicamente neutrale e fare il punto sugli sviluppi del mercato e tecnologici”.
Il discorso di Ursula von der Leyen
Nel suo discorso di apertura alla conferenza del 16 settembre sul rapporto Draghi, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, riconosce che “i nostri prezzi dell’energia rimangono ancora troppo alti, troppo volatili e troppo disparati in Europa”.
“In alcuni Stati membri, l’elettricità costa tre volte di più che in altri”, spiega von der Leyen, “e molti picchi di prezzo potrebbero essere evitati se l’energia fluisse più liberamente dove serve”.
Tuttavia, “le reti nazionali non sono ancora ben integrate” e ora “abbiamo iniziato ad affrontare questo problema”, ricordando che la scorsa settimana il Parlamento europeo ha approvato la proposta di utilizzare i Fondi di coesione per potenziare le infrastrutture energetiche.
Inoltre, “proporremo un pacchetto reti e una nuova iniziativa per le autostrade dell’energia”, che “si concentrerà su otto colli di bottiglia critici nelle nostre infrastrutture energetiche”.
Diversi punti del suo intervento ricalcano da vicino il discorso sullo Stato dell’Unione, in cui si è soffermata sulla revisione del target 2035 per le auto, sulla necessità di investire non solo nelle rinnovabili ma anche nel nucleare, sulle varie misure per rilanciare la competitività delle industrie europee.
Come abbiamo scritto, sulla carta la presidente vorrebbe mantenere la rotta del Green Deal, ma le tante spinte dalle forze politiche di destra hanno portato Bruxelles ad ammorbidire la legislazione pro-ambiente, in nome della “semplificazione” richiesta da diversi settori economici (industrie, agricoltori…).
Il problema, scrive infine Politico, sembra essere il “peso” che la relazione Draghi ha in questo momento, perché a differenza delle consuete strategie della Commissione, questa è stata richiesta al più alto livello politico e inserita nelle lettere di incarico dei Commissari, all’inizio del secondo mandato di Ursula von der Leyen.
In definitiva, può diventare un metro per valutare l’azione stessa della Commissione e può evidenziarne le incertezze e gli eventuali fallimenti.


























