Nuovo decreto Superbonus, le reazioni e cosa prevede

I commenti degli operatori del settore edile alla stretta del governo su cessione del credito e sconto in fattura, con il riepilogo delle misure previste dal provvedimento.

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La nuova stretta del governo sui bonus edilizi arrivata con il decreto approvato martedì 26 marzo, che impone lo stop totale a cessione del credito e sconto in fattura, ha suscitato reazioni molto negative da parte degli operatori del settore edile.

Le preoccupazioni riguardano soprattutto i lavori nelle aree terremotate, le riqualificazioni degli immobili del terzo settore e gli interventi volti a rimuovere le barriere architettoniche.

Le reazioni

Secondo il presidente di Rete Irene (network di imprese specializzate nella riqualificazione energetica degli edifici), Manuel Castoldi, il provvedimento “ha creato un’ondata di preoccupazione sia in tutta la filiera degli operatori, sia tra i committenti degli interventi che non sanno se e quando i lavori potranno riprendere”.

Tra questi ultimi, figurano “i soggetti del terzo settore che hanno bisogno degli incentivi fiscali per riqualificare le loro strutture: si tratta di associazioni che assolvono ad un essenziale compito sociale, e che adesso non possono più contenere i loro consumi energetici o rendere più salubri i loro spazi attraverso la riqualificazione edilizia”.

Rete Irene, precisa poi Castoldi, “continua a chiedere che sia abbandonata la logica della decretazione d’urgenza e che si risponda alle esigenze del bilancio pubblico e del settore con politiche stabili nel medio e lungo periodo”.

Anche i Consigli nazionali degli Ingegneri e degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, insieme alla Fondazione Inarcassa, “considerano particolarmente grave questa decisione del Governo”.

“Immaginare di completare la ricostruzione delle aree terremotate in tempi rapidi e senza l’utilizzo di fondi pubblici – dichiarano – è puramente utopistico. […] Per questo chiediamo un ripensamento e che le agevolazioni fiscali siano mantenute almeno limitatamente alle aree colpite dal sisma”.

Mentre Confabitare (l’associazione dei proprietari immobiliari), per voce del suo presidente nazionale Alberto Zanni, afferma che “non è corretto paragonare il bonus barriere architettoniche ad altri bonus edilizi, perché quest’ultimo è un beneficio sociale fondamentale per coloro che affrontano difficoltà economiche nell’accesso all’abitazione”.

Cosa prevede il decreto

Il decreto impedisce del tutto di usare cessione del credito e sconto in fattura, per gli interventi successivi all’entrata in vigore delle nuove norme, per quanto riguarda tutti i bonus edilizi (compreso quindi il bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche e il recupero degli edifici nelle aree sismiche con Superbonus al 110%).

In sostanza, il testo elimina le poche eccezioni che ancora consentivano di utilizzare le modalità alternative alla detrazione diretta Irpef – cessione e sconto – per fruire delle agevolazioni fiscali in edilizia:

  • rimozione delle barriere architettoniche (bonus 75%, con esclusione di porte, finestre e automazione degli impianti);
  • interventi di ricostruzione post sismica nelle aree terremotate (per i quali il Superbonus 110% è in vigore fino al 31 dicembre 2025);
  • interventi sugli edifici di edilizia popolare e appartenenti alle Onlus, per Iacp costituiti entro il 17 febbraio 2023.

Ora, come detto, il decreto cancella la possibilità di scegliere la cessione del credito o lo sconto in fattura per i lavori sopra menzionati; sono fatti salvi gli interventi per i quali i titoli abilitativi (Cila o permesso di costruire), o le prove che dimostrano l’avvio dei lavori o le delibere assembleari, siano precedenti all’entrata in vigore del decreto.

Di seguito le altre misure previste dal decreto:

  • comunicazione aggiuntiva (per tutti i cantieri, nuovi e in corso) con una serie di informazioni su dati catastali e spese sostenute/da sostenere; prevista una sanzione fino a 10mila euro in caso di omessa trasmissione delle informazioni relative agli interventi già avviati;
  • eliminazione della remissione in bonis, cioè la possibilità per il contribuente in ritardo di presentare la documentazione necessaria per accedere ai bonus edilizi con il pagamento di una piccola sanzione, entro il 15 ottobre 2024; il termine ultimo per caricare la documentazione resta il 4 aprile 2024;
  • sospensione, fino a concorrenza di quanto dovuto, della possibilità di usare i crediti d’imposta relativi ai bonus edilizi, in presenza di debiti superiori a 10mila euro nei confronti dell’Erario, per i quali sia già decorso il trentesimo giorno dalla scadenza dei termini di pagamento e non siano in essere provvedimenti di sospensione o sia intervenuta decadenza dalla rateazione;
  • misure antifrode in materia di cessione dei crediti ACE (ridotta a una la possibilità di cessione del credito, estesa la responsabilità solidale del cessionario alle ipotesi di concorso nella violazione, ampliati i controlli preventivi).

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