Il reattore francese di Flamanville 3 costerà 300 milioni di euro in più del previsto e il carico di combustibile è stato posticipato di sei mesi, a fine 2023.

La causa starebbe in alcune saldature difettose, che verranno riparate entro la fine di agosto anziché entro la fine di aprile, come previsto in precedenza.

L’annuncio è arrivato oggi da Edf e segna l’ennesima battuta d’arresto per un progetto già in ritardo di oltre un decennio.

Il preventivo per il reattore Epr da 1600 MWe è così salito a 12,7 miliardi di euro, cioè quattro volte la prima stima effettuata nel 2004.

Una storia molto simile a quella dell’unico altro reattore con questa tecnologia di nucleare di terza generazione realizzato in Europa, la terza unità della centrale di Olkiluoto, in Finlandia, finita con un ritardo di 12 anni (che abbiamo ricordato solo ieri, parlando dei nuovi programmi atomici francesi e della fascinazione per il nucleare di molti in Italia).

Il reattore finlandese è stato, infatti, avviato solo lo scorso 21 dicembre 2021, mentre quando lo si è iniziato a costruire, nel 2005, si prevedeva di accenderlo nel 2009. E si stima sia costato circa 12 miliardi di euro, rispetto ai 3,2 miliardi preventivati all’apertura del cantiere.

Notizie non esaltanti peraltro arrivano anche dall’unica altra centrale al mondo che ospita reattori Epr (gli stessi che il governo Berlusconi avrebbe voluto per l’Italia), Taishan in Cina: nella sua dichiarazione di mercoledì, Edf ha affermato che le ispezioni su una delle due unità, “Taishan 1”, hanno mostrato “l’usura meccanica di alcuni componenti”, che era già stata osservata su dei suoi reattori francesi.

“Taishan mostra che ci sono alcune correzioni, alcuni adattamenti da apportare, ma non mette in alcun modo in discussione l’Epr”, ha detto in conferenza stampa il capo dei nuovi progetti nucleari dell’Edf Xavier Ursat.