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Il grande potenziale dell’eolico offshore galleggiante in Italia

Potenzialità, previsioni di installazione e colli di bottiglia per la tecnologia eolica flottante in uno studio condotto da The European House-Ambrosetti.

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Viste le caratteristiche morfologiche e la conformazione dei suoi fondali, l’Italia dovrebbe dare spazio all’enorme potenziale di sviluppo dell’eolico offshore galleggiante.

Il nostro Paese al momento è fermo a soli 30 MW eolici offshore installati in un singolo parco vicino alla costa. Eppure le stime del Politecnico di Torino parlano di un potenziale addirittura di 207,3 GW, concentrato principalmente tra Sardegna, Sicilia e Puglia.

Il possibile contributo dell’eolico offshore galleggiante al processo di decarbonizzazione nazionale è analizzato in uno Studio Strategico della Floating Offshore Wind Community dal titolo “Eolico Offshore Galleggiante: Opportunità nel Percorso di Decarbonizzazione e Ricadute industriali per l’Italia” (link in basso), condotto da The European House – Ambrosetti in collaborazione con una serie di aziende interessate alla filiera: Renantis, BlueFloat Energy, Fincantieri e Acciaierie d’Italia.

Un enorme potenziale da sfruttare

Secondo l’indagine il nostro Paese potrebbe ambire a una posizione di leadership grazie a una già affermata filiera industriale nei settori della siderurgia e della navalmeccanica. Inoltre, l’eolico offshore galleggiante, più efficiente e con un più basso impatto ambientale, potrebbe avere ricadute positive sul territorio, sull’economia e occupazione.

Nello scenario di decarbonizzazione della “Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra” (pdf), pubblicata nel 2021 dall’allora ministero dell’Ambiente, si prevede che la produzione di energia elettrica nazionale al 2050 sarà più che raddoppiata rispetto a quella attuale (600-700 TWh vs. 260 nel 2023), con le rinnovabili che contribuiranno tra il 95 e il 100% della generazione elettrica totale.

L’eolico sarà dunque fondamentale: rappresenterà circa il 23% dell’elettricità totale generata (era al 9,1% della produzione eletrica nazionale nel 2023), e il 10% arriverà dall’offshore. Questo obiettivo richiede però l’installazione di almeno 20 GW di eolico galleggiante a metà secolo. Una potenza che, secondo lo studio, potrebbe anche essere superata in virtù del potenziale nazionale.

Dalle analisi della Wind Community emerge come questa tecnologia sia una soluzione percorribile per aumentare la potenza di rinnovabili, garantendo un impatto ambientale inferiore rispetto a quello dell’energia elettrica attualmente immessa nella rete italiana. Inoltre, non presentando una superficie interrata, le turbine galleggianti hanno minori impatti sui fondali, con minori conseguenze sugli habitat marini.

L’eolico offshore galleggiante può essere installato in acque profonde e la notevole distanza dalla costa renderebbe le turbine poco visibili, riducendo così l’opposizione locale e consentendo di intercettare venti più forti con un aumento della produttività anche del 50% rispetto a un parco eolico onshore (mappa qui sotto).

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Il settore si scontra però con alcune criticità, come la mancanza di un quadro normativo e regolatorio stabile a lungo termine, indispensabile per abilitare i nuovi investimenti e velocizzare gli iter autorizzativi (per realizzare l’unico impianto italiano, quello di Taranto, ci sono voluti 14 anni). Mancano poi degli accordi bilaterali con i Paesi confinanti e ci sono notevoli difficoltà ad attrezzare i porti per l’offshore con cantieri e logistica adeguati. Per non parlare degli elevati costi di realizzazione.

Benefici economici ed occupazionali

Lo studio rimarca, come detto, che l’eolico offshore galleggiante avrebbe ricadute positive anche sul territorio, contribuindo all’economia e all’occupazione, creando valore per le comunità ospitanti. Verrebbero attivati cinque settori chiave dell’economia italiana: materiali da costruzione, prodotti in metallo, meccanica avanzata, cantieristica, apparecchiature elettriche; comparti in cui il nostro Paese è leader, con un giro d’affari totale di oltre 255 miliardi di euro e 1,3 milioni di occupati.

Con l’analisi dei dati Istat, The European House – Ambrosetti ha stimato che lo sviluppo di una filiera nazionale per la realizzazione dell’eolico offshore galleggiante sarebbe in grado di generare un impatto diretto, indiretto e indotto rilevante, stimabile in un valore totale di circa 2,9 miliardi di euro per GW installato.

Dal punto di vista occupazionale, realizzare gli obiettivi di eolico offshore galleggiante in Italia potrebbe garantire un aumento di occupazione tra 71mila e 119mila FTE al 2030 (Full Time Equivalent, unità ottenuta dividendo le ore lavorate medie di un lavoratore rispetto al numero di ore lavorate medie di un lavoratore a tempo pieno, ndr)  e tra 527mila e 680mila FTE al 2050. In altri termini, nell’ipotesi di realizzare 20 GW al 2050, si potrebbero generare circa 27mila nuovi occupati in Italia.

Alcuni passi da fare

Per sfruttare appieno il potenziale di questa risorsa, la Community propone alcune soluzioni, come accelerare l’attuazione della Pianificazione dello spazio marittimo e facilitare un meccanismo decentralizzato per la rapida identificazione di siti eolici offshore adatti allo sviluppo di grandi progetti. I committenti dello studio per sbloccare i meccanismi di incentivazione richiedono la pubblicazione del decreto definitivo FER 2, che punta molto sull’eolico offshore, con 3,8 GW da realizzare.

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La diffusione dell’eolico offshore galleggiante in Italia dipenderà anche dalla capacità della rete di trasportare l’elettricità da Sud a Nord, anche se, nel suo ultimo Piano di Sviluppo, Terna ha previsto circa 21 miliardi di euro di investimenti da qui ai prossimi 10 anni. Tra i progetti in cantiere sono previste 5 nuove dorsali elettriche che permetteranno di raddoppiare l’attuale capacità di scambio tra le zone di mercato a oltre 30 GW (contro i circa 16 GW attuali). Le richieste di connessione si concentrano nel Mezzogiorno, ma l’Italia settentrionale è il primo centro di consumo in Italia.

Le attuali limitazioni infrastrutturali della rete elettrica limiterebbero il potenziale dell’eolico offshore galleggiante in Italia a un massimo di 8,5 GW, motivo per cui lo sviluppo di questa tecnologie dovrà seguire quello dell’infrastruttura elettrica, oltre che alla disponibilità di sistemi di accumulo.

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