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Gas, nucleare, biomasse: la tassonomia Ue degli investimenti verdi è una pentola che bolle

Le posizioni in campo, il ruolo non ancora pervenuto del governo italiano, le sfide per il Green Deal europeo.

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Alcuni Paesi vogliono più gas ma altri ne vogliono meno, alcuni Paesi vogliono più nucleare ma altri ne vogliono meno, alcuni Paesi vogliono più biomasse ma altri ne vogliono meno: il dibattito europeo sulla tassonomia degli investimenti verdi sembra chiuso in un circolo senza uscita.

E il governo italiano, finora, non ha chiarito da che parte sta.

Perché si sta parlando tanto di tassonomia, e a cosa fa riferimento questa parola?

In pratica, la tassonomia è la classificazione che permette di distinguere le attività economiche in base al loro impatto ambientale e, di conseguenza, di indirizzare gli investimenti verso progetti in grado di ridurre le emissioni di CO2.

Come spiega il think tank italiano specializzato sui temi energetici e ambientali ECCO, la Commissione Ue sta decidendo quali tecnologie includere nella tassonomia: al momento non è previsto che siano inclusi gas e nucleare, ma ci sono forti pressioni in senso contrario, da parte di alcuni Stati membri.

Ricordiamo che a ottobre dieci Paesi, guidati dalla Francia (gli altri sono: Romania, Repubblica Ceca, Finlandia, Slovacchia, Croazia, Slovenia, Bulgaria, Polonia, Ungheria), hanno chiesto alla Commissione Ue di includere gli impianti atomici nella tassonomia.

Mentre alla Cop 26 di Glasgow il fronte dei cinque (Germania, Danimarca, Lussemburgo, Portogallo, Austria) ha siglato una dichiarazione congiunta contro le ipotesi di sviluppare ulteriormente il nucleare attraverso il Green Deal.

Il nucleare, osservano i firmatari, è incompatibile con il principio di non fare danni significativi (do no significant harm), sancito nella tassonomia sugli investimenti sostenibili sotto il profilo ambientale.

Secondo ECCO, “una tassonomia che include gas e nucleare, e che quindi non definisce le tecnologie green in maniera chiara e univoca, diventa uno strumento inutile, superato già dagli impegni dei singoli attori finanziari”, oltre a minare la credibilità europea come leader della transizione energetica con il Green Deal.

È bene precisare che escludere gas e atomo dalla tassonomia non significa impedire del tutto gli investimenti in queste attività, che sarebbero sempre possibili utilizzando altri fondi e meccanismi europei di sostegno e finanziamento.

Il governo italiano, sottolinea il think tank, non ha ancora espresso una posizione chiara.

La nostra dipendenza dalle forniture di gas per il mix energetico è il maggiore freno a una netta opposizione al blocco pro-gas e nuclearista.

Il dibattito ferve anche in Germania, dove socialdemocratici, liberali e verdi stanno provando a definire una comune agenda politica per un governo a tre nella coalizione cosidetta “semaforo”, dai colori tradizionali dei tre partiti: rosso, giallo, verde.

Ma le spaccature non hanno tardato a farsi notare, con il partito socialdemocratico (SPD) favorevole a inserire il gas nella tassonomia per accelerare la fuoriuscita dal carbone, mentre i Verdi sono fermamente contrari a considerare il gas come un combustibile “di transizione” ai sensi della classificazione green degli investimenti, perché puntano tutto sulle fonti rinnovabili.

Intanto il governo austriaco, riferisce Euractiv, si è detto pronto a contestare davanti alla Corte di giustizia europea una eventuale decisione di Bruxelles di includere il nucleare nella tassonomia.

Secondo la ministra austriaca per la protezione del clima, Leonore Gewessler, non ci sono le basi legali per comprendere i reattori atomici nella classificazione green, perché il nucleare ha vari problemi di sicurezza, legati soprattutto alla presenza di rifiuti radioattivi e alle difficoltà del loro stoccaggio.

Altro tema spinoso riguarda il ruolo futuro delle biomasse.

Qui è la Finlandia a opporsi alla attuale proposta di tassonomia della Commissione Ue.

Il governo finlandese, in una nota, evidenzia che alcuni aspetti dei criteri tecnici per la gestione delle foreste sono difficili da interpretare, ambigui e aperti a diverse interpretazioni, con la conseguenza che potrebbe essere più difficile accedere ai fondi per gli investimenti forestali.

Euractiv ricorda che il settore forestale fa il 20% delle esportazioni finlandesi, quindi per Helsinki è di fondamentale importanza che la tassonomia non rappresenti un freno alle attività economiche ed energetiche che ruotano intorno alla selvicoltura e alle sua vaste risorse naturali.

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