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Fine del mercato tutelato, le ultime novità varate dal governo

Il Consiglio dei ministri del 5 dicembre ha introdotto alcuni meccanismi per agevolare il passaggio delle famiglie italiane dal mercato tutelato a quello libero, integrando le misure del dl Energia.

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Il passaggio dal mercato tutelato dell’energia a quello libero nel 2024 è ormai cosa fatta: ieri, 5 dicembre, il Consiglio dei ministri ha approvato una tranche di modifiche e integrazioni al dl Energia, che aveva avuto il via libera nel Cdm del 27 novembre – durante il quale si era stabilito di non applicare ulteriori proroghe alle tutele – intervenendo sugli effetti che questa rivoluzione avrà sulle famiglie italiane.

Una decisione in linea con le disposizioni europee e che fa parte delle misure necessarie per l’incasso della terza rata del Pnrr. Prima le bollette del gas (da gennaio) e poi quelle della luce (da aprile) passeranno quindi al mercato libero: per oliare questa transizione il governo ha disposto una “campagna informativa” rivolta a tutte le famiglie interessate e un monitoraggio dei nuovi prezzi applicati.

Attualmente sono circa 9 milioni le utenze domestiche che si appoggiano su forniture di luce elettrica in regime di maggior tutela, destinate a scomparire il 1° aprile 2024. Per metà di questa platea, 4,5 milioni di famiglie considerate “vulnerabili”, sarà possibile continuare a usufruire di energia elettrica a prezzi calmierati anche dopo la scadenza: il dl Energia prevede che attraverso una procedura pubblica gestita da Arera venga individuato un fornitore che subentri con l’obbligo di mantenere prezzi calmierati “anche all’indomani della definitiva cessazione del regime del mercato tutelato”.

Ricordiamo che sono considerati “vulnerabili” gli over 75, chi usufruisce di strumenti di sostegno economico come ad esempio il bonus sociale, chi ha una disabilità e ha diritto alla 104, ma anche chi vive in una zona interessata da calamità naturali, chi vive in isole minori non interconnesse e chi versa in gravi condizioni di salute ed è costretto a utilizzare apparecchi medico-terapeutici salvavita.

Tutti gli altri invece dovranno decidere se conservare l’operatore corrente, ma con un contratto diverso, oppure rivolgersi ad altri venditori. Se non faranno nessuna delle due cose, per il gas ci sarà un trasferimento automatico a una fornitura “placet” con lo stesso venditore (in un regime tariffario diverso), mentre per l’elettricità gli utenti uscenti dal mercato tutelato entrano automaticamente per tre anni (o finché non scelgono un nuovo venditore) nel Servizio a tutele graduali (Stg), le cui assegnazioni tramite asta inizieranno l’11 dicembre e verranno rese pubbliche il 10 gennaio.

Interessante notare come la nota di Palazzo Chigi diffusa ieri (link in basso), non faccia riferimento a questo passaggio, che aveva creato alcune discrepanze con la Commissione europea.

Tra le integrazioni approvate ieri dal governo c’è inoltre l’introduzione di semplificazioni relative al trasferimento della domiciliazione bancaria per il pagamento delle bollette, di cui viene prevista l’emissione con cadenza necessariamente bimestrale, “ferma restando la libertà dell’utente di scegliere un fornitore diverso da quello assegnato all’esito delle procedure competitive e una differente modalità di pagamento”.

La nota di Palazzo Chigi parla anche di rafforzare “strumenti per prevenire ingiustificati aumenti dei prezzi”. L’opera di controllo del costo dell’energia sarà in capo ad Arera, in collaborazione con il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e coinvolgerà anche le associazioni dei consumatori “maggiormente rappresentative”.

Come reagirà il mercato energetico italiano a questa importante rivoluzione è tutto da scoprire ma la preoccupazione di molti analisti è che almeno all’inizio ci sia un sensibile aumento in bolletta per gli utenti. Secondo la CGIA di Mestre, 2,2 milioni di famiglie italiane nel 2021 versavano in condizioni di povertà energetica, ovvero con difficoltà a pagare le bollette di luce e gas mantenendo livelli di consumo adeguati alle proprie esigenze, ma secondo il Banco dell’energia, nel 2024 questa platea potrebbe allargarsi fino a 3,1 milioni di nuclei.

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