L’energia nel 21esimo pacchetto di sanzioni Ue alla Russia

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Bruxelles congela il tetto al prezzo del petrolio, amplia la stretta su flotta ombra, raffinerie e Gnl, ma lascia ancora fuori il nucleare.

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L’Unione europea ha pubblicato ieri, 23 luglio, il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, rafforzando soprattutto la pressione sulla filiera petrolifera, sulla cosiddetta “flotta ombra” e sulle infrastrutture utilizzate per esportare combustibili.

Il Consiglio Ue ha approvato le nuove misure con l’obiettivo di ridurre ulteriormente le entrate con cui Mosca finanzia la guerra in Ucraina. Per il settore energetico la novità principale riguarda il congelamento del meccanismo automatico di revisione del price cap sul greggio russo.

L’Ue ha sospeso fino al 15 luglio 2027 il meccanismo automatico di adeguamento del tetto al prezzo del greggio russo trasportato via mare. Il price cap, introdotto alla fine del 2022, vieta agli operatori europei di fornire trasporto marittimo, assicurazioni, finanziamenti e altri servizi collegati se il carico è acquistato a un prezzo oltre il limite stabilito. Dal 1° febbraio 2026 il tetto è pari a 44,10 dollari al barile.

Il meccanismo introdotto con il diciottesimo pacchetto di sanzioni prevedeva un aggiornamento ogni sei mesi, mantenendo il limite inferiore del 15% rispetto al prezzo medio del greggio russo Urals (la principale qualità di petrolio esportata dalla Russia, ndr) nelle precedenti 22 settimane.

Tuttavia, la chiusura dello Stretto di Hormuz e il conseguente aumento delle quotazioni avrebbero potuto determinare un adeguamento al rialzo, consentendo alla Russia di incassare di più. Bruxelles ha quindi congelato il valore attuale, prevedendo una verifica intermedia sulla necessità e proporzionalità della sospensione.

Il pacchetto aggiunge poi 41 unità alle 632 navi della flotta ombra già sanzionate. Le restrizioni vengono estese anche alle imbarcazioni che sostengono questa rete, per esempio attraverso il bunkeraggio, cioè il rifornimento di carburante alle navi, effettuato in porto o direttamente in mare.

Bruxelles ha inoltre sanzionato otto società e una persona attive nell’ecosistema della flotta ombra, incluse delle imprese che operano per conto delle maggiori compagnie petrolifere russe e, per la prima volta, un’agenzia che fornisce gli equipaggi. L’obiettivo è intervenire, oltre che sulle petroliere, anche sulla rete di servizi e intermediari che consente loro di continuare a operare.

Raffinerie, trader e infrastrutture

Le nuove misure interessano 18 società e una persona del comparto petrolifero, comprese tre raffinerie russe e una grande raffineria bielorussa. Il nuovo quadro consente inoltre all’Ue di vietare le transazioni con raffinerie russe o di Paesi terzi che lavorano greggio e derivati di origine russa.

Un divieto specifico riguarderà la raffineria georgiana di Kulevi, che commercia e trasforma petrolio russo. La misura entrerà in vigore dopo sei mesi, per concedere all’impianto il tempo di diversificare gli approvvigionamenti. Sono stati aggiunti anche cinque trader accusati di contribuire all’elusione dei divieti europei, oltre a due porti, quattro aeroporti e un importante fornitore energetico transfrontaliero.

Sul gas naturale liquefatto il pacchetto introduce l’obbligo di notificare la vendita di metaniere a Paesi terzi. Entro tre mesi la Commissione dovrà valutare se proporre un divieto totale di vendita di queste navi alla Russia. Sono previsti anche obblighi contrattuali per ridurre il rischio che vengano successivamente rivendute o impiegate nel Paese.

Il compromesso tra gli Stati membri prevede però una deroga temporanea, valida un anno e rinnovabile, per il trasferimento di Gnl russo verso Paesi terzi e per gli acquisti collegati a queste operazioni. L’esenzione sarà sottoposta a limiti quantitativi e obblighi di rendicontazione. Secondo la Commissione, nel 2025 i pagamenti europei alla Russia per l’energia erano inferiori dell’85% rispetto al 2021.

Il nucleare resta fuori

Il ventunesimo pacchetto non introduce restrizioni contro Rosatom e la filiera nucleare russa. La questione è stata sollevata recentemente anche dal ministero federale dell’Ambiente tedesco, secondo cui il problema dovrebbe essere affrontato a livello europeo, con misure analoghe a quelle adottate per petrolio e gas.

Il riferimento è alla collaborazione tra Framatome e Rosatom nello stabilimento di Lingen, in Bassa Sassonia, per produrre combustibile destinato a reattori di progettazione sovietica. Berlino ha espresso forti riserve, ma al momento non esiste tra gli Stati membri una maggioranza favorevole a sanzionare il settore atomico russo.

Secondo George Voloshin, esperto di sanzioni e criminalità finanziaria per l’Acams, associazione internazionale specializzata in antiriciclaggio, il nuovo pacchetto amplia strumenti già utilizzati dal 2022 senza introdurre categorie di restrizioni realmente nuove. Dopo venti tornate, sostiene Voloshin, Bruxelles starebbe ormai intervenendo soprattutto “ai margini”, mentre l’efficacia aggiuntiva di ogni pacchetto tende a ridursi nonostante l’aumento dei soggetti inseriti nelle liste.

Voloshin considera più interessante ciò che è stato escluso dalle nuove sanzioni, cioè il divieto generale per gli operatori europei di trasportare o commercializzare Gnl russo verso Paesi terzi, rimosso dopo l’opposizione della Grecia.

Duro anche il giudizio di Isaac Levi, analista del Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea), che durante il negoziato ha accusato la Grecia di difendere gli interessi dell’industria marittima nazionale. Secondo i dati Crea rilanciati da Levi, dall’inizio dell’invasione le navi controllate da società greche hanno trasportato combustibili fossili russi per circa 248 miliardi di euro; nel primo semestre 2026 hanno movimentato il 45% dei prodotti petroliferi russi trasportati via mare e, dall’inizio della guerra, circa il 27% del Gnl russo.

Sul nucleare, il KSE Institute, centro studi ucraino della Kyiv School of Economics, ha ricordato in un post su Linkedin che le possibili sanzioni contro Rosatom erano state tra i temi discussi nell’incontro dell’8 luglio con David O’Sullivan, inviato speciale dell’Ue per l’attuazione delle sanzioni. La loro assenza dal testo finale conferma però che, lungo la filiera energetica russa, l’atomo resta ancora il principale settore escluso dalla pressione europea.

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