Ha destato non poche perplessità il via libera dato dal ministero dell’Ambiente della Bassa Sassonia (Stato federato della Germania) alla produzione di combustibile nucleare nella città di Lingen, da destinare alle centrali russe e del centro-est Europa.
Lo stabilimento tedesco è l’”Advanced Nuclear Fuels”, controllato del gruppo francese Framatome, che ha un accordo di collaborazione tecnologica nel progetto con la russa Rosatom, detentore dei brevetti utilizzati e fornitore di supporto tecnico attraverso la controllata Tvel.
Proprio quest’ultimo passaggio ha suscitatotimori nel Governo centrale di Berlino, data la guerra ibrida in atto tra Europa e Russia, con il rischio di sabotaggi e spionaggio.
Lo stesso ministro dell’Ambiente della Bassa Sassonia, Christian Meyer, ha bocciato politicamente il progetto, spiegando però che dal punto di vista normativo non ci fossero gli estremi per fermarlo.
Sulla stessa linea il ministero dell’Ambiente centrale della Germania, che ha espresso scetticismo su questa collaborazione, ritenendo però che debbano essere le istituzioni europee a risolvere la questione alla radice, introducendo sanzioni per Mosca anche nel settore nucleare, al pari di quanto avviene per gas e petrolio.
Uno degli elementi che rendono complessa la vicenda è la particolare tipologia di combustibile esagonale prodotto a Lingen, impiegato nelle centrali nucleari di progettazione sovietica presenti anche in alcuni Paesi comunitari e in Finlandia.
Impianti che andrebbero in crisi di approvvigionamento se ci fosse una stretta nei rapporti industriali tra Ue e Russia lungo la filiera dell’atomo. Attualmente, infatti, non esiste una maggioranza tra gli Stati membri in favore di sanzioni europee contro il settore nucleare russo.
Intanto monta la protesta locale in Bassa Sassonia. L’associazione ambientalista Bund ha fatto sapere che “la collaborazione con Rosatom rappresenta un rischio incalcolabile per la sicurezza interna ed esterna; è inaccettabile. Il Governo tedesco ha il dovere di proteggere gli interessi di sicurezza della Germania, eppure sta chiudendo un occhio su questo evidente pericolo. Pertanto, chiediamo che la collaborazione con Rosatom venga immediatamente vietata. Inoltre, valutiamo le opzioni legali per contestare l’approvazione”.
Il nucleare in Italia e nel mondo
Negli ultimi giorni il nucleare è protagonista delle cronache non solo in Germania, ma anche nel resto del mondo, grazie a un accordo raggiunto tra Usa e Arabia Saudita in ambito civile. Il Paese del Golfo potrà così realizzare reattori con tecnologia statunitense e arricchire l’uranio.
Sul tema si muove anche l’Italia, per ora in ambito normativo. Il Ddl nucleare d’iniziativa governativa, infatti, ha superato il vaglio della commissione Ambiente del Senato e ora è pronto per essere calendarizzato in aula a Palazzo Madama.
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin auspica che ciò avvenga prima della pausa estiva e, intervenendo ieri (22 luglio) durante un evento a Roma dedicato proprio all’atomo, ha aggiunto: “Il Ddl delega è figlio di un lavoro svolto da istituzioni ed esperti in questi due anni e mezzo, che hanno già definito un quadro d’azione. Una volta approvato, passeremo alla fase attuativa: definire complessivamente il quadro giuridico, il permitting, le modalità di finanziamento, le procedure e il soggetto di garanzia. L’obiettivo è chiudere la proposta di decreti delegati entro fine anno“.
Sul palco dello stesso evento si registra anche una timida apertura al Ddl Nucleare da parte di Pier Luigi Bersani, che si è detto contrario a un’ipotesi di referendum e ha comunque invitato ad approfondire bene le criticità come la taglia degli impianti, l’accettabilità sociale e la maturità tecnologica.
Si tratta dei rilievi mossi già un anno fa dalla Banca d’Italia, che in un dossier avvertiva su tempi di realizzazione difficilmente compatibili con gli obiettivi su clima ed energia, smaltimento delle scorie, dipendenza da paesi inaffidabili per l’uranio, impatto sulle risorse idriche e probabili fenomeni di opposizione locale (si veda Ritorno al nucleare, lo scetticismo di Bankitalia).
Lo stesso caso della Bassa Sassonia, infine, dovrebbe far riflettere sul fatto che il ritorno all’atomo determinerebbe comunque nuove ingerenze da parte di Stati come la Russia e nuove dipendenze di materiali e tecnologie, a partire dall’uranio.




























