Eolico offshore, il Mase dimezza i fondi per i porti di Taranto e Augusta

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I finanziamenti passano da oltre 78 milioni di euro complessivi a 38,3 milioni “in seguito a tagli lineari subiti sui capitoli di spesa di questo ministero”. C'entrano le spese extra per il taglio delle accise?

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Il settore dell’eolico offshore italiano incassa una nuova battuta d’arresto.

Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha dimezzato i finanziamenti destinati ai porti di Taranto (nell’immagine di copertina) e di Augusta, inizialmente designati per diventare i due principali poli italiani per la costruzione delle piattaforme galleggianti destinate agli impianti in mare.

I fondi sono passati da oltre 78 milioni di euro complessivi a 38,3 milioni. Nello specifico, le risorse per Augusta passano da 49,8 a 24,36 mln €, quelle per Taranto da 28,5 a 13,94 mln €.

Secondo una comunicazione di ieri, 22 settembre (link in basso), inviata alle Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e del Mare di Sicilia Orientale e firmata dalla direttrice generale “fonti energetiche e titoli abilitativi” del Mase Marilena Barbaro, il dimezzamento è stato decretato “in seguito a tagli lineari subiti sui capitoli di spesa di questo ministero”.

Tra le possibili ragioni di questa rimodulazione è circolata anche l’ipotesi di un nesso con le coperture necessarie per le proroghe dello sconto sulle accise dei carburanti, anche se il Mase non ha indicato esplicitamente questo collegamento. Secondo i Servizi studi di Camera e Senato, in un’analisi dell’ultimo decreto-legge in materia, i provvedimenti per abbassare il prezzo alla pompa decisi dal governo Meloni dal 19 marzo fino al 10 settembre sono costati allo Stato 2 miliardi e 74,5 milioni di euro.

Ora, aggiunge Barbaro, “al fine di impegnare tali risorse residue in breve tempo”, le due autorità portuali sono invitate “a far pervenire entro breve termine la loro adesione rispetto alla rimodulazione delle risorse, fornendo i dati circa le opere infrastrutturali, già oggetto della candidatura, che le Autorità ritengono di poter finanziare con le risorse indicate e che siano comunque funzionali agli obiettivi della normativa”.

Per diventare poli di riferimento per l’eolico in mare, i porti di Taranto e Augusta necessitano di interventi infrastrutturali dedicati, tra cui ammodernamenti, dragaggi e adeguamenti di banchine. Resterà da capire quali degli interventi inizialmente previsti potranno essere realizzati con la dotazione ridotta.

Via favorevole per 28 turbine al largo di Civitavecchia

Il settore dell’eolico offshore italiano è già in difficoltà, frenato da ritardi normativi, incertezze autorizzative e dal mancato avvio delle aste Fer 2 dedicate (si veda L’eolico offshore in Italia è una tecnologia ancora sulla carta).

Sarebbe anacronistico vederlo passare in secondo piano per prolungare provvedimenti come il taglio delle accise, che a più riprese sono stati definiti da osservatori e associazioni ambientaliste come sussidi dannosi a favore del consumo di combustibili fossili: riducendone il prezzo, infatti, questi interventi indeboliscono il segnale economico verso tecnologie e forme di mobilità a minori emissioni e risultano poco coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione.

Una buona notizia per il settore però c’è. Dopo anni di attesa, ieri, 22 settembre, la Commissione Tecnica Via Pnrr-Pniec del Mase ha espresso parere favorevole alla Valutazione di impatto ambientale per il parco proposto da Tyrrhenian Wind Energy al largo di Civitavecchia.

L’impianto sarà composto da 28 turbine galleggianti, posizionate a circa 22 chilometri dalla costa, ciascuna da 18 MW di potenza, per un totale di 504 MW e una produzione attesa di 1.700 GWh/anno.

“Con l’ok definitivo al parco eolico davanti alla costa settentrionale del Lazio, si può raggiungere concretamente un grande obiettivo per la transizione energetica del Lazio e del nostro Paese”, hanno commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, e Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio.

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