Dopo molti mesi in cui è cresciuto il sospetto che la Regione Liguria fosse favorevole a una centrale nucleare nel suo territorio, è arrivata una conferma ufficiale.
Il presidente Marco Bucci è intervenuto il 21 settembre a Rapallo spiegando che “la Liguria certamente può ospitare centrali nucleari 4.0 a livello di container, come vogliono fare sulle navi; così si può fare per l’industria o i caseggiati. Se il nucleare va avanti, la Liguria c’è; certamente non pensiamo alle centrali di vecchio stampo, parliamo di nucleare 4.0 che è tutta un’altra cosa”.
Il nucleare in Liguria?
Dall’inizio dell’anno QualEnergia.it ha posto due volte un quesito alla Regione sulla possibile collocazione di questa tecnologia nel suo territorio. A marzo, quando l’assessore all’Energia, Paolo Ripamonti, aveva risposto parlando di tempi non maturi per ragionare sulle localizzazioni. L’impegno regionale, in quel momento, era limitato a fare informazione per il nucleare.
Ad agosto, poi, il presidente Bucci ha sottolineato la candidatura di Genova a sede di un’eventuale Autorità nazionale sul nucleare. In quell’occasione la nostra redazione ha rilanciato la domanda sulle possibili centrali contattando l’assessorato all’Energia, che ha ribadito come fosse “prematuro” parlarne.
A settembre, invece, i tempi sono evidentemente maturati e il governatore ha sciolto i dubbi aprendo a installazioni nucleari di piccola taglia, tra l’altro a pochi giorni di distanza da un altro annuncio in questo ambito. Edison ed Edf hanno infatti comunicato il 18 settembre di voler mettere in funzione una centrale italiana con tecnologia “Nuward” nel 2035.
Bisogna sottolineare, però, che Bucci ha parlato di soluzioni “a livello container”, presumibilmente sotto i 50 MW di potenza, mentre il progetto delle due società energetiche riguarda taglie intorno ai 400 MW.
È sempre opportuno ricordare che il nucleare ha oggi ancora costi elevati e tempi di realizzazione lunghi nelle grandi taglie. Gli small modular reactor (Smr), invece, sono indietro nella messa a terra, visto che non esistono prototipi definitivamente funzionanti. Tutto ciò senza dimenticare il problema delle elevate temperature e il relativo effetto sul processo di generazione energetica (si veda Siccità e caldo estremo mettono a dura prova il nucleare).
Il rapporto tra atomo e Liguria non riguarda solo gli impianti, ma vorrebbe essere sviluppato a 360 gradi nelle intenzioni della Regione.
Il Piano energetico ambientale 2030 approvato ad aprile in Consiglio, ad esempio, dà ampio spazio a questa tecnologia, sottolineando come in Liguria sia presente un certo know-how industriale e scientifico sulla materia.
Anche per questo motivo la Regione si candida sia come guida tecnica del Paese per l’eventuale ritorno all’atomo sia come sede della già citata Autorità nazionale sul nucleare.
Aree idonee in dirittura d’arrivo e dibattito sull’eolico
Non si è parlato parlato però solo di nucleare nel corso dell’evento a Rapallo “Liguria 2030” organizzato da Teha dove è intervenuto anche l’assessore all’Energia Ripamonti che ha detto: “stiamo costruendo un percorso concreto: dopo l’approvazione del Piano energetico ambientale regionale, il quadro si completerà con la legge sulle aree idonee, attesa in Consiglio regionale a fine mese, e con i Piani di accelerazione” (si veda anche Aree idonee Liguria, Ddl verso l’esame in Consiglio regionale).
La transizione energetica, secondo l’assessore, non può essere imposta dall’alto, ma deve nascere dal confronto con i sindaci e con le comunità locali, coinvolgendoli preventivamente nelle decisioni, nelle compensazioni e nella realizzazione delle infrastrutture necessarie. Ci chiediamo però se si sta usando questo processo anche sul nucleare.
Ripamonti chiede di non demonizzare il gas e promuove ovviamente il nucleare, pur riconoscendo un ruolo fondamentale per le rinnovabili. Proprio le Fer, però, sono al centro di uno scontro politico in Liguria.
Sul palco di Rapallo il presidente Bucci ha spiegato: “Siamo all’ultimo posto in Italia per quanto riguarda le rinnovabili. Questo è dovuto anche alla volontà dei Comuni e più che altro all’arco politico della sinistra, che non vuole le pale eoliche per motivi ambientali”.
I diretti interessati, però, rimandano al mittente l’accusa, mettendo nel mirino i ritardi autorizzativi della Regione. Tra i casi citati la nuova turbina eolica di Mele (GE), che secondo il Pd regionale è ferma da otto anni nelle pastoie burocratiche.
A Genova un progetto europeo sulla povertà energetica
In attesa di sapere se Genova ospiterà l’eventuale autorità nucleare, il capoluogo ligure si distingue per essere stato selezionato dalla Commissione Ue in un progetto sulla povertà energetica.
Il Comune è tra i 59 beneficiari della terza edizione del programma di assistenza tecnica “Energy poverty advisory hub” (Epah). A partire dall’autunno 2026, in particolare, le Amministrazioni vincitrici lavoreranno fino a un massimo di otto mesi con degli esperti sui progetti candidati.
Nel caso ligure si tratta di “G-Epov – Genoa Energy POVerty network” e persegue un duplice obiettivo: costruire una rete collaborativa per far fronte al fenomeno e rafforzare la base di evidenze e conoscenza sulla povertà energetica in città, così da orientare su dati solidi le politiche e le iniziative dell’Amministrazione. Il Comune sarà assistito tecnicamente dalla in-house regionale Ire Liguria, con il coinvolgimento di Cers Liguria nel partenariato.
“La scelta di Genova rappresenta un riconoscimento fondamentale e una straordinaria opportunità per la nostra città”, sottolinea l’assessora a Politiche energetiche e Transizione ecologica, Silvia Pericu. “La lotta alla povertà energetica non è solo una sfida ambientale, ma prima di tutto una questione di equità sociale e di tutela dei diritti fondamentali. Con il progetto G-Epov vogliamo superare gli interventi emergenziali per costruire un modello di governance strutturato, basato su dati certi e su una fitta rete di collaborazione con gli attori del territorio”.



























