Da questa estate, fra lo stimolo anti-pandemia del Recovery Fund e il pacchetto finanziario pluriennale per gli anni 2021-2027, l’Unione Europea ha messo a bilancio 1,826 trilioni di euro, di cui circa 550 miliardi, ovvero il 30%, devono essere destinati a obiettivi climatici.

Ma quali sono i comparti più promettenti su cui puntare così tante risorse, nella maniera più efficiente possibile, per raggiungere l’obiettivo europeo di riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 ed emissioni nette pari a zero entro il 2050?

A queste domande cruciali ha cercato di dare una risposta Fit for Net-Zero: 55 Tech Quests to accelerate Europe’s recovery and pave the way to climate neutrality, un rapporto preparato dalla società di consulenza Capgemini Invent e commissionato da Breakthrough Energy, un gruppo globale fondato da Bill Gates, composto da 28 investitori provenienti da dieci paesi, impegnati a finanziare tecnologie verdi.

Capgemini ha identificato 55 cosiddette “technology quest” ­– missioni tecnologiche europee – mature per finanziamenti anche massicci in cinque settori: energia, edilizia e costruzioni, industria, trasporti, alimentare e uso del suolo – capaci di offrire interessanti ritorni a lungo termine e utili a dettagliare una tabella di marcia verso la neutralità climatica.

Secondo la società di consulenza, queste 55 missioni possono ridurre le emissioni di almeno il 55% nei prossimi 10 anni, creando valore aggiunto per 790 miliardi di euro e garantendo fino a 12,7 milioni di posti di lavoro entro il 2030 – sia creando nuovi posti di lavoro, sia trasformando i posti di lavoro esistenti. Inoltre, le 55 missioni individuate servono a tracciare una traiettoria verso lo zero netto di emissioni e stimolare nuovi mercati per un valore di 12,9 trilioni di euro entro il 2050, secondo lo studio, scaricabile dal link in fondo a questo articolo. Nelle illustrazioni, le potenzialità di taglio delle emissioni dei progetti in ciascuna area rispetto alle emissioni attuali e le potenzialità occupazionali dei 55 progetti.

Elenchiamo qui i primi otto fra i 13 progetti del settore energia più promettenti che Capgemini ha identificato:

  1. lo sviluppo di fabbriche su grandissima scala – giga-fabbriche – per la produzione di moduli fotovoltaici (FV) di nuova generazione, basati su perovskite e celle a giunzione multipla III-V ad alta efficienza con l’obiettivo di ridurre i costi e consentire un’ampia riallocazione della produzione in Europa;
  2. lo sviluppo di fabbriche su grandissima scala di moduli fotovoltaici bifacciali, che raccogliendo la luce riflessa dalla superficie di appoggio attraverso l’effetto Albedo aumentano l’efficienza del 9% e riescono a generare fino al 40% di elettricità in più per metro quadrato quando abbinati a sistemi di inseguimento;
  3. lo sviluppo di parchi eolici galleggianti in alto mare di nuova generazione, in modo da realizzare l’80% ancora inespresso della potenzialità eolica offshore europea. Il mare poco profondo vicino alla costa è infatti già saturo di attività industriali, mentre il grosso del potenziale eolico offshore in Europa si trova in acque a più di 60 metri di profondità – troppo profonde per le installazioni eoliche offshore tradizionali.
  4. lo sviluppo di progetti integrati su grande scala per l’idrogeno verde servito da elettrolizzatori alimentati con le energie rinnovabili, in modo da ridurre i costi dell’idrogeno pulito a 1,50 euro al kg nell’Europa meridionale e a 3 euro al kg nell’Europa del nord già nel 2030.
  5. lo sviluppo di sei distretti industriali e di ricerca e sviluppo per il biometano, con grandi centri dimostrativi per condividere le conoscenze e ridurre i costi di sviluppo da capo a piedi, grazie alla standardizzazione della metodologia “design-to-cost”. Secondo Capgemini, infatti, la produzione totale di biogas è ancora piccola, la sua adozione procede a ritmi diversi a seconda delle fonti disponibili, e soprattutto è tuttora ostacolata da barriere tecnologiche e economiche.
  6. lo sviluppo di una rete trans-mediterranea fra Europa e nord Africa e di un carico di base di elettricità diurna generata con l’energia solare a concentrazione (CSP). L’intermittenza dell’energia solare non è risolta al momento dalle batterie agli ioni di litio che su larga scala forniscono solo da una a quattro ore di stoccaggio, mentre il CSP su larga scala con rete AC-DC fra i due continenti, con 15-18 ore di stoccaggio per fornire una produzione di base (90-100% del fattore di carico) a 50 €/ MWh nel 2030, sarebbe una soluzione, secondo lo studio.
  7. il retrofit di dighe idroelettriche esistenti per il pompaggio da bacini di raccolta, in modo da triplicare la generazione di energia dalle fonti intermittenti (fotovoltaica, eolica) entro il 2030, soddisfando così la necessità di uno stoccaggio a lungo termine, maggiore di 12 ore, che duri diversi giorni e possa essere interstagionale;
  8. lo sviluppo di valide alternative elettrochimiche alle batterie agli ioni di litio per stoccaggio sia a breve che a lunga durata negli usi stazionari, cioè non legati ai veicoli e alla mobilità.

Politiche europee e nazionali coerenti, allineate lungo gli stessi obiettivi sono fondamentali per accelerare lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie pulite, hanno detto gli autori del rapporto. In particolare, sarà necessario approntare delle vie chiare che aprano la strada a progetti di scala industriale, investendo in infrastrutture essenziali e massimizzando il potenziale dei centri industriali e di trasporto esistenti. Inoltre è necessario un mercato unico dell’UE che funzioni senza soluzione di continuità, con progetti transfrontalieri di tecnologia e di energia pulita che siano la norma, e non l’eccezione, indica il rapporto.

Una cosa è certa, conclude il rapporto: “Nessuna trasformazione della portata prevista si è mai verificata senza grandi progressi tecnologici. Ciò che sono stati ieri la macchina a vapore, la catena di montaggio o il telegrafo potrebbero essere l’idrogeno verde, la cattura diretta del carbonio dell’aria o le batterie avanzate di domani.”

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