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Decreto Superbonus: tutela ritardatari e proroghe, tra le correzioni richieste

Le questioni in discussione nell’iter di conversione in legge dell’ultimo decreto sulla maxi-detrazione.

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Ecco alcune delle richieste di modifica in tema di Superbonus che potrebbero (ma il condizionale è d’obbligo) trovare accoglimento nel Dl 212/2023, in vigore dal 30 dicembre 2023 e in via di conversione in legge alla Camera.

Una prima proposta è di mantenere gli incentivi del 110% o del 90%, a seconda dei casi, goduti fino al 31 dicembre 2023, anche se non si è riusciti a terminare i lavori, e anche a favore dei soggetti che hanno optato per la cessione del credito o lo sconto in fattura, relativamente agli stati di avanzamento dei lavori (Sal) emessi fino al 31 dicembre 2023.

Una seconda proposta, ancora più audace, è di concedere altri due mesi, a partire dal giorno successivo all’entrata in vigore della legge di conversione del nuovo Decreto Superbonus, per usufruire dell’aliquota del 110% a chi ha già realizzato almeno il 70% dei lavori al 31 dicembre 2023.

La discussione dei circa 100 emendamenti presentati continuerà in Commissione Finanze della Camera almeno fino a giovedì 25 gennaio. Governo e maggioranza parlamentare dovrebbero incontrarsi nel frattempo per stabilire i tempi dell’esame del provvedimento, che potrebbe approdare in aula per il voto lunedì 29 gennaio.

Salvaguardia degli incentivi

Nella prima proposta di modifica descritta, con la misura salva-Sal verrebbe consentito ai contribuenti di mantenere gli incentivi goduti fino alla fine dell’anno scorso, senza quindi doverli restituire, anche in caso di mancata conclusione dei lavori.

Tale misura varrebbe anche per tutti i soggetti e tutti gli interventi agevolati col Superbonus al 110% o al 90% per i quali si è optato per le misure alternative di cessione del credito o sconto in fattura, in base a Sal emessi sino al 31 dicembre 2023.

In particolare, la proposta prevede il mantenimento dell’agevolazione relativa ai lavori eseguiti sino al 31 dicembre 2023, anche qualora gli interventi non vengano ultimati e quindi anche se non si riuscisse a ottenere il miglioramento di due classi energetiche o sismiche previsto dalla norma.

Da notare che rimarrebbe comunque il dovere di rispettare tutti gli altri requisiti di legge, senza i quali l’Agenzia delle Entrate procederà comunque alla revoca e al recupero, con sanzioni e interessi, delle detrazioni concesse ed eventualmente già usufruite.

La possibilità, anche per i condomini, di optare per lo sconto in fattura o la cessione del credito, in alternativa alla detrazione in quattro anni in dichiarazione dei redditi, vale solo in presenza di delibera assembleare e Cilas ante 17 febbraio 2023, fermo restando il decalage al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025.

Pertanto, le opzioni sono due: possibilità di non ultimare i lavori vedendosi riconosciuti il beneficio del 110% per tutte le spese sostenute entro il 31 dicembre 2023, anche coperte da sconto in fattura, oppure ultimare i lavori beneficiano dell’aliquota ridotta del 70% per tutte le spese sostenute nel 2024, continuando a usufruire della cessione del credito o sconto in fattura, in presenza di Cilas ante 17 febbraio 2023, o ante 25 novembre 2022 per i condomini.

Proposta di proroga del 110%

Un’altra proposta contenuta negli emendamenti al Dl 212/2023 è quella di concedere ulteriori 60 giorni per terminare i lavori e usufruire della detrazione massima a chi ha già realizzato almeno il 70% degli interventi al 31 dicembre 2023.

Come accennato, il conto alla rovescia dei due mesi inizierebbe dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del decreto, la cui scadenza è fissata per il 27 febbraio 2024.

Tale emendamento recepisce la proposta dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) per salvare i 25.000 cantieri condominiali sui 40.000 ad oggi incompiuti.

Gli emendamenti sulla proroga del 110%, praticamente identici, sono stati proposti da Ubaldo Pagano (PD), Renate Gebhard (Gruppo misto) e Saverio Congedo (FdI), ma quest’ultimo ultimo ha comunque ritirato l’emendamento nel giro di poche ore.

Ci sono altri emendamenti contenenti delle variazioni sul tema dell’eventuale proroga: si avanzano cioè proposte di proroghe più o meno lunghe, anche fino al giugno 2024, e con percentuali minori di completamento dei lavori, per esempio del solo 60%.

Il fatto che l’emendamento di proroga dell’esponente di Fratelli d’Italia sia stato ritirato e che gli altri siano stati firmati da rappresentanti dell’opposizione lascia pensare che difficilmente la validità del 110% sarà estesa di un paio di mesi.

Da notare che nel decreto non viene indicato un termine alternativo per l’ultimazione dei lavori, rispetto alle prescrizioni della normativa già in vigore.

Conta quindi che i lavori siano ultimati in vigenza della norma, cioè entro il 31 dicembre 2025, anno durante il quale il decalage progressivo prevede un’aliquota del 65%.

Criticità del decreto

Le attese e gli appelli dei comparti edile e dell’efficienza energetica sono state costantemente disattesi negli ultimi mesi, e quest’ultimo decreto non fa particolarmente eccezione.

Nelle audizioni tenute in Commissione Finanze, si sono espressi vari soggetti interessati, fra cui il Centro di ricerche di mercato (Cresme), organizzazione specializzata in analisi e servizi per chi opera nel mondo delle costruzioni e dell’edilizia.

Circa la misura salva-Sal, il Cresme ha evidenziato come questa, se da un lato agevola i contribuenti non penalizzandoli sui lavori fin qui eseguiti, dall’altro ridurrebbe solo molto parzialmente i probabilissimi contenziosi fra committenti e imprese.

I contenziosi, secondo l’organizzazione, saranno causati dall’allungamento dei tempi del cantiere, dal mancato raggiungimento del target previsto e dalla brusca interruzione del cantiere con lavori chiaramente lasciati a metà.

Sarebbe stato meglio prevedere una misura per agevolare il fine lavori e non una conclusione a metà dell’opera. Per farlo, servirebbe un sistema di integrazione tra il Superbonus e le altre misure fiscali disponibili, secondo il centro ricerche.

“Diventa fondamentale capire quali agevolazioni alternative potranno essere applicate all’ultima fase del cantiere, e con quali regole. In altri termini, per comprendere la possibilità di trasferire ad altre agevolazioni l’ultimazione del cantiere, occorrerebbe una certa chiarezza in una serie di elementi,” per esempio “come determinare la spesa residua, quali requisiti rispettare, cosa accade alla pratica edilizia aperta”, ha rilevato il Cresme.

Al 31 dicembre 2023, sarebbero 9,7 miliardi di euro gli importi dei lavori non ancora realizzati per il solo Superbonus, a cui occorre aggiungere quasi 3 miliardi del Super-Sismabonus, arrivando ad una cifra complessiva di investimenti ammessi alla detrazione ma non ancora ultimati al 31 dicembre 2023 pari a 12,7 miliardi di euro, ha calcolato il Cresme su dati Enea. Un arretrato che rischia di diventare un bagno di sangue per il settore.

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