I danni del cambiamento climatico sull’agricoltura in Italia: uno studio del Wwf

Gli eventi climatici estremi sono costati al comparto agricolo circa 14 mld di euro negli ultimi 10 anni. Ma al contempo produzione, distribuzione e consumo di cibo lavorano come cause dirette del cambiamento climatico.

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Siccità, nubifragi e caldo record colpiscono la filiera del cibo italiano, con effetti devastanti sulla produzione agricola.

Ma allo stesso tempo la produzione, distribuzione e consumo di cibo lavorano come cause dirette del cambiamento climatico: basti pensare che il sistema alimentare contribuisce per circa il 37% alle emissioni di gas serra, di cui ben un terzo è legato agli sprechi alimentari, fenomeno in costante crescita.

Questa, in sintesi, la denuncia del Wwf che ha pubblicato il rapporto “2021 effetto clima: l’anno nero dell’agricoltura italiana” per segnalare come il clima abbia inciso drammaticamente sulla produzione di alcuni prodotti tipici del nostro territorio e i prezzi siano schizzati alle stelle. Sono un esempio il miele, che ha visto un calo di produzione del 95%, l’olio che ha visto un calo dell’80% e la frutta.

Nell’anno in corso, si è infatti registrato un calo medio della produzione di frutta pari al 27%: più di un frutto su quattro è andato perduto a causa degli effetti di eventi estremi e imprevedibili quali gelate, siccità e grandinate. Gli effetti si sono fatti sentire in modo diverso sulle diverse varietà di frutta, con pere e pesche fra le più danneggiate (-69% e -48% rispettivamente, rispetto alla produzione media dei cinque anni precedenti).

Complessivamente, gli eventi climatici estremi sono costati al comparto agricolo circa 14 miliardi di euro negli ultimi 10 anni.

Un doppio legame quindi quello tra clima e agricoltura. Come intervenire? Come ricorda il WWF i grandi cambiamenti partono dalle piccole scelte quotidiane. L’associazione ha quindi incluso nel suo rapporto un decalogo con alcuni accorgimenti nella spesa e nel consumo degli alimenti per ridurre il proprio impatto sull’ambiente:

  1. Quando possibile vai a fare la spesa a piedi, in bici o con i mezzi pubblici
  2. Compra prodotti ortofrutticoli biologici direttamente presso i produttori o presso i mercati contadini, possibilmente a “km zero”: in questo modo si contribuisce a ridurre l’emissione di ulteriori gas serra derivante dal trasporto delle merci dalle aziende ai centri logistici e di qui alla grande distribuzione, e si guadagna in freschezza del prodotto.
  3. Acquista anche i prodotti non perfettamente aderenti agli standard imposti dalla grande distribuzione (gli imperfetti): oltre all’acquisto presso i produttori, si stanno diffondendo canali di vendita specializzati in questa tipologia di merci, allo scopo di ridurre lo spreco alimentare, che è uno dei fattori che contribuisce al cambiamento climatico.
  4. Approfitta delle produzioni europee di frutti tropicali per ridurre il loro acquisto di importazione, e in generale ridurre l’acquisto di prodotti agricoli esteri
  5. Scegli di fare gli acquisti in gruppo (anche all’interno del condominio): la condivisione della spesa attraverso gruppi di acquisto permette di risparmiare le emissioni derivanti per esempio dal trasporto.
  6. Limita il consumo di proteine animali: gli allevamenti sono oggi uno dei principali responsabili dell’emissione di gas serra nell’atmosfera.
  7. Utilizza tutte le parti di un alimento (inclusa la buccia della frutta/verdura o la crosta del formaggio) per limitare lo spreco di cibo.
  8. Limita i prodotti molto trasformati e “pronti al consumo” che richiedono un grande impiego di energia e producono maggiori emissioni di gas serra. Un cambiamento nella dieta verso ingredienti freschi, piuttosto che piatti già pronti, porterebbe a una notevole riduzione di emissioni.
  9. Quando possibile privilegia i prodotti sfusi e alla spina che sono l’alternativa alla produzione di rifiuti da imballaggio ed eliminano le loro emissioni sia nella produzione sia nello smaltimento post-consumo.
  10. Preferisci cotture brevi oppure utilizza la pentola a pressione, limita il pre-riscaldamento del forno solo a quando necessario.
  • Il rapporto (pdf):

report_2021-effetto-clima

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