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Tanto ritardo sul clima per l’Italia e per tutti i paesi del G20

Un rapporto di Climate Transparency sulle “prestazioni” climatiche delle maggiori economie mondiali evidenzia che nessun governo finora si è impegnato abbastanza per ridurre le emissioni di CO2.

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Le concentrazioni di CO2 aumentano anziché diminuire; i governi continuano a spendere cifre altissime per supportare i combustibili fossili; nessuna grande economia ha definito un piano per azzerare le emissioni inquinanti entro metà secolo; così non c’è da stupirsi che i paesi del G20 siano in grandissimo ritardo nel raggiungimento degli obiettivi per il clima stabiliti dall’accordo di Parigi nel 2015.

A fare il punto sulle performance climatiche delle maggiori economie mondiali è Climate Transparency, una rete di esperti di vari istituti e varie organizzazioni internazionali, nel Brown to Green Report 2019 (allegato in basso).

Vediamo i dati principali con l’aiuto di qualche grafico tratto dal rapporto.

Nel documento si ricorda innanzi tutto che nel 2018 le emissioni di CO2 per usi energetici sono aumentate nelle nazioni del G20, +1,8% in confronto a un anno prima, con una quota sempre dominante delle fonti fossili nel mix energetico complessivo (82%), come riassume il grafico sotto.

Più in dettaglio, le emissioni nella generazione di energia elettrica sono cresciute (+1,6%) nonostante il maggiore contributo delle fonti rinnovabili, perché il carbone ha mantenuto un ruolo decisivo in diverse economie globali.

In crescita anche le emissioni dei trasporti e degli edifici, rispettivamente +1,2% e +4,1% a conferma che l’espansione delle aree urbane è uno dei problemi più urgenti da risolvere con misure di efficienza energetica (riqualificazione delle abitazioni) e investimenti nelle forme di mobilità sostenibile, soprattutto quelle incentrate sull’elettrificazione dei veicoli.

Il prossimo grafico chiarisce quali sono i fattori che hanno portato all’aumento delle emissioni di CO2 lo scorso anno.

Si nota, in particolare, che non c’è ancora stato quel “disaccoppiamento” (decoupling) tra lo sviluppo economico nel suo complesso e la crescita delle emissioni.

In sostanza, si torna a quello che ha affermato l’Agenzia internazionale dell’energia nel World Energy Outlook 2019 appena pubblicato: finora il boom delle rinnovabili non è riuscito a risolvere la crisi climatica.

Intanto i paesi del G20 hanno speso oltre 127 miliardi di dollari in sussidi alle fonti fossili nel 2017 (0,4% del Pil in media), in progressivo calo anno-su-anno rispetto al picco di 248 miliardi registrato nel 2013, ma per costruire un’economia low-carbon, si legge nel documento di Climate Transparency, questi sussidi andrebbero azzerati.

Per quanto riguarda le rinnovabili, il grafico sotto mostra che la penetrazione delle fonti “verdi” nel mix elettrico è intorno al 25% per il totale dei paesi G20; qui l’Italia è decisamente sopra la media con il 40% circa, battuta solamente da Brasile e Canada.

E all’Italia è dedicata un’intera scheda di approfondimento (allegata in basso), in cui si rimarca, tra le tante cose, che il nostro fuel-mix è largamente dominato da gas, carbone e petrolio, sostanzialmente in linea con la media G20 (79% di dipendenza dalle fonti fossili per il nostro paese), e che le emissioni pro-capite nei trasporti e nell’edilizia sono più elevate della media G20.

In definitiva, come chiarisce il grafico sull’andamento previsto delle emissioni italiane, tratto dalla scheda-paese, c’è ancora moltissima strada da fare per allinearsi agli obiettivi 2030-2050 fissati dagli accordi internazionali sul clima.

Anche se queste proiezioni, riconoscono gli autori dello studio, sono già un po’ datate perché non considerano alcune misure come la prevista chiusura degli impianti a carbone entro il 2025 e il rialzo dei prezzi della CO2 sul mercato europeo ETS.

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