Dalle banche 150 miliardi di $ alle aziende che investono in progetti altamente inquinanti

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L'indagine del Guardian coinvolge istituti di credito americani, cinesi ed europei: in totale vengono finanziate 435 iniziative che minano gli obiettivi globali di decarbonizzazione.

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Il budget di carbonio che segna il limite di emissioni che possiamo permetterci a livello globale per limitare il surriscaldamento a 1,5 °C, o almeno a 2 gradi, come stabilito dall’Accordo di Parigi si è assottigliato tantissimo, con le ultime stime che parlano di soli sei anni agli attuali ritmi, prima di esaurirlo del tutto.

La questione sembra però non preoccupare l’alta finanza, in particolare quella legata ai combustibili fossili, visto che soltanto lo scorso anno le principali banche mondiali hanno investito più di 150 miliardi di dollari in aziende che portano avanti progetti altamente inquinanti, vere e proprie “bombe di carbonio”, come le ha definite il Guardian, autore dell’indagine.

Complessivamente, tra il 2016 e il 2022, soprattutto negli Stati Uniti, in Cina e in Europa, gli istituti di credito hanno concesso finanziamenti per 1,8 trilioni di dollari (1800 miliardi di $) alle società che gestiscono iniziative di estrazione di combustibili fossili. Queste sono ora mappate da diversi osservatori internazionali, tra i quali – oltre al Guardian e altri media europei – anche Data for Good ed Éclaircies, due organizzazioni no-profit francesi, con lo scopo di denunciare e provare a tenere sotto controllo il fenomeno, che costituisce un vero e proprio attentato al futuro degli abitanti del pianeta.

Spesso trovare informazioni precise su questi progetti di estrazione risulta particolarmente difficile: a volte i set di dati non corrispondono, non sono aggiornati o c’è poca chiarezza circa il loro stato operativo.

Secondo quanto ricostruito dagli analisti, però, ci sono 425 siti che potrebbero portare a emettere più di una gigatonnellata di anidride carbonica ciascuno nell’atmosfera, nel corso del loro ciclo di vita. Di questi, ben 294 sono attualmente in attività e almeno 128 devono ancora iniziare. Tra quelli operativi, 20 hanno iniziato a funzionare nel 2020: si tratta per la maggior parte di miniere di carbone in Cina.

Il singolo principale finanziatore di questi progetti è JPMorgan Chase, con più di 141 miliardi di dollari messi al servizio della filiera del fossile, seguito da Citi, con 119 miliardi di dollari, e Bank of America, con 92 miliardi.

Nella top 10 figurano anche tre banche cinesi (ICBC, Bank of China e Industrial Bank of China) e tre europee (BNP Paribas, HSBC e Barclays). Un enorme flusso di denaro che rischia di rendere ancora più estreme le già critiche condizioni climatiche del pianeta.

Un recente studio pubblicato su Nature ha rivisto al ribasso la quantità di combustibili fossili che possiamo permetterci di bruciare: entro il 2050 la fornitura di carbone dovrà diminuire del 99%, mentre il petrolio andrà tagliato del 70% e il gas dell’84%, se si vuole restare all’interno del limite di 1,5 °C in più rispetto ai livelli preindustriali presupponendo un utilizzo molto limitato delle tecnologie per rimuovere e stoccare l’anidride carbonica, come il CCS.

Se si decidesse di rispettare davvero questi obiettivi, gli esperti affermano che gran parte dei progetti altamente inquinanti citati dovrebbero essere bloccati, con tempistiche che potrebbero sconvolgere il sistema finanziario.

BNP Paribas, HSBC, Barclays e JPMorgan hanno replicato ricordando i loro investimenti in progetti green e i loro obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e al 2050. In particolare JPMorgan ha dichiarato che sta aiutando i suoi clienti ad “accelerare la loro transizione a basse emissioni di carbonio” e di aver aumentato “i finanziamenti per l’energia pulita con l’obiettivo di 1 trilione di dollari per iniziative verdi entro la fine del decennio”.

Come ha però ribadito l’Agenzia internazionale per l’energia già nel 2021, per funzionare davvero, questi investimenti non dovrebbero essere accompagnati da ulteriori coperture finanziarie per le estrazioni di combustibili fossili se si intende raggiungere lo scenario net zero nei limiti temporali stabiliti.

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