Con una complessa operazione finanziaria tutta tedesca, che dovrebbe terminare entro la fine del 2019, i due colossi dell’energia E.ON-RWE confermano che il modello tradizionale di utility “verticale” è andato totalmente in crisi in pochi anni.

La transizione energetica verso le fonti rinnovabili e le reti elettriche intelligenti, infatti, continua a imporre notevoli cambiamenti alle società del settore, che prima erano concentrate sul produrre e distribuire energia “dall’alto” con grandi impianti a gas, carbone e nucleari.

Il mercato però sta diventando sempre più fluido, “orizzontale”, orientato alla generazione eolica e solare, alle reti di trasmissione diffusa con sistemi digitali avanzati (smart grid), ai servizi per i clienti.

C’è quindi il rischio di ritrovarsi con vecchi impianti a fonti fossili non più remunerativi, definiti stranded asset nelle analisi economiche sul futuro dell’energia (“beni incagliati”), che faranno perdere fiumi di denaro alle aziende che avranno continuato a investire nei combustibili convenzionali.

Ritroviamo queste tendenze nei nuovi accordi siglati da E.ON-RWE, riassunti nello schema sotto (vedi qui la presentazione ufficiale Creating the future of energy).

L’obiettivo dell’intera operazione è sviluppare due compagnie che potranno focalizzarsi meglio sulle attività in grado di generare maggiori profitti.

Ricordiamo che meno di due anni fa, entrambe le utility avevano separato le rispettive unità di business dell’energia termoelettrica da quelle dedicate alle risorse “verdi” e alle infrastrutture di rete.

Nel 2016, E.ON aveva riversato le attività fossili in una società, Uniper, che secondo le informazioni diffuse lo scorso gennaio passerà in mano alla finlandese Fortum. RWE, invece, aveva creato la sussidiaria Innogy che si sarebbe occupata di rinnovabili e reti, mentre la compagnia madre avrebbe continuato a gestire le centrali di tipo convenzionale, perlopiù a carbone-lignite e a gas naturale.

In sintesi, l’intesa appena siglata tra le due utility tedesche prevede, in particolare, che E.ON acquisirà da RWE il 77% di Innogy, offrendo in cambio una partecipazione del 16,6% nella “nuova” E.ON attraverso un aumento di capitale pari al 20%.

L’accordo di scambio prevede che RWE riceverà tutte le attività di E.ON e Innogy nel campo delle rinnovabili, in modo da potenziare progressivamente i suoi investimenti nella generazione elettrica con tecnologie pulite a zero emissioni di CO2.

E.ON, al contempo, potrà incrementare le attività che riguardano le reti e i rapporti con i clienti finali, anche attraverso la fornitura di nuovi servizi smart, legati ad esempio all’accumulo di energia e alla ricarica delle auto elettriche.

L’intesa, che dovrà ottenere il via libera dalle varie autorità di regolazione, antitrust e finanziarie a livello nazionale ed europeo, arriva in una fase molto delicata per il settore energetico tedesco, che rischia seriamente di fallire i prossimi obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, a causa soprattutto dell’elevata dipendenza dal carbone nel mix elettrico.

Tanti e “spinosi” sono i temi che il governo di coalizione CDU/SPD, guidato da Angela Merkel, dovrà affrontare nei prossimi mesi. Per tutti i dettagli vedi l’articolo di QualEnergia.it Un nuovo ministro per l’energia in Germania: chi è Peter Altmaier e cosa farà