Eventi climatici estremi (tifoni, ondate di calore, inondazioni), disastri naturali, collasso degli ecosistemi con perdita della biodiversità, incapacità umana di mitigare gli impatti del surriscaldamento globale: i rischi ambientali sono quelli che preoccupano maggiormente le quasi mille persone, tra esperti e decision-maker dei vari settori dell’economia globale, che hanno risposto al sondaggio del World Economic Forum sulla percezione dei pericoli per il nostro Pianeta.

Per il secondo anno consecutivo, infatti, è l’ambiente a dominare il Global Risks Report (rapporto completo allegato in fondo all’articolo). A livello generale, il 59% dei rispondenti è convinto che le minacce di vario tipo – inclusi gli attacchi informatici e il terrorismo – aumenteranno nel 2018.

La mappa seguente riassume lo scenario che emerge dall’indagine Global Risks Perception Survey: I rischi ecologici (segnati in verde) confermano la loro tendenza in ascesa, come osservava di recente lo stesso World Economic Forum, in un documento sui possibili impatti finanziari nell’ambito della transizione energetica verso le tecnologie rinnovabili (vedi QualEnergia.it).

Interessante notare com’è cambiata la percezione del rischio negli ultimi dieci anni: la tabella seguente (clicca per ingrandire) evidenzia che nel periodo 2008-2010 erano le incognite dell’economia e della geopolitica a dominare la scena, ad esempio i timori sul rallentamento dell’industria cinese e sull’instabilità in Medio Oriente, così come sul possibile crack delle borse o sull’impennata dei prezzi petroliferi.

Al contrario, dal 2011 i temi ambientali hanno guadagnato le prime posizioni, in termini di “probabilità che accadano” negli anni successivi, con un picco di preoccupazione registrato nel biennio 2017-2018.

I cambiamenti climatici, in definitiva, stanno modificando le strategie di risk-management nelle grandi aziende e nelle istituzioni pubbliche-private in tutto il mondo.

Molte utility energetiche, in particolare, sono consapevoli che in pochi anni potrebbero perdere ingenti profitti a causa degli stranded asset (letteralmente: beni “incagliati”), infrastrutture obsolete e non più remunerative, come le centrali a carbone (QualEnergia.it, Il carbone in Ue? Un “morto vivente” nutrito a soldi pubblici).

Di conseguenza, il cosiddetto “carbon risk”, il rischio finanziario associato all’inquinamento globale e alle emissioni di CO2, sta entrando sempre di più nelle decisioni d’investimento di banche, governi e gestori di fondi (QualEnergia.it, Perché la Banca Mondiale smetterà di finanziare petrolio e gas).

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