Il precedente scenario peggiore dei cambiamenti climatici sembra oggi meno plausibile per gli scienziati, alla luce delle politiche e tecnologie attuali, ma anche lo scenario più sicuro (quello tracciato dagli accordi di Parigi nel 2015) appare sempre più difficile da raggiungere.
La Direzione generale per l’Azione per il clima della Commissione europea, in un articolo pubblicato online il 5 giugno, ha fatto il punto sull’evoluzione più recente degli studi climatici, citando uno studio scientifico peer-reviewed ad accesso aperto pubblicato nella sua versione definitiva lo scorso 7 aprile dall’organizzazione non-profit European Geosciences Union (Egu).
Il primo punto degno di nota è che lo scenario ad altissime emissioni di gas serra (noto come Representative Concentration Pathway/RCP 8.5,), che prevedeva un aumento delle temperature medie globali compreso tra 3,5 e 5,5 °C entro il 2100 in confronto ai livelli preindustriali, “non è più ritenuto plausibile”.
Ciò è dovuto, spiega la nota di Bruxelles, ai progressi ottenuti nelle politiche di mitigazione climatica e alla crescente diffusione delle tecnologie pulite, che sta rallentando la crescita delle emissioni di gas serra.
I sette scenari illustrati nello studio costituiranno la base per la futura ricerca sul clima, compreso il settimo Rapporto di Valutazione (AR7, atteso tra il 2027 e il 2029) dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), l’organismo dell’Onu che valuta la scienza climatica.
Tuttavia, si avverte, quello che oggi è considerato lo scenario ad alte emissioni più plausibile porterebbe comunque a un aumento delle temperature di circa 3,5 °C entro la fine del secolo, con un ulteriore riscaldamento anche oltre il 2100, senza escludere un possibile incremento fino a circa 4 °C.
Allo stato attuale, il nuovo “scenario migliore” porterebbe a un riscaldamento globale di circa 1,7 °C, superando temporaneamente l’obiettivo di 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi. “È quindi necessario accelerare gli sforzi di mitigazione”, ammonisce la Commissione europea.
Il quadro che emerge dallo studio, si precisa, “non mette in discussione i risultati ottenuti in passato dalla modellazione climatica”, perché gli scienziati “hanno previsto con buona accuratezza il riscaldamento globale, senza sovrastimarlo” e le temperature globali attuali “rientrano nell’intervallo delle proiezioni elaborate dai modelli climatici”.
Rischi climatici e danni economici
Altre valutazioni rilevanti riguardano i costi del cambiamento climatico: la Commissione europea ha stimato che il Pil dell’Ue potrebbe risultare inferiore del 7% entro la fine del secolo in uno scenario di forte riscaldamento, rispetto a uno scenario compatibile con 1,5 °C, generando enormi perdite economiche cumulative nei prossimi decenni.
Eventi meteorologici estremi come alluvioni, incendi, siccità e scarsità idrica, “stanno già rappresentando un rischio enorme per la salute pubblica e l’economia”, rimarca Bruxelles.
Poiché questi fenomeni sono destinati a diventare più intensi e frequenti, cresceranno anche gli impatti sulla produttività del lavoro, sulla salute e sulle infrastrutture chiave, inclusi trasporti e produzione di energia.
Gli scenari climatici che rimangono plausibili “continuano a essere profondamente preoccupanti”, pertanto un’azione climatica urgente e costante resta essenziale.
Intanto, in un white paper pubblicato lo scorso 3 giugno, Deloitte afferma che il rischio climatico rappresenta sempre più una “variabile strutturale” per la competitività dell’Italia, tanto che i danni diretti alle infrastrutture causati dal cambiamento climatico potrebbero raggiungere 5 miliardi annui entro il 2050.
Contando anche gli effetti indiretti, come l’interruzione dei servizi e gli impatti sulle catene di fornitura, il costo complessivo stimato è tra 11,5 e 18 miliardi l’anno al 2050.
Tra gli esempi citati, il settore del turismo: secondo Deloitte potrebbe subire una contrazione della domanda fino all’8,9% in caso di un forte aumento della temperatura media (+4 °C), e perdite dirette per circa 52 miliardi di euro.
In uno scenario con un aumento della temperatura di 2 °C, invece, le perdite dirette stimate sarebbero di circa 17 miliardi di euro.
Deloitte prevede, in generale, una progressiva riduzione del Pil fino al 6% entro il 2050, a seconda dell’intensità degli impatti economici e dello scenario considerato.
- White paper Deloitte (pdf)




























