I consumi di gas in Italia tornano a 16 anni fa

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Il consumo di gas naturale in Italia quest’anno si dovrebbe attestare sui 62-63 miliardi di metri cubi, cioè pari ai consumi del 1998. E' una stima basata sui dati forniti dal MiSE per il periodo gennaio-agosto. Il calo dei consumi va imputato al peso delle energie rinnovabili nel sistema elettrico e alla dura crisi economica.

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Se il trend 2014 non cambierà nell’ultimo quadrimestre (i dati disponibili si fermano ad agosto), il consumo di gas naturale in Italia di quest’anno ‘rischia’ di attestarsi sui 62-63 miliardi di metri cubi. Significa che si ritornerà ai consumi di 16 anni fa, cioè del 1998 (62,6 miliardi di m3). Un segnale che dovrebbe far riflettere su quanto stia mordendo la crisi (forte calo dei consumi di gas nel settore industriale) e su quanto incidono ormai nel mercato elettrico le rinnovabili (crollo dei consumi di gas nella generazione termoelettrica), ma anche sulla reale necessità di costruire nuovi costosi gasdotti e terminali.

Questa stima per il 2014 nasce da una valutazione dell’ultimo bilancio mensile elaborato da Ministero dello Sviluppo Economico (vedi tabella). Se nel mese di agosto i consumi di gas naturale in Italia calavano del 6,5% rispetto all’agosto 2013, su base annuale il decremento era pressoché il doppio: nel periodo gennaio-agosto il calo dei consumi sullo stesso periodo 2013 è stato del 12,8% (39,8 mld di m3 rispetto ai 45,6 dell’anno precedente).

Lo scorso anno, come abbiamo scritto a settembre, il consumo interno lordo di gas in Italia era stato di 70,1 Gmc (70,1 miliardi di metri cubi di gas a 38,1 MJ/mc). Dunque, con un probabile decremento annuale (forse conservativo?) intorno al 12%, nel 2014 saremmo appunto sui 62 Gmc, più o meno pari alle importazioni del 2013. Forse il dato finale dipenderà anche dalle temperature dei mesi di novembre e dicembre? Sta di fatto che quel record dei consumi del 2005 (86,2 Gmc) è ormai lontano: siamo quasi al 28% in meno, e in soli 9 anni. Le stesse ‘vere’ previsioni degli operatori, SNAM inclusa (piano decennale  – pdf), non ritengono che nel 2023 si arriverà a superare nei consumi nazionali la quota di 75 mld di metri cubi.

Per quanto riguarda le importazioni, finora queste si attestano intorno a -6% rispetto al gennaio-agosto 2013. La produzione nazionale, di circa 4,7 Gmc in otto mesi, è in calo dell’8,7%. In forte aumento la variazione delle scorte.

Secondo un’analisi di Gb Zorzoli, riferita però ai dati di fine 2013, il crollo dei consumi di gas rispetto al 2008 è attribuibile grosso modo per circa 10 miliardi di metri di m3 all’impetuoso incremento delle fonti rinnovabili e per 6 mld alla crisi economica. Va anche detto che ancora poco è stato fatto nella riduzione dei consumi di gas nel settore civile che, anzi, dal 2000 sono cresciuti di oltre un quinto. Vedremo cosa accadrà con il recepimento delle direttive su efficienza energetica e riqualificazione energetica degli edifici.

Per quanto concerne la seria questione della sicurezza energetica legata al gas (oltre il 40% nel 2013 è stato importato dalla Russia), il ministro Guidi ha recentemente dato rassicurazioni, spiegando che il livello degli stoccaggi è molto alto (al 94% del totale offerto dal mercato) e che si prevede di raggiungere entro fine ottobre il volume di 11,4 miliardi di metri cubi di stoccaggio commerciale, che si andranno ad aggiungere agli oltre 4,6 miliardi di metri cubi di riserva strategica esistente. Stiamo parlando in effetti di circa 2 mesi (invernali) di autosufficienza.

Tuttavia dobbiamo sempre considerare un fatto: in caso di blocco dell’esportazione di gas russo verso l’Italia, il paese governato da Putin avrebbe una perdita secca di circa 10 miliardi di euro in un anno per la mancata fornitura. Gli conviene?

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