Gli ecologisti dalle irrazionali posizioni contro le rinnovabili

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Lo “scempio del paesaggio”. Non c'è volantino di un comitato contro un impianto di biogas, un'installazione eolica o fotovoltaica che non usi questo concetto. Un approccio irrazionale, e a volte autoritario, che non fa però quasi mai i conti con ben altri impatti sul territorio, inclusi quelli causati dai grandi impianti energetici tradizionali.

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Il fenomeno è sorprendente e di difficile comprensione. Anche persone di buona volontà ecologica che si dichiarano convintamente a favore della protezione dell’ambiente e della preservazione della base naturale della vita umana su questo Pianeta si perdono in polemiche a elevato livello di irrazionalità quando si parla di fotovoltaico, eolico, biomasse. Lo fanno con stereotipi di grande semplicità intellettuale e con affermazioni palesemente false.

In campo estetico, il concetto chiave ripetuto all’infinito è lo “scempio del paesaggio”. Non esiste volantino di un comitato contro un impianto di biogas o un’installazione eolica che non usi questo concetto. «Basta eolico! In Piazza Duomo per manifestare la contrarietà allo scempio del paesaggio orvietano e italiano». Si tratta di 18 generatori eolici di 150 metri di altezza. Lo scandalo? «Anche da Orvieto si vedrebbero le pale eoliche previste per il progetto». Contento. Bello. Così anche da Orvieto si potrà avere, se il progetto dovesse essere realizzato, la sensazione rassicurante che il territorio fornisce un suo contributo per aumentare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili da importare da luoghi lontani. Questa potrebbe essere una lettura diversa sul Monte Peglia. Però esiste un solo giudizio estetico ed è quello degli oppositori.

Questa mentalità autoritaria sarebbe meno preoccupante se si rivolgesse con la stessa intolleranza contro altri pesanti interventi sul paesaggio. I capannoni industriali abbandonati che si trovano lungo le strade uscendo da molte città italiane, a volte semi demoliti, risultati di speculazioni andate male o semplicemente di una crisi economica in atto. Un colpo nell’occhio, dove qualche campo di pannelli fotovoltaici a terra a pochi metri di distanza, altro obiettivo per grida di “scempio del paesaggio”, quasi sono momenti di riposo visivo. Perché i pannelli fotovoltaici provocano una reazione negativa viscerale, mentre i ruderi dei capannoni industriali vengono considerati parte della normalità quotidiana?

Una buona spiegazione potrebbe istaurare un discorso razionale con le sorelle e i fratelli del comitato di turno contro l’impianto di produzione di energia, sotto casa o altrove. Un discorso razionale difficile di fronte a un movimento che ha più le sembianze di una crociata contro le forze del male che di un movimento per il bene comune. Se si può credere agli organizzatori, recentemente, nella città simbolo di Assisi, si sono ritrovate centinaia di associazioni e comitati provenienti da ogni parte d’Italia per la 1° Manifestazione Nazionale in difesa di “aria, acqua, cibo puliti, contro le biomasse e il biogas”. Preti, medici, qualche professore autonominato che alzano la voce per parlare dei “gravi rischi di contaminazione”, delle “emissioni nocive”, dei “bioaffari” e addirittura delle “bombe biologiche”. Un mix profondamente irrazionale che minaccia di trasformare gli importanti processi di partecipazione e decisione dei cittadini sul futuro energetico del proprio territorio in una guerra di fede, dove spariscono – sotto una colata pseudo-scientifica di affermazioni catastrofiste – gli elementi cruciali da sottoporre alla cittadinanza e da chiarire in un processo democratico.

Far cambiare idea ai catastrofisti di turno, falsi esperti ambientali e veri autoritari verdi, non sembra un’impresa promettente, il discorso razionale non fa parte del loro patrimonio culturale. Forse sarebbe più importante che i protagonisti della svolta energetica cambiassero il proprio approccio, complessivamente troppo idilliaco. Potrebbe nascere l’idea che la svolta energetica sarà un processo dolce, indolore, dove tutti guadagnano. Sciocchezze.

I 18 generatori eolici sul Monte Peglia avranno impatti ambientali ed estetici. Molto, ma molto minori delle trivellazioni in profondità per il petrolio nel Golfo del Messico e dell’estrazione dell’uranio in Australia. Sarebbe da chiarire in questi termini quale futuro energetico vogliamo, combattendo il bianco e il nero con una ricca gamma di colori.

L’articolo è stato pubblicato sul n.3/2013 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo “Per un’ecologia a colori”.

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