Spesso il nemico delle fonti rinnovabili più duro da sconfiggere è la sindrome Nimby (not in my backyard, non nel mio cortile), quando le comunità locali si oppongono con fermezza alla costruzione vicino alle loro case di pale eoliche, pannelli fotovoltaici o impianti a bioenergie.

Succede di frequente anche in Italia. Il “no” di cittadini e amministrazioni locali alle rinnovabili ha diverse motivazioni, riconducibili alla volontà di tutelare un paesaggio ritenuto immutabile, alla paura di subire impatti negativi (rumori, odori) e alla scarsa informazione sui vantaggi dei nuovi impianti green.

E se provassimo a combattere la sindrome Nimby senza negarla o rimuoverla, ma rendendo la vicinanza degli impianti un elemento positivo, capace di dare a tutti un beneficio economico?

Passare così allo Yimby delle rinnovabili, sì nel mio cortile, mi pagano per il disturbo. E la collettività ringrazia chi investe.

In Gran Bretagna stanno sperimentando proprio questa idea.

Lo scorso anno, Octopus Energy, società britannica fondata nel 2016 specializzata nelle rinnovabili, si è inventata una particolare offerta, battezzata “Fan Club” (è un gioco di parole: fan in inglese significa ventilatore), abbinata alla produzione elettrica di due pale eoliche in due cittadine, Market Weighton (nello Yorkshire) e Caerphilly, nel Galles meridionale.

A tale offerta possono aderire tutti i residenti entro determinati codici postali. Lo schema è questo: quando la pala eolica è in funzione, cioè per la maggior parte del tempo, date le condizioni locali di ventosità, si ottiene uno sconto del 20% sul proprio consumo di energia elettrica, che sale al 50% quando il vento soffia molto forte, 8 metri/secondo nel caso di Market Wighton e 11 m/s a Caerphilly.

Il costo del kWh nel Regno Unito viene calcolato ogni trenta minuti, spiegano a QualEnergia.it da Octopus, ciò vuol dire che ogni giorno ci sono 48 periodi di calcolo. Facendo coincidere il consumo del cliente con la produzione della turbina, Octopus è in grado di determinare il risparmio e applicare lo sconto a fine mese.

E non si sono fermati qui. Il successo di questa iniziativa è stato così grande e le richieste di replicarlo così numerose (oltre 8.000), che Octopus lo scorso aprile ha lanciato la prima piattaforma digitale per fare incontrare domanda e offerta di eolico.

Si chiama “Plots for Kilowatts”: i proprietari di terreni possono offrire la loro disponibilità a far installare pale eoliche, mentre le comunità locali possono manifestare il loro interesse ad avere impianti nelle loro vicinanze.

La piattaforma è in grado di incrociare questi e altri dati (velocità del vento nelle diverse aree geografiche, disponibilità/capacità della rete elettrica locale, impatti visivi e ambientali), al fine di individuare le zone più promettenti per nuovi progetti eolici.

Perfino il governo Uk sta valutando di lanciare schemi di supporto alle rinnovabili basati su queste tariffe “di prossimità”: più sei vicino a un impianto green, più puoi risparmiare sulle bollette energetiche. Con il Fan Clun di Octopus, i clienti possono risparmiare fino a 350 £/anno.

La domanda è se questo incentivo può essere esportato in altri Paesi europei, in particolare in Italia.

Il piano di Octopus prevede di realizzare almeno mille turbine eoliche con questo sistema in Uk e altrettante in Paesi esteri, entro il 2030.

“Per replicare in Italia un’iniziativa simile ci mancano ancora due step: portare qui l’attività di produzione di energia di Octopus, quindi con impianti proprietari, eolico e solare, e adattare il nostro software Kraken al mercato italiano [Kraken è il software di gestione energetica che consente, tra le altre cose, di implementare il meccanismo di incentivazione Fan Club, ndr.]. Stiamo già lavorando su entrambi i fronti”, spiega a QualEnergia.it Giorgio Tomassetti, amministratore delegato di Octopus Energy Italia.

Certo, le difficoltà ci sono, a partire dalle incertezze su burocrazia e autorizzazioni. Perciò si pensa anche di acquisire impianti esistenti, non solo di costruirne di nuovi, per accelerare i tempi.

In Inghilterra, per diversi anni, evidenzia Tomassetti, “è stato estremamente difficile, se non impossibile, costruire nuovi impianti eolici onshore a causa delle restrizioni urbanistiche. Eppure, la domanda per il Fan Club è stata forte, perché si tratta di costruire l’eolico dove le comunità lo desiderano, riducendo per loro il costo dell’energia: un aspetto che piace in tutti i mercati”.

Secondo Tomassetti, il cliente dovrebbe poter scegliere l’opzione più sostenibile per consumare energia “semplicemente perché è la migliore sul mercato”; pertanto, bisogna “inviare segnali di prezzo chiari, e purtroppo da questo punto di vista in Italia siamo molto indietro, anche a livello istituzionale”.

La strada, insomma, è quella di coinvolgere le comunità locali, garantendo vantaggi economici con la realizzazione di impianti sui loro territori. Solo così potrà essere sviluppato più rapidamente l’enorme potenziale delle rinnovabili, portando elettricità verde a basso costo e prodotta localmente a un numero crescente di consumatori.