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Se il fotovoltaico a prezzi stracciati toglie spazio al CSP

Nei giorni scorsi in California si è stravolto il progetto di una centrale solare da 500 MW: non più solare termodinamico ma fotovoltaico. Il recente crollo dei prezzi del FV potrebbe andare a scapito del CSP. Anche perché la previsione è che il costo del chilowattora da fotovoltaico continui a calare più rapidamente di quello da solare termodinamico.

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La picchiata nei prezzi del fotovoltaico potrebbe mettere in difficoltà lo sviluppo del solare termodinamico, una delle soluzioni energetiche più interessanti per grandi centrali in aree assolate. Come abbiamo raccontato ampiamente su queste pagine il costo di celle e moduli fotovoltaici in questi ultimi mesi è crollato: a giugno, dicono i dati del Bloomberg New Energy Finance Solar Value, i moduli costavano il 58% in meno rispetto al terzo trimestre del 2008.


Una diminuzione che si prevede continui e che sta avvicinando rapidamente il FV alla grid parity, il momento in cui questa fonte sarà competitiva senza incentivi con le convenzionali. “Questi cali di prezzo significano che in regioni soleggiate si può produrre elettricità dal fotovoltaico a 0,18$/kWh per i grandi impianti e a 0,20 per quelli su tetto. Visto che i prezzi di vendita dell’elettricità in alcuni mercati oscillano tra 0,20 e 0,25 $/kWh, il quadro per il settore, da questo punto di vista, sta diventando veramente interessante”, faceva notare a Giugno Michael Liebreich, di Bloomberg.


Ma con il fotovoltaico sempre più conveniente a essere messo in difficoltà è anche un concorrente pulito che finora per grandi impianti in zone ad alta irradiazione solare era più competitivo. Stiamo parlando del solare termodinamico (detto CSP), ossia quello che usa l’energia del sole, concentrata con sistemi di specchi, per scaldare un fluido utilizzato poi in ciclo termodinamico (ad esempio con turbine a vapore) per trasformare l’energia termica in energia elettrica, come avviene nelle comuni centrali termoelettriche.


Un esempio di quel che sta succedendo lo dà Greentechmedia, che racconta del recente ribaltone in un grande progetto nel deserto californiano. A Blythe, nello stato del sud-ovest americano, Solar Trust doveva realizzare una centrale a solare termodinamico da 500 MW, destinati in una fase successiva a raddoppiare. Nei giorni scorsi l’azienda ha annunciato che invece quei 500 MW di potenza non saranno di termodinamico, bensì di fotovoltaico.


La decisione appunto è stata presa guardando all’andamento dei costi del fotovoltaico scesi in alcuni casi fino a 1,30 $/watt, secondo i dati di GTM Research. Abbastanza da rendere conveniente per Solar Trust rinunciare al prestito agevolato federale da 2 miliardi di dollari cui avrebbe avuto accesso scegliendo il termodinamico. Tanto più che il fotovoltaico permette di realizzare la centrale in maniera modulare, installando e collegando 250 MW alla volta. Così, solamente con questa decisione, l’industria del solare termodinamico ha perso l’occasione di installare 1 GW di potenza, mentre nel mondo, secondo l’ultimo report di GTM research (acquistabile qui) la potenza del CSP in via di costruzione o di progettazione arriverebbe a poco meno di 18 GW (vedi immagine sottostante).



L’assedio del fotovoltaico al termodinamico sta avvenendo da tempo: il CSP, che richiede investimenti maggiori e che è di realizzazione più complicata, ha risentito più del fotovoltaico della crisi iniziata nel 2008, ma il recente calo dei prezzi di quest’ultimo è sicuramente una forte accelerazione di questa tendenza.
Secondo i sostenitori del termodinamico, su taglie molto grandi (sopra i 500 MW), il CSP sarebbe già competitivo anche rispetto alle centrali a gas. Inoltre diversi tipi di centrali a solare termodinamico hanno il grande vantaggio di consentire di immagazzinare l’energia, producendo così elettricità 24 ore al giorno e in alcuni casi permettono anche di recuperare il calore.


Ma per capire quanto il fotovoltaico rischi di frenare il termodinamico basta guardare ai costi di installazione e a quelli del chilowattora nel ciclo di vita del progetto (il cosidetto LCOE) per le varie tecnologie registrati e previsti da GTM a gennaio (dunque prima degli ulteriori cali di prezzo del fotovoltaico arrivati negli ultimi 8 mesi).





Come si vede dalle tabelle infatti quasi tutte le tecnologie CSP – e soprattutto quelle che permettono l’accumulo – hanno costi di investimento quasi doppi rispetto al fotovoltaico. Ma quel che è più importante è che anche l’LCOE è minore per le centrali fotovoltaiche, con le prestazioni migliori nel fotovoltaico a concentrazione. Inoltre – cosa molto importante –  la previsione per il futuro è che i costi del kWh caleranno drasticamente in entrambe le tecnologie, sì, ma molto più rapidamente per il fotovoltaico.



Insomma: la competizione sarà dura e – per il bene del clima – si si spera che lo spazio per entrambe le tecnologie venga trovato a discapito delle centrali a fonti fossili, che con un prezzo adeguato della CO2 diventerebbero nettamente sconvenienti. Come d’altra parte già sarebbero ora se nell’LCOE venissero ricompresi anche i costi ambientali.

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