Fotovoltaico, è possibile riavviare una filiera produttiva in Europa?

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I pareri di cinque produttori di tecnologie fotovoltaiche (ZCS, FuturaSun, Fronius, Qcells e Trina Solar) per capire difficoltà, costi e tempistica per una possibile ripresa della filiera europea.

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Riportare la produzione del fotovoltaico in Europa è qualcosa di complesso che richiederà notevoli sforzi economici e una politica industriale dedicata (ne abbiamo parlato su QualEnergia.it anche in “Enel: “industria Ue del fotovoltaico sotto scacco cinese, occorre intervenire”).

In questo video abbiamo raccolto i pareri di cinque produttori (ZCS, FuturaSun, Fronius, Qcells e Trina Solar) per comprendere proprio le reali prospettive di una filiera produttiva di celle, moduli e componenti FV made in Europe.

Per quanto riguarda gli inverter, ha spiegato Averaldo Farri, Direttore della divisione Innovazione di Zucchetti Centro Sistemi (ZCS), ad oggi nessuno dei componenti viene prodotto in Europa o negli Stati Uniti. La filiera si è infatti trasferita completamente in Cina: “dovremmo ripartire da zero e questo richiederebbe alla filiera, ma anche agli Stati membri, un ingente impegno economico e per rientrare di questo investimento potrebbero volerci almeno 7-10 anni in Europa”.

Secondo Farri, potremmo intanto riportare in Europa la costruzione di tutta la parte meccanica degli inverter, continuando a importare le schede assemblate in Cina. Questo risolverebbe anche alcune criticità di trasporto dei materiali legate all’attuale complessità del quadro geopolitico.

In sostanza, ci spiega Farri, non possiamo pensare di riavviare nell’immediato una filiera completa, ma bisognerà procedere per step, passeranno molti anni e sarà necessario investire in formazione e applicare adeguate misure fiscali per sostenere le imprese.

“In molti parlano di una nuova vita della filiera FV in Europa, ma in pochi oggi investono per farla ripartire”, ha detto Nicola Baggio, Technical and special project manager di FuturaSun. La sua azienda, che produce attualmente in Cina, sta investendo anche nella realizzazione di una gigafactory a Cittadella, in Veneto. L’obiettivo è raggiungere una produzione di oltre 1 GW all’anno di moduli ad alta efficienza.

Finora a dissuadere da questi investimenti, oltre ai costi, ci sono i lunghissimi tempi burocratici europei, eccessivi rispetto a quelli della Cina.

In sintesi, gli operatori del comparto industriale FV pensano che in questa fase sia molto più importante creare strette collaborazioni con l’industria cinese e procedere a piccoli passi, anziché affrontare la competizione con una politica dei dazi, che non ha mai portato benefici.

Le interviste sono state raccolte durante la sesta edizione della Energy Conference organizzata da Energia Italia il 24 e 25 gennaio scorsi a Marsala.

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