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Addio carbone: il crollo in UK continua, verso lo stop al 2025

Mentre Londra conferma il piano per chiudere tutte le centrali a carbone entro il 2025, i dati sul mix elettrico britannico mostrano il crollo che la fonte ha subito i soli cinque anni. Nel 2017 il carbone è stato battuto per 263 giorni dal solo eolico e per 180 dal solo FV.

Nella patria della rivoluzione industriale, che fu mossa proprio da questo combustibile, la produzione da carbone è calata dell'80% nel giro di cinque anni e il governo conservatore questa settimana ha confermato il piano per chiudere con questa fonte entro il 2025 (allegato in basso).

Gli ultimi dati sul mix elettrico britannico nel 2017 mostrano bene come l'anno scorso la ritirata del carbone abbia oltrepassato limiti storici (grafici sotto, elaborazione MyGridGB su dati Sheffield University ed Elexon).

Ad aprile, per la prima volta da 135 anni, la Gran Bretagna è rimasta un intero giorno senza consumare un solo kWh da carbone. A giugno, per la prima volta le rinnovabili hanno oltrepassato il 50% della domanda.

Nell'anno da poco concluso, il carbone britannico ha dato oltre 8 TWh in meno rispetto al 2016.

Le fonti rinnovabili in generale hanno fornito più energia di questa fonte per 315 giorni. L'eolico ha sorpassato il carbone in quanto a produzione in 263 in giorni, il fotovoltaico in180.

Le ore senza carbone nel mix in un anno sono quasi triplicate: da 210 nel 2016 a 624 nel 2017.

In cinque anni, il mix del Regno Unito è cambiato così:

Come si vede, la produzione da carbone è diminuita dell'80%, passando dal 43 al 7% (la media 2018, limitandosi ai primi sette giorni dell'anno, ovviamente è poco rappresentativa).

Nel 2016 sono state tre le centrali a carbone britanniche andate in pensione. Nel 2017 non ne è stata chiusa nessuna, ma il prezzo della CO2 e i prezzi relativamente bassi del gas stanno rendendo la vita difficile a questi impianti: nel Regno Unito le centrali pagano per emettere CO2 circa 23 sterline a tonnellata, cioè circa 5 volte i valori del resto d'Europa.

La previsione del nuovo piano governativo (link in basso) è che, delle 8 attualmente in attività, un'altra centrale venga fermata nel corso del 2018, per passare dai 13,8 GW attuali a 1,5 GW nel 2025 anno in cui l'ultima di queste ciminiere smetterà di fumare.

Non c'è un programma fissato per le dismissioni: saranno gli economics a mettere fuori mercato il carbone, spiega il piano governativo. Da questo punto di vista, dal fronte ambientalista si critica il fatto che viene permesso a questi impianti di partecipare al capacity market, che potrebbe essere una stampella che posticipa il distacco della spina.

Il colpo di grazia poi verrà da un nuovo standard sulle emissioni, su cui Londra deve ancora legiferare, che entro la deadline citata metterà fuori legge le centrali con emissioni oltre i 450 grammi di CO2/kWh, obbligando gli impianti a carbone a fermarsi o a dotarsi di costosi dispositivi per la CCS, la cattura dell'anidride carbonica.

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