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Nuovo dieselgate negli Usa, Cummins multata per 1,6 miliardi di dollari

La società metterà a bilancio una passività di oltre 2 miliardi di dollari per la violazione delle norme sulle emissioni di quasi un milione di pickup Chrysler, pur senza ammettere alcun illecito.

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Cummins, un produttore americano di motori diesel e soluzioni per le emissioni del settore auto, dovrà pagare una multa di 1,675 miliardi di dollari per avere violato la normativa ambientale americana relativamente a quasi un milione di veicoli Chrysler.

Si tratta della più grande sanzione amministrativa comminata dal Dipartimento della Giustizia Usa ai sensi del Clear Air Act e la seconda maggiore sanzione ambientale mai imposta negli Stati Uniti, dopo quella da 2,8 miliardi di dollari a Volkswagen del 2017 per lo scandalo delle emissioni truccate, il cosiddetto “dieselgate”.

Il Dipartimento della Giustizia ha reso noto il provvedimento contro Cummins a fine dicembre, in relazione all’accusa di avere installato dei dispositivi di manipolazione su pickup della Chrysler, che è controllata da Stellantis, la multinazionale nata dalla fusione del conglomerato italo-americano Fiat Chrysler Automobiles e del gruppo francese PSA.

I cosiddetti “defeat devices” alla base delle accuse, simili per effetto a quelli del caso Volkswagen, sono dispositivi in grado di aggirare o eludere i controlli sulle emissioni. Sarebbero stati installati su 630.000 motori diesel di pick-up RAM 2500 e 3500 della Chrysler prodotti nel periodo 2013-2019. Dispositivi ausiliari di controllo delle emissioni non divulgati alle autorità sarebbero stati montati su altri 330.000 motori di pick-up RAM 2500 e 3500 del periodo 2019-2023, per un totale quindi di 960mila veicoli coinvolti venduti soprattutto negli Usa.

Cummins ha precisato nella sua informativa all’autorità di regolazione della borsa Usa che iscriverà a bilancio un onere di 2,04 miliardi di dollari nel quarto trimestre del 2023 per appianare la controversia, risolta in sede extragiudiziale e per la quale non ha ammesso alcun dolo.

Nell’informativa, Cummins ha infatti dichiarato che dopo aver condotto “un’ampia revisione interna” e avere cooperato con le autorità di regolamentazione per più di quattro anni, “non ha riscontrato alcuna prova che qualcuno abbia agito in malafede e non ammette alcun illecito”.

La società americana ha reso noto che pagherà 1,93 miliardi di dollari nella prima metà del 2024, mentre il saldo della multa avverrà nei trimestri successivi.

Dieselgate Volkswagen

Il caso di Cummins ricorda il dieselgate del gruppo Volkswagen, pur con delle importanti differenze.

L’azienda tedesca, infatti, ammise di avere commesso illeciti, per i quali sono ancora in corso dei procedimenti penali nei confronti degli individui responsabili, mentre nel caso dell’azienda americana le sanzioni sono state solo pecuniarie e di natura amministrativa.

L’ex capo di Audi, Rupert Stadler, è stato condannato lo scorso giugno da un tribunale tedesco a un anno e nove mesi con la condizionale per frode in relazione allo scandalo delle manomissioni dei rilevamenti delle emissioni diesel, emerso nel 2015, diventando così il primo ex membro del Consiglio di amministrazione a ricevere una condanna penale.

Altri quattro attuali o ex dirigenti e ingegneri di Volkswagen sono sotto processo presso il tribunale regionale di Braunschweig, nel nord della Germania, dal settembre 2021 con l’accusa di frode.

Il procedimento contro l’ex amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn, che si dimise pochi giorni dopo l’emergere dello scandalo nel settembre 2015, è stato separato a causa del suo stato di salute, e non è chiaro se il 76enne sarà mai processato, secondo Reuters.

Esiste poi un gran numero di procedimenti civili in cui sia gli investitori che i proprietari di auto diesel avanzano richieste di risarcimento danni. Il più importante è una causa intentata dal gestore di fondi Deka Investment presso il tribunale regionale superiore di Braunschweig.

I querelanti accusano Volkswagen di aver tenuto a lungo segrete le informazioni sullo scandalo delle emissioni, con richieste complessive di risarcimento che ammontano a circa 9 miliardi di euro.

Richiami

Tornando al caso di Cummins, In un’altra informativa alla Securities and Exchange Commission, l’azienda aveva dichiarato che le autorità di regolamentazione Usa temevano che alcuni sistemi dell’azienda potessero ridurre l’efficacia degli apparati di controllo delle emissioni e quindi agire come dispositivi di manipolazione.

Cummins aveva reso noto un esame della situazione già nel 2019 e aveva già richiamato i modelli RAM 2500 e 3500 del 2019. Ha poi avviato anche un richiamo dei modelli coinvolti prodotti dal 2013 al 2018, accantonando in precedenza un totale di 59 milioni di dollari per i costi stimati per l’esecuzione di questi e altri richiami correlati.

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