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Per le imprese bollette elettriche in calo, ma restano più alte della media UE

I valori del kWh per le utenze non domestiche sono scesi nel 2016, riportandosi su livelli analoghi al 2011. I prezzi però sono più elevati rispetto a quelli pagati dalle industrie degli altri paesi europei: +4,5 centesimi di euro circa nelle varie fasce di consumo. Le rilevazioni dell’ENEA.

In diminuzione negli ultimi due anni, ma rimasti su un livello medio più alto rispetto al 2008: è questo, in sintesi, l’andamento dei prezzi dell’elettricità pagati dalle imprese italiane, secondo le rilevazioni dell’ENEA, incluse nell’analisi trimestrale del sistema energetico nazionale (vedi QualEnergia.it per una valutazione complessiva del documento).

I valori del kWh nelle varie fasce di consumo, si legge nel rapporto, si sono molto avvicinati a quelli del 2011, dopo essere saliti ai livelli massimi nel periodo 2012-2014 ed aver poi iniziato la discesa, che però non ha consentito alle nostre aziende di recuperare il divario di competitività con gli altri paesi.

Vediamo più in dettaglio: nella fascia di consumi annui compresi tra 20 e 500 MWh, evidenzia l’ENEA, il prezzo pagato dalle imprese nel 2016 era pari a 18 centesimi di € per kWh al netto di tasse e imposte recuperabili, un valore medio sostanzialmente in linea con il 2011, come mostra il grafico qui sotto.

Per quanto riguarda la fascia media (20-2.000 MWh) e quella più alta (500-20.000 MWh), prosegue l’analisi, le industrie hanno pagato rispettivamente 16,4 e 14,5 cent€/kWh, senza discostarsi molto dai prezzi registrati cinque anni fa per le stesse utenze non domestiche.

I due grafici sotto riassumono questi andamenti: il primo è riferito alla fascia media, il secondo alle imprese più energivore.

Guardando, invece, all’evoluzione dei prezzi nell’intero periodo 2008-2016, dai medesimi grafici si nota chiaramente che le industrie hanno pagato una bolletta più salata rispetto a otto anni prima.

L’incremento percentuale maggiore ha colpito le piccole imprese: nella fascia 20-500 MWh. Infatti, l’energia elettrica nel 2016 costava il 14% in più in confronto al 2008.

In tutti questi anni, osserva poi l’ENEA, il prezzo dell’elettricità per i clienti non domestici è rimasto più alto della media UE, aggirandosi intorno a +4,5 cent€/kWh nelle tre fasce di consumo.

Il divario maggiore risale al 2012, quando oscillava sui 5,6-5,8 cent€/kWh. Nel 2016, invece, lo scostamento tra prezzi medi italiani ed europei è sceso a circa 3,7-3,8 centesimi.

L’Italia è il secondo Paese, dopo la Germania, in cui tasse e imposte non recuperabili pesano maggiormente sul conto finale dell’energia elettrica: 45% del totale, con uno scostamento medio di +1,59/+1,66% rispetto alla media europea, secondo le varie fasce di consumo, come riassume il quarto grafico che proponiamo.

I prezzi, termina l’analisi, sono diminuiti nei primi mesi del 2017. Da gennaio a marzo, infatti, il piccolo consumatore non domestico ha pagato in media 17,5 cent€/kWh risparmiando qualcosa (-2,3%) rispetto al trimestre precedente (ottobre-dicembre 2016).

La riduzione è ancora più sensibile se si confrontano questi 17,5 centesimi con gli esborsi del primo trimestre 2016 e del quarto 2014: rispettivamente -5,6% e -16%, cioè 1-3 cent€/kWh in meno.

Ancora un’osservazione sugli oneri di sistema, che hanno subito un calo significativo all’inizio del 2016, in seguito all’entrata in vigore del nuovo sistema di fatturazione della bolletta elettrica (Bolletta 2.0) che ha spostato le componenti UC3 e UC6 sotto la voce “Spesa per il trasporto e la gestione del contatore”.

In particolare, precisa il documento dell’ENEA, nel primo trimestre 2017 la piccola impresa in bassa tensione con potenza disponibile oltre 15,5 kW ha visto una diminuzione di oltre il 6% rispetto ai tre mesi precedenti e del 5,6% nel paragone con un anno prima, addirittura del 15% se il confronto riguarda il picco degli oneri che si è avuto nell’ultimo trimestre del 2014 (vedi il grafico qui sotto).