Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Insicurezza nucleare: fermato il secondo reattore della centrale di Flamanville

A causa di una fuoriuscita d'acqua nel circuito di raffreddamento, EDF oggi ha fermato un reattore della centrale, dopo che un altro era stato fermato il 9 febbraio per un'esplosione. Fukushima: una sentenza in Giappone condanna la Tepco a risarcire danni per negligenza.

Nella centrale atomica di Flamanville (nella foto) le cose non vanno per niente bene: anche il secondo reattore della centrale è stato fermato per un nuovo incidente. E si torna a parlare dell'insicurezza di questi impianti.

Questa volta non si è trattato di un'esplosione come è accaduto il 9 febbraio, ma di una fuoriuscita d'acqua nella fase di raffreddamento.

A decidere il blocco del reattore, stamattina alle 6, è stata l’Electricitè de France (Edf), la società che gestisce l'impianto della Bassa Normandia.

Nella nota di EDF si legge che “alcune squadre sono al lavoro per effettuare una diagnosi e per riparare il circuito di raffreddamento. Le autorità pubbliche e di sicurezza nucleare sono state informate della situazione".

La fuoriuscita si sarebbe verificata nel circuito di raffreddamento dell'acqua di mare, in un'area non nucleare della centrale. Quanto tempo durerà il blocco però è difficile prevederlo.

L’altro incidente alla centrale nucleare di Flamanville, quello del 9 febbraio, che aveva causata un incendio non aveva provocato feriti gravi, ma solo cinque persone lievemente intossicate.

Ricordiamo che l'ASN, l'autorità francese per la sicurezza del nucleare, a metà gennaio aveva dato il via libera al riavvio di 9 dei 12 reattori da 900 MW per oltre 8 GW di potenza, fermi per diverse settimane per verifiche dopo un esame delle relazioni tecniche presentate da EDF. Tra questi non c’erano quelli di Flamanville.

Sta di fatto che l’eredità che il complesso atomico francese lascerà ai posteri è molto complessa e rischierà di impegnare risorse molte ingenti.

La sicurezza delle centrali atomiche riporta alle cronache e alla mente a sei anni di distanza l’enorme catastrofe di Fukushima.

Nei giorni scorsi il tribunale di Maebashi nella prefettura di Gunma, ha dato ragione a 137 querelanti, sfollati dalle zone contaminate, che avevano fatto causa alla Tepco, la società che gestisce i reattori della centrale, e al governo nipponico per la mancata prevenzione, motivando il fatto che la tragedia poteva essere evitata, nonostante lo tsunami.

Tutti ricordano invece la versione della Tepco riguardo all’incidente: non poteva essere prevedibile data la magnitudo del fenomeno sismico.

La sentenza ora prevede che ad ognuno dei querelanti la Tepco dovrà rimborsare l’equivalente di 315mila euro, per danni morali e alla salute causati dalla sua negligenza e quella del governo.

Secondo il tribunale, infatti, era ben noto che la zona fosse soggetta a catastrofici tsunami e la Tepco, pur essendone a conoscenza e avendo persino avuto un rapporto nel 2004 che la avvertiva della necessità di prendere misure, come alzare il muro di protezione e mettere in sicurezza i generatori diesel di emergenza, non ha mai fatto nulla, probabilmente perché la centrale sarebbe stata chiusa entro alcuni anni vista l’età avanzata.

Tuttavia, si ricorda nella sentenza, una centrale poco più a nord di Fukushima, colpita da onde anche più alte, è uscita indenne dalla catastrofe, grazie alle opportune misure antitsunami.