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Come consumano energia le grandi corporation del settore digitale

In un recente report Greenpeace ha stilato una classifica delle aziende del settore Information Technology più attente ai consumi di energia e all’utilizzo di fonti rinnovabili. L’associazione ambientalista premia Apple, Google e Facebook. Male invece Netflix, Amaxon e Samsung.

Il settore IT consuma 7% dell’elettricità globale. È da qui è partita Greenpeace per una indagine su questa tipologia di aziende, analizzate in base al loro approccio con i consumi di energia e l’utilizzo di energie rinnovabili.

Far funzionare dispositivi, server e infrastrutture legate ad internet richiede un notevole consumo energetico e poiché si prevede un ulteriore incremento del traffico Internet entro il 2020 anche il fabbisogno di energia per questo comparto tenderà a crescere. Il passaggio alle energie rinnovabili da parte di queste aziende digitali è quindi quanto mai necessario.

Greenpeace USA, nel suo report (“Clicking Clean”, vedi allegato in basso) ha realizzato una classifica delle aziende più green, comparando le performance energetiche delle compagnie leader del settore IT e valutando il loro livello di utilizzo di fonti rinnovabili.

Nell’indagine è stato incluso anche il grado di trasparenza delle singole aziende in merito alle proprie politiche o scelte energetiche.

Le aziende IT più green

Facebook, Google e Apple sono state le prime ad impegnarsi ad utilizzare le rinnovabili e hanno fatto da apripista ad altre venti compagnie del settore, ricevendo da Greenpeace il riconoscimento di compagnie informatiche più green. La quota di energia “pulita” utilizzata è pari all’83% per Apple, al 67% per Facebook e al 56% per Google.

Apple, per il terzo anno di fila, si conferma l’azienda del settore digitale con le minori emissioni di CO2 e quella che ha fatto l’uso migliore di energia rinnovabile, investendo ad esempio in energia solare in Cina già dal 2015.

L’azienda si propone di ridurre le proprie emissioni partendo da cinque aree principali: manifattura, uso dei prodotti, attrezzature, trasporto e riciclaggio.

I prodotti sono realizzati per avere la maggiore efficienza energetica possibile, così da non dover essere ricaricati troppo spesso. Il sistema operativo del Mac, solo per fare un esempio, mette in automatico l’hard disk in stand-by e fa funzionare il processore a bassa intensità, quando il lavoro dell’utente è meno intenso, così da risparmiare energia.

Anche il 93% degli loro uffici, store e data centre presenti nel mondo utilizzano solo energia rinnovabile (vedi The Guardian).

La Apple sta poi cercando di rivedere le proprie politiche di riciclaggio e di spedizione. In particolare nella produzione sono state individuate le due aree in cui si può ridurre il consumo di energia: la produzione di materiali grezzi e l’elettricità impiegata.

Nel 2015 la compagnia ha anche avviato un programma per aiutare i suoi partner internazionali a ridurre il proprio uso di energia e a consumare energia pulita per i propri processi. Anche a questo scopo la Apple ha realizzato in Cina un impianto solare FV da 200 MW e ne ha avviato un altro in Mongolia da 170 MW.

L’azienda sta poi lavorando con i suoi fornitori per installare nei prossimi anni altri impianti di energia rinnovabile per una potenza pari a 4 GW, di cui due solo in Cina, probabilmente entro il 2020.

Riguardo ai prodotti, l’azienda ha compreso ad esempio che modificando l’alluminio presente negli iPhone, si possono ridurre ulteriormente le emissioni e, nello specifico, usando alluminio fuso grazie all’elettricità da fonte idroelettrica (si veda anche ideegreen.it).

Facebook, dal suo canto, punta entro il 2018 a svolgere la metà delle sue operazioni con energia pulita, per arrivare quanto prima al 100% da rinnovabili. L’azienda nel 2015 ha avviato in Texas la realizzazione di un immenso data centre, il Fort Worth Data Center, funzionante esclusivamente con le rinnovabili, che prevede di ampliare con nuovi edifici a basso consumo energetico nei prossimi anni.

Terzo posto sul podio delle aziende IT eco-friendly spetta a Google, che peraltro è stata già dal 2012 la pioniera nel settore riguardo all’utilizzo di fonti rinnovabili, soprattutto negli States. Oggi genera elettricità per i propri consumi grazie ad impianti per circa 1.850 MW, gran parte potenza da fonti rinnovabili.

L’azienda ha annunciato che entro il 2017 i fabbisogni energetici di tutti i suoi uffici e data centre saranno soddisfatti esclusivamente da rinnovabili.

Il colosso della rete è oggi uno dei principali acquirenti di energia pulita, avendo acquistato solo nel 2015 il 44% della propria energia da produttori di energia solare ed eolica. Nel 2016 ha acquistato l’energia prodotta da altri 236 MW di nuovi impianti eolici installati in Norvegia e Svezia, per un totale di 500 MW di impianti presenti solamente in Europa.

Marc Oman, EU Energy Lead di Google, ha dichiarato che investire nelle energie rinnovabili è il miglior modo per avere un risparmio dei costi sul lungo termine.

Le aziende che non hanno recepito questo cambiamento

Alcune compagnie del settore su questo aspetto sono invece in forte ritardo. È il caso del colosso Amazon, ma anche di Netflix e Samsung,

Nonostante le numerose promesse fatte da Amazon sul suo impegno di consumare elettricità verde, l’azienda manca ancora di trasparenza riguardo le proprie scelte energetiche, oltre al fatto che si sta sviluppando maggiormente in paesi che utilizzano energia da fonte fossile.

Male anche il settore “video streaming”, che è ormai uno dei veicoli di traffico dati maggiori della rete. Nel 2015 ha rappresentato il 63% del traffico Internet globale e nel 2020 si prevede possa raggiungere l’80%.

La sola Netflix, grazie ai suoi account, ha già raggiunto un terzo del traffico internet totale degli Stati Uniti, diventando, accanto a Facebook, Apple e Google, uno dei pilastri della galassia Internet, quindi potenzialmente in grado di influenzare l’opinione pubblica anche in materia energetica.

Quest’azienda, in rapida espansione soprattutto in Asia, nel 2015 aveva annunciato di controbilanciare le emissioni di anidride carbonica dai propri processi produttivi. Ad oggi però non ha fornito i dettagli su come questo obiettivo potrà essere raggiunto.

Sembra si stia limitando a comprare solo crediti per compensare le sue emissioni, ma non risultano investimenti in impianti di produzione energetica a fonti rinnovabili.