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Wwf Italia a Renzi: "fuori dal carbone in tempi rapidi"

Il Wwf Italia per il 2016 chiede al presidente del Consiglio Matteo Renzi un piano di rapida uscita dal carbone che preveda tappe precise e disincentivi che impediscano agli operatori di privilegiare l’uso delle centrali a carbone che emettono più CO2

Il Wwf Italia per il 2016 chiede al presidente del Consiglio Matteo Renzi un piano di rapida uscita dal carbone che preveda tappe precise e disincentivi che impediscano agli operatori di privilegiare l’uso delle centrali a carbone che emettono più CO2. Un impegno finora disatteso, denuncia l’associazione, nonostante Renzi il 22 giugno 2015 agli Stati Generali sul Clima abbia affermato che "oggi il nostro nemico è il carbone" e annunciato provvedimenti entro sei mesi.

Come riporta il dossier curato dalla campagna del Wwf “No al carbone, si al futuro”', a parità di energia prodotta questo combustibile fossile rilascia in atmosfera, nei terreni e nelle acque, le maggiori quantità di inquinanti ed è inoltre la principale minaccia per il clima, visto che le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.

Per il Wwf serve un’azione forte per la chiusura del carbone in Italia e il lancio della decarbonizzazione dell’energia e dell’economia: agire subito per avviare la transizione dall’attuale modello di sviluppo, incentrato sui combustibili fossili, a un modello green, basato sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili, valorizzando le opportunità derivanti dall’applicazione dei criteri dell’economia circolare e dallo sviluppo di soluzioni eco-innovative nell’energia, nei trasporti, nell’edilizia.

Le Regioni italiane, secondo l’associazione, possono iniziare da subito dando il via a politiche di contrasto al cambiamento climatico in linea con la risoluzione approvata dalla Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali e dal Consiglio Regionale della Liguria che chiede di ridurre la CO2 del 50% invece del 40%, come concordato su scala europea.

Secondo il rapporto Wwf “Carbone: un ritorno al passato inutile e pericoloso, attualmente in Italia sono in funzione 12 centrali a carbone alcune delle quali sono vecchie, usano tecnologie obsolete e sono attive nel bel mezzo di aree urbane densamente abitate. Questi impianti nel 2014 hanno contribuito a soddisfare solo il 13,5% del consumo interno lordo di energia elettrica con circa 43.455 GWh, ma hanno emesso oltre 39 milioni di tonnellate di CO2 corrispondenti a quasi il 40% di tutte le emissioni del sistema elettrico nazionale. L’Italia, con una potenza elettrica installata di circa 122 GW, a fronte di una punta massima della domanda di quasi 59,4 GW (raggiunta il 21 luglio 2015 a causa delle condizioni di caldo eccezionale), ha una sovrabbondanza di centrali termoelettriche (overcapacity) che fa sì che già oggi gli impianti funzionino a scartamento ridotto, con un assurdo aggravio di costi per i cittadini.

Per il Wwf, quindi, “il nostro Paese, può e deve abbandonare gli impianti a carbone, puntando su efficienza energetica, fonti rinnovabili, sistemi di accumulo e reti elettriche intelligenti”.