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Etichettatura energetica per il solare termico: regna lo scetticismo

La nuova etichettatura obbligatoria per i sistemi di riscaldamento e produzione di acqua calda potrebbe costituire un’opportunità di mercato per il settore del solare termico? A giudicare da un'indagine condotta con produttori e distributori in diversi Paesi europei, sembrerebbe proprio di no.

A settembre 2015 una nuova normativa, volta a incentivare il risparmio energetico e la consapevolezza dei consumatori, ha fatto la sua entrata in scena: l’etichettatura energetica obbligatoria per tutti i dispositivi di produzione di acqua calda sanitaria e per il riscaldamento degli ambienti.

Per la tecnologia del solare termico ciò implica che i produttori sono obbligati a porre una etichetta sui loro prodotti e sui kit pre-assemblati. Allo stesso tempo, distributori e installatori, se vendono sistemi che combinano elementi e/o tecnologie provenienti da diversi fornitori, devono calcolare e dichiarare una etichetta per il pacchetto fornito (vedi QualEnergia.it, "Label Pack A+, l'etichetta per l'impianto integrato").

Restando quindi nel settore del solare termico, cosa comporta questa etichetta in termini di obblighi e, soprattutto, costituisce una opportunità di incrementare il mercato, potendo mettere in evidenza i vantaggi energetici e ambientali di questa tecnologia?

Per ora regna lo scetticismo

Al momento, almeno a giudicare dalle opinioni degli stessi fornitori di tecnologia, sembrerebbe proprio di no. Una recente indagine condotta dalla società tedesca Solrico rivela uno scetticismo di fondo da parte di produttori e distributori nei confronti della nuova normativa appena entrata in vigore. Sono stati 158 i soggetti intervistati e, come si vede nel grafico che riporta i risultati del sondaggio svolto in tutti i paesi coinvolti, l’opinione negativa (barre rosse) sul fatto che l’etichettatura possa portare a un incremento di vendita supera, spesso di gran lunga, un atteggiamento più positivo (barre verdi). Quantitativamente, raggruppando tutte le risposte negative, circa il 50% dei produttori ha dichiarato di non vedere alcuna opportunità di miglioramento del mercato a causa dell’introduzione dell’etichetta.

Per completare la lettura del grafico, si osserva che i numeri tra parentesi accanto a ogni Paese indicano il numero di attori che hanno risposto al questionario.

Mercato grande, grandi dubbi

I risultati meno incoraggianti vengono dall’industria tedesca, senza dubbio la più grande in Europa, dove solo 2 soggetti su 40 nutrono qualche speranza nell’etichettatura energetica, mentre un terzo degli intervistati mostra una tendenza a credere in questa possibilità e quasi due terzi si dichiara totalmente in disaccordo con questa visione.

In Italia, forse anche a causa del mercato solare continuamente in calo e della eccessiva presenza di normative oberanti, la situazione è ancora più critica e nessuna delle aziende interpellate crede che l’etichetta possa giocare un ruolo positivo nelle vendite.

Si è sempre parlato dei maggiori vantaggi dei quali dovrebbe godere soprattutto l’industria dei bollitori rispetto a quella “pura” del solare termico, in quanto quest’ultima, per usufruire in pieno degli aspetti positivi dell’etichettatura, deve affidarsi a distributori e installatori “sperando” che dichiarino l’etichetta relativa al pacchetto di vendita completo. I produttori di boiler, invece, possono etichettare direttamente il loro prodotto. Se si guarda, però, ai risultati dell’indagine sopra descritta, dividendo le aziende in gruppi merceologici, si nota un atteggiamento solo in minima parte maggiormente positivo da parte dell’industria dei bollitori rispetto a quella del solare termico. Come dire: sì, ci credono un po’ di più, ma non ancora abbastanza.

Questa visione da parte di produttori e distributori pone allora una questione centrale, che resta per ora senza risposta: visto che la comunicazione ai consumatori è un aspetto chiave di questi sistemi di etichettatura energetica, cosa ci si può ragionevolmente aspettare, in termini di azioni verso il consumatore, da un’industria che non crede allo strumento che dovrebbe promuovere? La risposta, forse, arriverà nei prossimi mesi osservando il mercato e la sua evoluzione.

E non finisce qui

A complicare ulteriormente questo già intricato quadro, bisogna segnalare una recente iniziativa di un gruppo di produttori di solare termico, concentrati soprattutto in Germania, supportati da alcune associazioni e dall’ente di certificazione DIN Certco, che hanno lanciato una nuova etichetta, la “Solergy. Si tratta di un’etichetta volontaria, che parte dai risultati ottenuti mediante la certificazione Solar Keymark, in Italia ormai obbligatoria per ottenere, ad esempio, l’incentivo in Conto Termico, e arriva alla classificazione del collettore, secondo le tipiche classi energetiche degli elettrodomestici, per diverse zone climatiche e differenti temperature di fornitura dell’acqua calda.

La Solergy si propone proprio di dare il giusto risalto ai benefici energetici del solare termico che, almeno secondo il punto di vista dei promotori di questa iniziativa, non sono sufficientemente favoriti dall’etichettatura energetica europea appena entrata in vigore.