Skip to Content
| Segui QualEnergia.it su Facebook Twitter LinkedIn

Rinnovabili contro fossili, prime vittime nel termoelettrico?

Tra recessione economica e concorrenza del fotovoltaico, la crisi del termoelettrico si fa sempre più grave. Ed ecco che tra gli impianti convenzionali in Italia sembra arrivino le prima vittime: si parla della chiusura di diversi impianti di Edipower. Tra quelli a rischio di chiusura la centrale a carbone di Brindisi, un impianto a olio e due a gas.

Tra recessione economica, calo della domanda e impatto del fotovoltaico, la crisi del termoelettrico si fa sempre più grave. Ed ecco che tra gli impianti convenzionali in Italia sembra arrivino le prime vittime. Nei giorni scorsi Quotidiano Energia aveva annunciato che Edipower sta valutando se chiudere in tempi molto brevi - “questione di settimane” - due impianti a gas: il ciclo combinato da 1.770 MW di Turbigo (MI) e il turbogas da 1.179 MW di Chivasso (TO). Notizia smentita ieri dal presidente dell'azienda Roberto Garbati, senza però negare che la cosa sia possibile.

Oggi su un altro quotidiano online si legge invece lo scoop (probabilmente un po' affrettato) della chiusura di due altri impianti del gruppo: la centrale a carbone da 640 MW di Brindisi e quella da 1.280 MW a olio combustibile di San Filippo del Mela (ME).

Entrambe le notizie – sottolineiamo – per ora non sono confermate, ma sono plausibili. I sindacati sentiti escludono che vi siano decisioni già prese ma ammettono che la possibilità delle chiusure esiste. “Edipower ha un debito di 5 miliardi e queste sono alcune delle ipotesi possibili per ovviarvi”, ci spiega Mauro Broi della Uilcem Uil e che le centrali di Brindisi e San Filippo del Mela siano a rischio ce lo conferma anche Mario Arca della Flaei Cisl. L'azienda, interpellata, dichiara invece di "non avere programmi in tal senso" e ribatte che il debito a fine 2011 era di 1 miliardo, non 5.

A mettere in difficoltà Edipower, come altri operatori dell'energia convenzionale, è la combinazione “micidiale” che si sta vivendo in questo periodo: domanda in calo a causa della crisi,  regolamentazioni ambientali che penalizzano le centrali più inquinanti e – infine – la concorrenza delle rinnovabili.

Le due centrali a gas stanno infatti soffrendo oltre che degli alti prezzi del combustibile, della concorrenza del fotovoltaico, di cui più volte abbiamo parlato (per esempio qui): durante il picco di domanda diurno, l'offerta sul mercato di energia da rinnovabili a costo marginale zero e con priorità di dispacciamento costringe spesso a tenere fermi gli impianti a gas, che così lavorano troppe poche ore e non riescono a recuperare i costi fissi.

Per gli impianti più inefficienti e inquinanti si aggiungono poi altri problemi: l'impianto di Brindisi, per esempio, ci spiega Arca, è in perdita principalmente per le normative ambientali, che impongono di usare un tipo di carbone più costoso, mentre a San Filippo del Mela la centrale a olio combustibile riesce a funzionare solo grazie ai prezzi alti del mercato elettrico zonale della Sicilia, mal collegata al Continente: “Una volta che si potenzierà l'elettrodotto tra Scilla e Cariddi, non avrebbe più senso”.

Insomma il termoelettrico se la sta vedendo brutta, tanto che anche i sindacati di recente hanno lanciato l'allarme (si veda la lettera al Governo, pdf). Quel che è cambiato nel sistema elettrico italiano lo spiega bene la società di consulenza Energy Advisors: “Sino a metà del 2008 Enel è riuscita a sostenere i prezzi e a garantire in tal modo ai suoi concorrenti, che avevano acquistato a caro prezzo le sue tre Genco (nelle quali avevano poi ancora investito per i repowering in cicli combinati), di salvare i propri conti. La crisi (...) ha messo fuori gioco la stessa possibilità di guidare i prezzi in una realtà nella quale l’overcapacity diventava il vero e unico driver. La caduta dei consumi in tutta l’area OCSE ha colpito anzitutto l’industria pesante, con una contrazione del base load e al tempo stesso l’esplosione delle rinnovabili e in specie del fotovoltaico è venuta a coprire la punta, acuendo le difficoltà per il termoelettrico soprattutto per i cicli combinati”.

Il differenziale sul mercato del giorno prima tra base load nell'ultima settimana di maggio, si fa notare, “si è ristretto a 0,27 €/MWh. In pratica non c’è più differenza di prezzo tra ore piene e ore vuote”. Un fenomeno che si sta manifestando anche in Europa (Qualenergia.it, Le complicazioni del kWh low-cost da rinnovabili)

Non è un caso che in diversi Paesi i proprietari degli impianti a gas stiano chiedendo soccorso e lo stiano anche ottenendo. Sia Gran Bretagna che Germania hanno in programma di introdurre il capacity payment, di cui si parla anche in Italia, cioè la remunerazione anche per la potenza di dispacciamento anziché per la sola produzione. Ma l'aiuto più clamoroso al gas è quello a livello europeo che rivela un documento ancora segreto svelato dal Guardian: gli 80 miliardi della UE per promuovere le rinnovabili potrebbero finire anche al gas.





Commenti

ENERGIA RINNOVABILE - POMPE DI CALORE

POMPE DI CALORE RISCALDAMENTO E RAFFRESCAMENTO DEGLI AMBIENTI www.geotermiaitalia.it/catalogo/prodotti.html Sono sistemi completi di riscaldamento e raffrescamento energeticamente efficiente che assicurano una climatizzazione interna economica e al tempo stesso eco-sostenibile. Questa tecnologia è disponibile per installazioni residenziali mono/plurifamiliari ed edifici industriali e commerciali di grandi dimensioni. Pompe di calore geotermiche; Pompe di calore aria-acqua; Pompe di calore ad aria esausta. La pompa di calore geotermica utilizza come fonte di calore il sottosuolo o l’acqua di falda e consente un risparmio sui costi per il riscaldamento fino al 80%. Non è necessario risiedere in una zona termale per usufruire dei benefici del calore sotterraneo: a partire da 10 mt di profondità fino ai 100 mt le temperature si attestano intorno ai 10-12°C per tutto l'anno costituendo una fonte di calore ottimale per il funzionamento della pompa di calore. La pompa di calore aria-acqua utilizza come fonte di calore l’aria esterna e consente un risparmio sui costi per il riscaldamento fino al 50-60%. Questa pompa di calore ha un'efficienza straordinaria; ad esempio possono produrre acqua calda per riscaldamento o usi sanitari fino a temperature di 65°C con il solo compressore e lavorare fino a temperature esterne di -25°C!!! La pompa di calore ad aria esausta utilizza come fonte di calore l’aria viziata presente nella casa, consente un risparmio sui costi per il riscaldamento fino al 50%.

In un mondo normale...

In un mondo normale questa dovrebbe essere una bella notizia e il compito di un governo responsabile sarebbe fare il necessario per accelerare il processo cercando allo stesso tempo di alleviare i disagi che ogni cambiamento comporta (in questo caso vedi impiegati delle centrali che perdono il posto, ma anche gli investitori). invece in un mondo "anormale" come il nostro i sindacati scrivono al governo per lamentarsi ed il governo per tutta risposta annuncia il fotovoltaico come un problema da arginare... bah

Marchetti, a parte che è

Marchetti, a parte che è bizzarro scrivere un commento più lungo dell'articolo, forse potevi risparmiarti la fatica semplicemente spiegandoci come funzionano e dove siano già applicate queste miracolose tecnologie che "potrebbero ottenere di DIFFERENZIARE BEN IL 100% A COSTO ZERO e senza alcun sacrificio economico e fisico da parte del cittadino, ma semplicemente usando gratuitamente le nuove tecnologie e le organizzazioni disponibili sul mercato". Di gratis a questo mondo, sia in termini di energia che di denaro (che poi il secondo è una rappresentazione simbolica della prima)purtroppo non c'è nulla, e ancora meno probabile mi pare possa essere gratis la difficile e faticosa operazione di separare materiale da materiale, per cui lascia che dubiti fortemente della realtà di quanto scrivi. A meno che tu non stia parlando dei sistemi di riciclo in uso ad Hogwarth, la scuola di magia di Harry Potter...

Vivere, o usare combustibili (di qualinaìque tipo)?

Alla fine dell'articolo non ho capito se meneghello era contento o dispisciuto che si smetta di produrre inquinando. Comunque io la penso così. O differenziamo il 100% oppure, si scrive “differenziata” , ma si legge “inutilità”! Si scrive “porta a porta”, ma si legge “moltiplicazione dell’inutilità”! Esercenti, comuni cittadini e imprenditori di ogni settore, conoscendo il mio pensiero sulla Raccolta differenziata dei Rifiuti, insistono da tempo perché mi decida a esternare pubblicamente la loro voce e specialmente quella sul porta a porta. Infatti loro sanno perfettamente che ritengo la differenziazione una azione estremamente utile, ma gestita nel peggiore dei modi utilizzando formule completamente inutili, dispendiose e superate, semplicemente perché oggi tali vecchie formule sono facilmente sostituibili con nuovi metodi che differenziano il 100% senza alcun costo e non solo il solito e modesto “più o meno X %” di oggi e con costi altissimi. L’idea di base a suo tempo elaborata dall’Europa di differenziare i rifiuti, era e rimane a dir poco eccellente e insostituibile per recuperare e riciclare le materie prime-seconde (come ferro, alluminio, vetro, ecc.) e contemporaneamente per ridurre la quantità del residuo non riciclabile da stabilizzare e inviare in (redditizie) discariche (Pistoiambiente e molte altre docet) o agli inceneritori (poi “subdolamente ecologizzati” con il termine “valorizzatori”), ancora più pericolosi dei fratelli più vecchi perché non mostrando il precedente fumo nero per effetto di ottimi filtri, oggi vengono gabellati per innocui, mentre gli abitanti vengono uccisi ugualmente, lentamente e a tradimento perché nel contempo li rassicurano raccontandogli la favola della non pericolosità del fumo biancastro che è solo “vapore acqueo”, anche se poi arriva la Magistratura o l’ARPA locale, misura quel “vapore acqueo” e li fa chiudere (si vedano quelli di Pisa, Pietrasanta, Firenze, e di quasi tutte le Regioni italiane) o talvolta incriminano i responsabili per omissioni di controlli o peggio, per palese malafede finalizzata all’aumento dei guadagni. Oggi però per fortuna, disponiamo di nuove realtà e soluzioni tecnologiche che, se e quando usate, ma soprattutto volute usare, dimostrano come i vecchi metodi siano solo assurde incongruenze e/o macroscopici e insensati “errori” (tra virgolette, perché spesso scientemente voluti), i quali ci stanno inutilmente costando cari a tutti, ma veramente molto, molto cari, sia in termini di denaro che di morti per tumore. La prima di tali incongruenze è che con una media dell’oltre l’80/90% dei casi, sia nella discarica che nell’inceneritore, arriva il prodotto tal quale dal cassonetto (talvolta anche nonostante il cittadino lo abbia diligentemente differenziato con sacrificio) o perché viene riunito nuovamente durante o dopo lo svuotamento dei cassonetti per aumentare il rendimento calorico, come Striscia la notizia ha più volte chiaramente documentato, o nel migliore dei casi solo il residuo non riciclabile, spesso purtroppo neppure trattato e stabilizzato o inertizzato come previsto dalla legge, perché ciò ha un costo da evitare accuratamente, quindi, o è altamente inquinante nell’inceneritore perché addittivato con plastiche e gas Metano per alzare e mantenere stabile la temperatura di combustione, oppure, se diretto in discarica (salvo qualche rarissimo caso nel quale riceve maggiore cura come nella discarica di Peccioli di Pisa e pochissime altre) diventa automaticamente un moltiplicatore di malattie tumorali (come ormai certificato da centinaia di attendibili ricerche scientifiche) che attaccano molti organi interni degli esseri umani e degli animali allevati per la nutrizione umana, in modo diretto perché respirano i veleni presenti nell’aria e li accumulano nei propri organi, o indiretto anche a migliaia di chilometri di distanza, solo perché mangiano la frutta e la verdura coltivate dove si sono accumulati per giorni, mesi ed anni i veleni volatili (legali) o per essere state irrigate con l’acqua della falda freatica avvelenata dal percolato da discarica o dalla semplice pioggia che vi ha trasferito tutti i veleni che ha trovato accumulati sul terreno. La seconda incongruenza è quando sentiamo che esperti del settore e/o “ambientalisti” (alcuni dei quali talvolta danno la spiacevole sensazione, anche se magari errata, di essere stati opportunamente “sensibilizzati”), o blasonati docenti universitari e politici di ogni livello e colore che (invece di preoccuparsi della salute degli abitanti delle zone dove verranno installati i futuri impianti), affermano spudoratamente sulla stampa o in TV [in totale disprezzo delle evidenze più palesi, che i moderni inceneritori non sono inquinanti (si badi bene, non dicono che lo sono meno dei precedenti, affermano che non lo sono affatto, semplicemente perché le emissioni rientrano nei parametri di legge, la quale però sembrerebbe che fosse stata elaborata parametrandola perfettamente alle possibilità massime di operatività dei filtri costruibili e non viceversa, cercando di RIDURRE in modo “accettabile” il numero delle morti per tumore (come se un tale numero potesse esistesse come accettabile) e non per eliminare del tutto quelle morti, perché altrimenti tale legge avrebbe impedito del tutto la costruzione degli impianti]. In secondo luogo e soprattutto, perché QUELLO CHE UCCIDE NON E’ LA QUANTITA’ DI VELENO che fuoriesce dalle ciminiere durante i tempi di misurazione delle emissioni, tenuta (quando ci riescono) sotto i parametri di legge, MA IL SUO ACCUMULO! Con la criminale e drammatica aggravante che gli stessi scienziati, i veri esperti e i legislatori sanno benissimo che solo l’accumulo è il vero killer, ma ritengono più “opportuno” ignorare il problema e relativi effetti, che eliminarlo. Simili comportamenti farebbero pensare o che siamo nelle mani di molti distinti e stimati signori che si comportano da inetti, incapaci e poco intelligenti, ma ovviamente chi li conosce sa perfettamente che non lo sono affatto, anzi generalmente dimostrano con successo di essere esattamente l’opposto, quindi è comprensibile che i cittadini molto malignamente pensino che sotto potrebbero esserci ben altre motivazioni che non è dato di conoscere ufficialmente, proprio perché vedono che non sono affatto degli sciocchi e quando si muovono appaiono ben lucidi e coscienti di quello che dicono e che fanno. Saremmo ancora in tempo a fermare le distruzioni tanto amate da questi “manovratori” (i quali hanno una autonomia tale che non si sentono obbligati a rendere conto nemmeno a chi gli paga lo stipendio), ma è ormai troppo importante e indispensabile farsi sentire, magari con l’arma del voto, altrimenti molto presto tutti ci troveremo “nelle mani dell’ultimo padrone”, come il povero asino della storiella, al quale era stato “insegnato” a non mangiare, ma appena imparato il metodo in modo perfetto, morì di fame! Ribadendo comunque a priori che sulla bontà della differenziazione non esiste alcuna obiezione o dubbio, ma anzi essa è da migliorare al massimo, scopriamo che proprio questo miglioramento diventa la terza grave incongruenza, la quale appare grande come una montagna lasciando in bocca il sapore amaro del veleno, sia in senso figurato che reale. Infatti è ormai noto quasi a tutti gli esperti, tecnici, specialisti, protezionisti, oltre che a quasi tutti i politici, compresi gli inventori del porta a porta (con il denaro degli altri. Di coloro cioè che non possono ribellarsi, ma la cui gestione trasforma il loro già gravoso danno economico derivante dalla vecchia e normale differenziazione, in un dissanguamento assurdo quanto inutile per le abitazioni e in una supertassazione per gli esercizi pubblici e le aziende) visti, da un lato i luoghi e gli orari obbligati (pena multe) per la consegna dei vari prodotti e dall’altro lato il fatto che quasi tutti i preposti a tali decisioni sanno benissimo che al posto del buon 30% o dell’ottimo 50% o dell’eccezionale 70% di differenziata raggiungibile solo a costi insostenibili raschiando le già vuote tasche dei propri amministrati, potrebbero ottenere di DIFFERENZIARE BEN IL 100% A COSTO ZERO e senza alcun sacrificio economico e fisico da parte del cittadino, ma semplicemente usando gratuitamente le nuove tecnologie e le organizzazioni disponibili sul mercato. Allora viene spontaneo domandarsi che cosa spinga questi signori ad ignorare volutamente, consciamente e sfacciatamente ciò che, SE VOLESSERO, potrebbero raggiungere il risultato che è già stato messo a loro disposizione dai metodi più efficienti e moderni, oltre che senza alcun costo. Ci chiediamo quindi perché continuino a combattersi giornalmente tra loro cittadini e Amministrazioni (si veda Roma con Malagrotta, Nardò, Vicopisano, Massa, Pietrasanta, Palermo, Napoli e mille e mille ...”altre Napoli e Roma” in tutta la penisola) per far costruire nel giardino del vicino la nuova discarica o il terribile inceneritore, quando ormai si è assolutamente certi che NON ESITE PIU’ LA MINIMA NECESSITA’ DI COSTRUIRE TALI MOSTRI, visto che basterebbe VOLERSI ...“dare una mossa”e adeguarsi a trattamenti e tecniche più intelligenti, ecologiche ed economiche? Non sarà per caso (come malignano molti cittadini) che proprio la rilevante convenienza economica per l’utente costituisca il maggior ostacolo, in quanto tale convenienza appare in eccessivo contrasto con la poca quantità di denaro direttamente gestibile dai vertici decisionali di ogni località, stranamente, indissolubilmente e più o meno incomprensibilmente fossilizzati sui vecchi metodi, per possibili “ragioni personali”? Obiettivamente i cittadini fanno una fatica terribile a non voler pensare male per non fare peccato, come diceva Andreotti. Se qualcuno ritiene che tali cattivi pensieri siano solo gratuite malignità perché i fatti non stanno così e i nostri dirigenti e politici sono puri come l’acqua di fonte? Molto bene e tanto meglio, io sono (o sarei) il primo ad esserne felicissimo e pronto a contestare simili malignità. Dal quindi momento che mi sono assunto l’onere di raccogliere per strada queste “malignità” e di esternarle pubblicamente, mi candido come cavia e primo interlocutore al quale contestare l’infondatezza dei timori. Mi accontenterei si facessero avanti (non importa per motu proprio o spinti dai forconi dei cittadini) coloro che ritenendo solo illazioni gratuite inesattezze i pensieri e le malignità che ho ascoltato e riferito e mi volessero provare pubblicamente che tutti quanti si sbagliano, dimostrandomi però come, dove e perché! Per agevolare il dialogo comincerò subito io per primo con queste righe, a mettere nelle loro mani la mia credibilità e disponibilità, scusandomi fino da ora pubblicamente per i molti cattivi pensieri qui riportati dai quali, lo confesso, talvolta mi sono lasciato conquistare. Prometto anche che farò il possibile per non ascoltarne in seguito e non farmene venire di propri, ma a SOLAMENTE partire da SE E QUANDO vedrò che le Autorità “competenti” SMETTERANNO DI SPENDERE MONTAGNE DI DENARO CHE NON HANNO e che non potrebbero né dovrebbero più chiedere alla già super tartassata cittadinanza, per costruire (con o senza l’aiuto di “esperti Commissari all’Emergenza Rifiuti”), nuove discariche o nuovi mostri divoratori di vite umane, contenenti camere di combustione e ciminiere, che sono vere e proprie “CAMERE A GAS”, purtroppo ben più efficienti delle naziste di triste memoria, perché queste macchine sono così “efficienti e perfezionate” che riescono ad ottenere gli stessi risultati delle antenate anche all’aria aperta, e li sostituiranno con le nuove tecnologie gratuite e NON INQUINANTI, perché TOTALMENTE PRIVE DI CAMERE DI COMBUSTIONE E CAMINI. E’ vero che, come si suol dire, nessuno ...nasce”imparato”, ma buon Dio, dopo che si è stati informati in mille modi (basta andare sul web) dell’esistenza di nuove tecnologie che possono diminuire gli attuali danni economici e sacrifici fisici specialmente per gli anziani, che salvano la vita agli esseri umani, che riducono fortemente le spese sanitarie della intera nazione eliminando molte concause di tumore e per di più senza inquinamento né costi; la finta ignoranza, lo spudorato e delinquenziale menefreghismo che purtroppo, talvolta somiglia terribilmente a un possibile interesse economico di parte, nel voler continuare impunemente a programmare solo e unicamente infette discariche che producono velenosi liquami, esalazioni e miasmi, oppure inquinanti e “infernali macchine di morte”come gli inceneritori, sono un “CRIMINE CONTRO L’UMANITA’”, da perseguire come e più di quanto fortunatamente già stanno facendo e molto meritoriamente i più attenti tra i magistrati italiani. Termino con un piccolo consiglio agli interessati preposti e “responsabili” all’organizzazione del settore, sarebbe opportuno tener presente che il persistere di eventuali strane scelte di vecchie soluzioni e comportamenti, potrebbero essere ricordate alla prima occasione di voto, anche dai plurivessati cittadini, molti dei quali hanno già superato il limite estremo della sopportazione. Sergio Marchetti Consulente ambiente e nuove tecnologie. +39 349 7262025 rsumarchetti@gmail.com

Dalbo, non vorrei infrangere

Dalbo, non vorrei infrangere il tuo sogno, ma per produrre biodiesel sintetico con un mix di rifiuti organici, dalle plastiche al legname, l'unica è gassificare il tutto ad alta temperatura e poi usare la miscela di CO e H2 ottenuto per realizzare, tramite catalizzatori, miscele di idrocarburi. E' però un processo ancora non a punto, una società tedesca, la Sundiesel, è fallita nel tentare di industrializzarlo, e sono sicuro che anche quando sarà a punto, sorgeranno comitati contro i gassificatori, che, comunque, qualche fumo lo devono pur emettere. Comunque la centrale di Peccioli sta usando (o almeno avevano annunciato di voler usare) questa tecnologia per produrre elettricità, "gassificando" i vecchi rifiuti accumulati nei decenni scorsi.

inceneritori

gli inceneritori, mentre nel mondo li smantellano, in italia cercano di proporli, si possono benissimo smaltire irifiuticon impianti a vapore, che li sterilizzano, e la parte che va bene nei biodigestori, produrrà biogas e l'altra, plastica, legname, ecc. va nel impianto che produrrà il biodiesel sintetico, con grandi utili per tutti, ma gli amministratori dei vari consozi di conferimento, ci tengono troppo al cadreghino, e respingono le iniziative

bene così, è ora di chiudere

bene così, è ora di chiudere questi impianti, i più vecchi e inquinanti devono essere chiusi bisogna al contempo investire nei consumi "buoni" di energia elettrica ovvero trasporto di merci su rotaia, veicoli elettrici e riscaldamento e acqua calda sanitaria con pompe di calore molto bene l'allacciamento elettrico della sicilia ad opera di terna che farà scendere il prezzo nazionale

Centrali

Dispiace per le persone che ci lavorano ma se chiudono gli impianti è proprio questo l'obiettivo delle rinnovabili avere energia senza inquinamento.. popolazione con meno malattie e costi evitati sul servizio sanitario nazionale (a parte le truffe!) Questi numeri dovrebbero far pensare a chi vorrebbe gli inceneritori. Non si trovano abbastanza rifiuti per farli funzionare e l'energia elettrica prodotta non basta a coprire i costi...a sì una volta c'era il CIP6... ma a Parma erano proprio dei folli...a costruire adesso un inceneritore!!