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Effetto rinnovabili. E la bioraria va in pensione

Il confronto rinnovabili/fossili sta facendo abbassare i prezzi sulla Borsa elettrica di giorno e salire di sera al punto da rendere obsoleta la tariffa bioraria. L'Autorità propone di cambiare sistema tariffario. Nel suo documento spiega come le fonti pulite stiano cambiando il mercato elettrico e cosa potrà succedere in futuro.

Le rinnovabili stanno sconvolgendo il mercato elettrico al punto da rendere obsoleta la tariffa bioraria. Su queste pagine lo avevamo fatto notare tra i primi, ora dall'Autorità per l'Energia arriva un documento che inquadra il problema e propone di mandare in pensione il sistema tariffario attuale a favore di una nuova soluzione più aderente alle dinamiche che si stanno verificando: si parla di una trioraria o di una nuova bioraria riformata.

Come i nostri lettori ormai sanno, infatti, negli ultimi tempi, soprattutto grazie ai 13 GW di fotovoltaico che producono a costi marginali nulli, nelle ore diurne il prezzo dell'energia in Borsa è sceso. Questo ha messo in difficoltà i produttori da fonti fossili, specialmente i proprietari dei nuovi cicli combinati a gas, che così si rifanno quando il sole cessa di splendere: stiamo infatti assistendo a un aumento mai visto prima dei prezzi dell'elettricità nel picco serale, dalle 19 alle 22, mentre il picco di prezzo nelle ore centrali del giorno è stato appiattito dal FV con il cosiddetto effetto peak shaving. Lo si vede bene qui sotto:

La conseguenza è che, a causa del picco di prezzo serale aumentato e del peak shaving diurno da FV, la differenza tra il prezzo medio dell'elettricità all'ingrosso in fascia F1 (dalle 8 alle 19 dei feriali) e in F2 (dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23 dei feriali e dalle 7 alle 23 del sabato) si è progressivamente ridotta fino ad arrivare in questi ultimi mesi a un'inversione, con l'energia di giorno meno cara di quella in F2 (si veda il grafico sotto).

La bioraria attuale per i clienti domestici che non sono passati al mercato libero, come sappiamo, comporta due fasce orarie con differente prezzo della componente energia e dispacciamento della bolletta: una per le ore in F1 e una per quelle in F2 e F3 (che copre la notte e i festivi). Con lo scendere del PUN sul mercato in F1 e il parallelo aumento in F2 sta dunque succedendo che i prezzi tra le due fasce della bioraria attuale (F1 e F2-3) sono sempre più simili, svuotando di senso la tariffa e riducendo sempre di più il risparmio per chi sceglie di spostare i consumi nella fascia meno costosa.

Ecco dunque le proposte di riforma che l'AEEG fa nel documento in consultazione (sul quale chiede osservazioni e suggerimenti entro il 13 giugno, qui in pdf). Una prima manterrebbe la struttura bioraria, ma F1 e F2 andrebbero a finire in una stessa fascia di prezzo, mentre nella fascia meno costosa resterebbero le ore in F3: una soluzione più semplice ma meno precisa nel riflettere le dinamiche dei prezzi sul mercato elettrico, senza contare le difficoltà pratiche per i consumatori dello spostare i consumi alla notte. La seconda opzione, più complessa da attuare, prevede invece tre fasce di prezzo distinte, corrispondenti a F1, F2 e F3, come avviene ora per i clienti non domestici.

Il nuovo sistema tariffario dovrebbe partire dal 1° gennaio 2013. Bollette a parte, comunque, il documento dell'AEEG è interessante per come analizza quello che le rinnovabili stanno causando sul sistema elettrico e quello che potrà succedere (a proposito si veda anche la recente audizione AEEG in Senato).

“Si ritiene che la diffusione degli impianti rinnovabili intermittenti, in particolar modo di quelli fotovoltaici, la cui produzione è concentrata nelle ore di picco diurno, costringa molti impianti termoelettrici, il cui apporto non sarebbe necessario per soddisfare la domanda in queste ore, a rimanere comunque in servizio, anche in perdita, a causa dei loro vincoli tecnici di funzionamento. In tal modo si riduce il numero di ore disponibili in cui questi impianti possono produrre per coprire sia le eventuali perdite sui costi variabili sia i propri costi fissi. Ciò concorre a spiegare l’aumento relativo registrato nei livelli dei prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso nelle prime ore serali quando tipicamente cessa la produzione fotovoltaica e aumenta la produzione degli impianti termoelettrici.”

Ma questo, si legge tra le righe, potrebbe essere solo l'inizio dello sconvolgimento: “i dati a oggi disponibili non consentono di cogliere appieno gli effetti che potrebbero manifestarsi nei mesi estivi, tipicamente caratterizzati da un maggiore irraggiamento e, quindi, da una maggiore produzione fotovoltaica”. Inoltre, anche se, specifica l'AEEG, resta da vedere quanto i nuovi decreti freneranno la penetrazione da rinnovabili, ci potrebbero essere “ulteriori cambiamenti nel profilo orario dei prezzi su MGP (mercato del giorno prima, ndr) conseguenti a una più puntuale programmazione dei medesimi impianti”: visto che i produttori di rinnovabili saranno responsabilizzati dalle nuove misure che faranno pagare loro gli oneri di sbilanciamento, infatti, le previsioni dovrebbero migliorare in accuratezza. Come avevamo scritto (Qualenergia.it, Quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili), il sistematico errore per difetto nella previsione della produzione non programmabile al momento sta limitando l'effetto di peak shaving del fotovoltaico.

E ancora, anche se l'AEEG ritiene “poco probabili ulteriori riduzioni del prezzo di mercato nelle medesime ore”, poiché “la tecnologia degli impianti che determinano il prezzo di Borsa nella maggior parte delle ore diurne rimarrà presumibilmente quella a gas”, tale situazione “potrebbe ulteriormente cambiare nel momento in cui il prezzo di mercato dovesse formarsi, anche solo in alcune ore, senza più l’intervento degli impianti termoelettrici: in tali casi, infatti, il prezzo sarà fissato da tecnologie correlate alle fonti rinnovabili incentivate, caratterizzate da un costo variabile pressoché nullo, con conseguenze sulle stesse dinamiche di mercato a oggi non del tutto prevedibili.”

Un fenomeno che per ora in Italia abbiamo visto (Qualenergia.it, Boom rinnovabili e il prezzo del kWh tocca lo zero), seppur limitato a un mercato zonale, quello della zona Sud, dove per la prima volta, in 2 giorni lavorativi, il 2 e il 3 maggio scorsi, l'energia alla Borsa elettrica sul mercato del giorno prima ha toccato gli zero euro per megawattora e li ha mantenuti per diverse ore, quelle centrali in cui il fotovoltaico getta sulla bilancia tutto il suo peso.

Il documento posto in consultazione dall'AEEG (pdf)





Commenti

ci mancavano le termoelettriche in perdita

ci mancavano le termoelettriche in perdita, bisogna cominciare a chiudere centrali, è finita, siamo già alle spalle del picco di potenza termoelettrica e ogni giorno si installano nuove rinnovabili pochi giorni fa sorgenia ha inaugurato una turbogas...

Ok, le centrali termiche

Ok, le centrali termiche devono lavorare in perdita per sopperire all'intermittenza del FV e perciò ricaricano di più nel picco serale. Però qualcuno mi può spiegare la differenza fra il grafico numero 3 di questo articolo e quello finale dell'articolo sul FV tedesco di qualche giorno fa http://www.qualenergia.it/articoli/20120525-intanto-la-corsa-del-fotovoltaico-tedesco-non-si-arresta ? Anche in Germania il solare ha piallato il picco diurno, ma lì non c'è stata la crescita sproporzionata del picco serale, che da noi si è mangiata buona parte dei benefici. Dipende dal diverso mix energetico tedesco? O dal diverso mix mentale italiano? Faccio poi notare che da noi, ultimamente, sta apparendo un nuovo e inedito picco mattutino, per cui ora i "picchi compensativi" sembrano essere raddoppiati...