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La tumultuosa crescita mondiale delle rinnovabili rallenterà?

I segnali di un rallentamento della crescita della potenza installata di fotovoltaico ed eolico su scala globale a partire dal 2024.

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“La festa appena cominciata è già finita” cantava Sergio Endrigo. Versi che vengono alla mente via via che si accumulano notizie e ipotesi su un possibile rallentamento della transizione energetica mondiale.

Una transizione che proprio nel 2023 sembrava aver preso lo slancio necessario per affrontare la crisi climatica e ridurre la dipendenza dei paesi non produttori di fonti fossili dalle mattane dei dittatori dei paesi che li producono.

Sono mesi che le principali agenzie di studio del mondo dell’energia, sfornano previsioni spettacolari sulla crescita delle rinnovabili e, in particolare, sul fotovoltaico, ormai la più economica e affidabile di tutte anche in prospettiva.

Per esempio la IEA, l’agenzia dell’energia dei paesi Ocse che si era fino a pochi anni fa distinta per, sfornare previsioni sulle rinnovabili continuamente smentite al rialzo dalla realtà, nel suo rapporto 2022-2027 prevede una crescita del mercato mondiale delle rinnovabili fra 2.300 e 2.800 GW; tanta roba, ma sempre inferiore ai 3.800 GW necessari per rispettare il percorso verso la decarbonizzazione al 2050: stiamo parlando quindi una media di circa 500 GW di rinnovabili aggiunte ogni anno.

In effetti, secondo le stime IEA, nel 2023 saremmo quasi arrivati a questo obbiettivo, fermandoci a 440 GW di rinnovabili, di cui 286 GW di fotovoltaico e 124 GW di eolico, mentre per il 2024 si potrebbero raggiungere i 530 GW di nuove installazioni, di cui 350 di FV e 140 di eolico.

Ma, come detto, arrivano segnali che indicano come, per una volta, l’IEA sia stata troppo ottimista nelle sue previsioni sulle rinnovabili: negli ultimi mesi del 2023 si è infatti assistito a un rallentamento della loro corsa.

I segnali più preoccupanti hanno riguardato l’eolico, soprattutto offshore: a causa dell’aumento del costo del denaro, di strozzature nelle forniture e nella “cannibalizzazione” dei prezzi nelle ore di maggiore produzione (diventano troppo bassi per il recupero degli investimenti), molti progetti di nuovi impianti, fra cui alcuni in Svezia e Usa, sono stati cancellati o messi in forse, mentre in Italia i tanto annunciati primi impianti eolici offshore con tecnologia floating non danno idea di poter partire in tempi rapidi. 

La stessa IEA, del resto, prevede un calo delle installazioni di eolico su terraferma nell’Unione europea fra 2023 e 2024 da 17,9 a 15,3 GW.

Negli Usa la diminuzione è stimata da 11 a 10,2 GW. Per la Cina, meno legata a vincoli finanziari ma più a decisioni politiche, dovrebbe continuare a tirare, passando da 59 a 62 GW di nuovo eolico.

Ultimamente, però, arrivano notizie poco rassicuranti anche sul mercato solare FV (che Iea dà in crescita anche quest’anno ovunque, tranne che in Brasile): un rallentamento della crescita nel 2024 potrebbe essere messo in conto, secondo gli analisti di Wood Mackenzie.

Come riportato da QualEnergia.it, la crescita annuale del solare mondiale tra oggi e il 2032, dovrebbe continuare a un tasso di crescita medio del 15%, ma poiché fra il 2022 e il 2023 si è già raggiunto un picco del 56% di aumento, è probabile una tendenza futura alla stagnazione o, quanto meno, ad un rallentamento, con anni di incremento ad una sola cifra.

Un 15% medio di crescita annuale da qui in avanti farebbe brindare qualsiasi settore industriale, ma non quello del solare la cui missione è di “salvare il mondo” dal cambiamento climatico entro il 2050, quando tutte le fonti fossili, se non dotate di sistemi di cattura della CO2, saranno probabimente sostituite da rinnovabili e da una quota marginale di nucleare. E tutto ciò richiederebbe aumenti ben più sostenuti e senza pause.

Secondo Wood Mackenzie il rallentamento è fisiologico dopo la corsa a rotta di collo degli anni scorsi culminata proprio nel 2023, sotto la spinta dei problemi energetici legati alla guerra in Ucraina: per i paesi più avanti con la transizione, dopo aver raggiunto un certo livello di installato, continuare con crescite percentuali stratosferiche diventa sempre più difficile.

In altre parole, aumentare del 30-50% all’anno, quando si hanno 10 GW installati è una cosa, aumentare della stessa percentuale quando se ne hanno già 100 GW è più complesso, per i problemi logistici delle forniture e della movimentazione dei componenti necessari e per trovare forza lavoro sufficiente per installare tutti questi impianti.

Alle voci più preoccupate si è aggiunta anche quella di SolarPower Europe, l’associazione che riunisce produttori e operatori del fotovoltaico dell’Ue. “È vero che nel 2023 gli Stati dell’Unione europea hanno installato una potenza fotovoltaica record, pari a 56 GW, con un +27% sul 2022, ma la festa potrebbe stare per finire”, ha annunciato Walburga Hemetsberger, amministratrice delegata dell’associazione.

Come riportano nel loro report annuale (EU Market Outlook for Solar Power 2023-2027), gli ultimi tre anni, hanno visto un’accelerazione straordinaria del FV nel nostro continente, molto legata all’andamento dei prezzi dell’energia connessi alle fibrillazioni del contesto politico e commerciale internazionale.

Si stima che nel 2023 la Germania abbia aggiunto al suo parco solare altri 14,1 GW, seguita dalla Spagna con 8,2 GW, Italia con 4,8 GW, Polonia con 4,6 GW e Paesi Bassi con 4,1 GW, contribuendo a far arrivare il totale FV nel continente a 263 GW fotovoltaici cumulativi.

Poiché ora la situazione sul fronte dei prezzi elettrici sembra in fase di normalizzazione (in Italia però l’esagerata dipendenza dal gas e la ancora scarsa copertura da rinnovabili, fa sì che da noi il Pun resti quasi sempre sopra i 100 €/MWh, circa il doppio dei prezzi pre-guerra), c’è il rischio che si assista al rinvio di progetti di nuovi impianti utility scale, ma anche di più piccole installazioni su scala residenziale e C&I.

“Un rischio che è reso più concreto dagli alti tassi d’interesse sui prestiti decisi dalla BCE per frenare l’inflazione, che rendono più costosi i finanziamenti. Per questo stimiamo che dal 40% di aumenti medi nelle installazioni di FV fra il 2021 e il 2023, nella Ue si scenderà a uno stentato +11% nel 2024”, afferma Hemetsberger.

Oltre a questi fattori pesano sulla diminuzione delle installazioni europee anche la lentezza nel concedere le autorizzazioni per gli impianti di grande scala, 4 anni in media, e quella nelle decisioni legislative per favorire il settore.

Per invertire la tendenza, secondo i lobbisti del solare, la Banca centrale europea dovrebbe abbassare il costo del denaro per gli investimenti verdi, mentre le nazioni dovrebbero migliorare la capacità e la flessibilità della rete elettrica per accogliere rapidamente nuova potenza solare, e aumentare la formazione di nuova forza lavoro specializzata, oltre che accelerare i processi di autorizzazione degli impianti.

“Sarebbe utile anche fare di più per rilocalizzare la produzione di solare e batterie ‘sostenibili’ in Europa, con specifici aiuti alle industrie, per non dipendere da filiere estere già sovraccaricate dalla forte domanda globale, ma senza porre barriere commerciali all’import, che farebbero salire i prezzi e rallentare ulteriormente le installazioni”, conclude la responsabile di SolarPower Europe.

Sarebbe poi fondamentale evitare, come sta accadendo in Italia, di porre ulteriori ostacoli e balzelli alla realizzazione di impianti a fonti rinnovabili di grandi dimensioni.

In assenza di queste azioni da parte di BCE, Commissione europea e governi, secondo SolarPower Europe la crescita del solare nella UE procederà abbastanza a rilento: circa nuovi 62 GW nel 2024, 74 GW nel 2025, 84 GW nel 2026 e 93 GW nel 2027.

Numeri che potrebbero sembrare consistenti, ma non se comparati a quelli della Cina che ha installato circa 200 GW di solare nel solo 2023, cioè l’intera potenza FV europea presente nel 2022 realizzata in un solo anno.

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