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Emissioni giù del 90% al 2040, si allarga il consenso nell’Ue

Una lettera firmata da 11 Paesi membri, tra i quali Francia e Germania, incoraggia la Commissione europea a intraprendere "ambiziosi obiettivi climatici" entro il 2040.

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Acquisisce sempre maggiore popolarità tra i Paesi dell’Ue il piano che la Commissione europea dovrebbe presentare il prossimo 6 febbraio per ridurre del 90% le emissioni entro il 2040, un obiettivo “ponte” tra il target al 2030 “Fit for 55” di ridurre le emissioni del 55% e la promessa di raggiungere la neutralità climatica nel 2050.

Durante le sue fasi embrionali l’iniziativa era stata accolta tiepidamente dal blocco. Soltanto due Paesi si erano schierati apertamente a favore: la Danimarca e la Polonia, che ha colto l’occasione per rimarcare il cambio di passo nelle sue posizioni circa le politiche climatiche comunitarie dopo il passaggio di consegne al governo tra l’ultraconservatore Mateusz Morawiecki e il centrista Donald Tusk, già presidente del Consiglio europeo.

Una lettera di cui ha preso visione Politico mostra il sostegno di altri 11 Paesi al provvedimento che dovrà essere presentato a breve. Tra questi le due principali economie dell’Ue, Germania e Francia, ma anche Spagna, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Bulgaria.

“La necessità di un’ambiziosa azione globale per il clima non è mai stata così evidente – si legge nella lettera – perciò incoraggiamo fortemente la Commissione europea, nella sua prossima comunicazione, a raccomandare un ambizioso obiettivo climatico comunitario per il 2040”.

Tra i firmatari manca la Polonia, per la quale valgono – al momento – le parole pronunciate da Urszula Zielińska, Segretaria di Stato presso il ministero polacco per il clima e l’ambiente, durante un incontro informale tra i ministri dell’ambiente dell’Ue lo scorso 15 gennaio: “Non possiamo andare avanti così, non stiamo riuscendo a raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. Il resto dell’Europa può contare sulla Polonia per intensificare gli sforzi in questo senso”.

Sebbene la nota non specifichi quali obiettivi debbano essere perseguiti, sembra chiaro che i Paesi intendano sostenere la spinta per ridurre almeno il 90% delle emissioni dell’UE entro il 2040, un target stabilito dall’European Scientific Advisory Board on Climate Change, l’organo scientifico indipendente, composto da 15 esperti di vari settori, creato nel 2021 dalla legge Ue per il clima per valutare le politiche ambientali comunitarie e fornire indicazioni su come migliorarle.

Lo scorso anno i consulenti stilarono un report di oltre cento pagine in cui si raccomandava di non superare un carbon budget complessivo di 11-14 miliardi di tonnellate di CO2 nel periodo 2030-2050.

Oltre a proporre taglio delle emissioni, il prossimo 6 febbraio la Commissione europea dovrebbe presentare una valutazione di tre scenari, uno che parta dal mantenimento dello status quo, uno con il taglio del 90% e uno andando oltre questa soglia, da sottoporre ai Paesi membri.

Questa potrebbe essere una delle ultime iniziative pro-clima dell’attuale commissione a guida von der Leyen: a giugno si terranno le elezioni europee, quindi il compito di predisporre un atto legislativo formale su questa materia spetterà al prossimo esecutivo Ue.

E non è scontato che ciò accada, visto che i partiti di destra stanno cavalcando la rabbia nei confronti delle politiche verdi dell’Ue e stanno acquisendo sempre maggiore consenso. C’è anche da vincere la resistenza dell’Ungheria, Paese storicamente promotore di una politica ambientale europea meno ambiziosa, che vorrebbe portare il dibattito sull’argomento in Consiglio europeo, dove il presidente Viktor Orban avrebbe diritto di veto.

Il futuro è incerto mentre l’Europa appare già in affanno verso i target che si è data in passato: una recente valutazione della Commissione sui Piani nazionali energia e clima dei Paesi membri ha mostrato che l’Ue è sulla buona strada per ridurre le emissioni solo del 51% entro il 2030, cioè 4 punti percentuali al di sotto del suo obiettivo dichiarato e giuridicamente vincolante.

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, con i piani esaminati da Bruxelles si arriverebbe a un 38-39% di energie green sul consumo finale lordo di energia, 3-4 punti percentuali sotto il nuovo obiettivo fissato dalla direttiva Red 3, che fissa al 42,5% la quota minima obbligatoria da raggiungere.

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