Superbonus, mozione parlamentare per sbloccare i crediti. Ma quasi nulla si muove

Dall'opposizione alcune richieste per sbloccare i crediti incagliati del Superbonus e degli altri bonus edilizi. Si rimane in attesa della "società veicolo" prefigurata dal governo, il cui esito però rimane incerto.

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Tre impegni per sbloccare i crediti incagliati relativi al Superbonus e agli altri bonus edilizi.

Li hanno chiesti al governo due esponenti del Pd con una mozione presentata da Antonio Misiani al Senato e Ubaldo Pagano alla Camera.

Il primo impegno richiesto al governo è quello di attivarsi “con urgenza” per “individuare modalità e soluzioni definitive di acquisto sia dei crediti pregressi già nei cassetti fiscali sia dei crediti che verranno maturati relativamente ai cantieri già in corso.

I due parlamentari hanno auspicato anche che l’esecutivo si adoperi per attuare la piattaforma finanziaria per “l’assorbimento dei crediti ‘incagliati’”.

La mozione ha richiesto poi iniziative “volte a superare definitivamente gli ostacoli che attualmente bloccano la circolazione dei credili fiscali”, anche mediante la possibilità per gli istituti bancari di usare le quote annuali di crediti attraverso i modelli F24 o con il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti oppure altre soluzioni così da evitare il fallimento di imprese.

Infine, i due esponenti di opposizione hanno chiesto che sia riconosciuta a Regioni ed enti locali la possibilità di “assumere un ruolo attivo nella circolazione dei crediti fiscali”.

La soluzione del problema dei crediti incagliati “è la prima e più urgente questione da risolvere, con immediatezza e in via definitiva, al fine di scongiurare il rischio di una crisi sistemica per la nostra economia e il collasso delle nostre micro, piccole e medie imprese che operano nel settore delle costruzioni, chiamate anche a partecipare alla realizzazione dei progetti del Pnrr”, hanno scritto i due rappresentanti del Pd.

Stime dei crediti bloccati e loro “costi”

I crediti bloccati superano i 30 miliardi di euro, secondo stime risalenti a poco più di un mese fa dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance).

Da parte sua, Enrico Zanetti, consigliere del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in una recente interrogazione parlamentare ha messo in dubbio la stima dell’Ance, pur riconoscendo l’esistenza di un incaglio, affermando che sono probabilmente di meno.

Sempre l’Ance ha stimato che ogni miliardo di credito “incagliato” è in grado di provocare il blocco di circa 6.000 interventi, tra unifamiliari e condomini, con ricadute negative sia in termini di imprese che di occupazione.

Se ciò fosse vero, stando alle stime dell’Ance, rimarrebbero impantanati a causa del blocco dei crediti circa 180mila interventi, cioè circa un 45% di potenziali cantieri aggiuntivi rispetto agli oltre 403mila aperti al marzo 2023, stando ai dati dell’Enea.

Come sta andando lo sblocco dei crediti?

“Lo sblocco dei crediti incagliati sta andando avanti a pezzettini, a passo di lumaca, con qualche banca che di volta in volta è disponibile all’acquisto perché le si libera qualche spazio, ma niente di strutturale, niente della dimensione complessiva che servirebbe”, ha detto a QualEnergia.it Virginio Trivella, Coordinatore del comitato tecnico e scientifico di Rete IRENE (Imprese per la riqualificazione energetica degli edifici).

Come in tutte le situazioni di difficoltà delle imprese, ci sono poi soggetti del settore finanziario che se ne stanno approfittando. Si praticano in certi casi tassi di sconto molto marcati sulla detrazione del 110%, rispetto ai tassi d’interesse già alti della Banca centrale europea e quelli praticati dai maggiori istituti di credito, ha lamentato Trivella, che non si attende particolari effetti dalla mozione presentata dal partito Democratico.

Un ruolo per le ex municipalizzate?

Fra gli impegni richiesti nella mozione, potrebbe forse emergere qualche novità dal ruolo assunto dalle amministrazioni locali, intese però in senso lato, indipendentemente comunque dall’azione di governo e delle stesse amministrazioni decentrate, ha ipotizzato Trivella.

Il riferimento è alla recente iniziativa della Regione Basilicata, che con una proposta di legge, approvata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale e presentata da Tommaso Coviello (FdI), mira a favorire l’acquisto di crediti fiscali da parte degli enti strumentali e/o le società partecipate della Regione, che però non rientrano nel perimetro pubblico.

In altre parole, poiché il decreto 11/2023 (decreto Cessioni convertito dalla legge 38/2023) vieta alle pubbliche amministrazioni di acquisire i crediti d’imposta legati al Superbonus e alle altre agevolazioni edilizie, tali acquisti potrebbero essere invece fatti dalle ex municipalizzate o enti sub-regionali, esclusi dalla applicazione del Dl 11/2023, dopo aver valutato la consistenza della loro capacità di compensazione annua mediante modello F24.

Nel caso della Basilicata, si potrebbe trattare, per esempio del Consorzio di Bonifica e dell’Acquedotto Lucano (Bonus edilizi, la Basilicata riapre la partita delle cessioni dei crediti). Vedremo se il governo troverà il modo e l’unità di intenti per bloccare questo possibile escamotage.

Aspettando la società veicolo

In mancanza di altre novità, si rimane in attesa della “piattaforma” menzionata nella mozione del Pd, cioè la società veicolo guidata da Enel X e partecipata dalle banche, che nelle intenzioni del governo dovrebbe svolgere un ruolo chiave nell’assorbire i crediti incagliati.

Secondo quanto affermato a inizio giugno dalla sottosegretaria per l’Economia, Sandra Savino, in un’audizione parlamentare questa soluzione dovrebbe “essere operativa entro la fine di settembre”.

Ma anche su questo strumento Trivella ha espresso una certa perplessità, a causa di eventuali e perduranti difficoltà tecniche legate ai profili di responsabilità e ai possibili sequestri dei crediti, “da cui naturalmente le banche stanno sempre ben alla larga”, ha detto il Coordinatore del comitato tecnico e scientifico di Rete IRENE.

Nel frattempo, le imprese che non riescono a cedere i crediti d’imposta continuano a versare in pessime condizioni. Rimangono alle prese con una grande crisi di liquidità, impossibilitate a pagare con puntualità dipendenti e fornitori, con la conseguente frenata del settore costruzioni e di un indotto che fino a qualche mese fa avevano trainato l’Italia fuori dalla crisi.

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