Stati Uniti, 20 milioni di pompe di calore residenziali al 2030

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Un consorzio bipartisan di 25 governatori punta all’elettrificazione dei consumi domestici, riservando il 40% delle risorse e degli incentivi federali e statali alle famiglie più svantaggiate. Il mercato Usa delle pompe di calore dovrà crescere di almeno quattro volte a fine decennio.

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Il mercato delle pompe di calore sta procedendo a grandi passi verso un boom inarrestabile su scala mondiale.

Anche negli Stati Uniti la strategia per un’ampia diffusione della tecnologia è all’ordine del giorno ed è spinta anche da una coalizione bipartisan di 25 governatori, nota come Climate Alliance: obiettivo è installare 20 milioni di pompe di calore elettriche residenziali entro il 2030.

Questa sorta di consorzio, che rappresenta la metà degli Stati e dei territori Usa, punta all’elettrificazione dei consumi domestici e intende riservare almeno il 40% delle risorse alle famiglie più svantaggiate, quelle che hanno una percentuale dei costi energetici sul reddito superiore del 25-45% rispetto a quella delle famiglie a medio o alto reddito.

Questo approccio richiama l’iniziativa Justice40, uno dei primi provvedimenti dell’amministrazione Biden, che indirizza, appunto, il 40% dei benefici complessivi di alcuni investimenti federali, compresi gli investimenti in energia pulita ed efficienza energetica, alle comunità più svantaggiate.

In pochi anni ci sei è quindi posto l’obiettivo di passare dalle quasi 5 milioni di PdC (dato 2020) per il riscaldamento degli ambienti e per la produzione di acqua calda sanitaria negli Stati coinvolti, ad un mercato almeno quattro volte maggiore.

Secondo il Rocky Mountains Institute (RMI), già oggi le pompe di calore residenziali detengono una quota del 58% del mercato annuale dei dispositivi per il riscaldamento domestico (dieci anni erano al 43%).

Si è calcolato che negli Usa circa 20 milioni di abitazioni utilizzano apparecchi per il riscaldamento con resistenza elettrica e 10 milioni usano combustibili fossili inquinanti come gasolio e propano, peraltro con una spesa familiare molto elevata. Passare alle pompe di calore potrebbe far risparmiare ad una famiglia, in media ogni anno, rispettivamente, 2.100 e 1.700 dollari.

Anche in Europa quello delle pompe di calore è un settore in fortissima espansione, appoggiato da una varietà di politiche e incentivi, sebbene più o meno costanti o a macchia di leopardo.

Secondo una recente stima di Wood Mackenzie nel vecchio continente dal 2023 a fine decennio potranno essere installate 45 milioni di PdC nel solo settore residenziale, per poi accelerare ogni anno fino al 2040. Al 2030 il comparto in Europa avrà probabilmente un giro di affari di circa 30 miliardi di euro.

Tornando alla strategia che si vuole mettere in atto nei diversi Stati americani, va detto che una parte dei nuovi dispositivi verrà installata dove già oggi sono convenienti, quindi senza impiegare specifiche risorse pubbliche, mentre un’altra fetta delle installazioni sfrutterà i sussidi dell’Inflation Reduction Act (IRA) e quelli erogati dalle diverse politiche statali.

Per una famiglia a basso reddito, quasi mai in grado di ottenere finanziamenti o di poter attingere agli incentivi finora disponibili, sarà messo a disposizione uno sconto fino a 8.000 dollari per una pompa di calore e fino a 6.500 $ per l’aggiornamento dell’impianto elettrico e del cablaggio.

In caso di nuove abitazioni costruite secondo lo standard Zero Energy Ready Home gli incentivi IRA prevedono per le pompe di calore risorse fino 5.000 $.

Queste indicazioni sono state già adottate dagli stati di New York, Washington e California e in oltre 100 giurisdizioni che richiedono o incoraggiano la costruzione di edifici tutti elettrici.

A supporto del funzionamento delle pompe di calore c’è poi anche il fotovoltaico; per gli impianti solari l’Inflation Reduction Act prevede contributi che vanno dal 30 al 70%. Sette miliardi di dollari sono stati previsti ad esempio per finanziare l’iniziativa Solar for All”.

Fa notare il RMI che un programma di incentivi per l’installazione delle pompe di calore e l’elettrificazione dei consumi residenziali dovrà necessariamente essere integrato con politiche di sostegno per la decarbonizzazione degli edifici e per le ristrutturazioni profonde, accorpando gli incentivi federali con quelli statali, locali e delle utility, che andranno comunque sempre più semplificati e razionalizzati.

Inoltre, un passaggio necessario per agevolare questa strategia richiederà un’oculata ed equa politica tariffaria, nonché normative e codici edilizi che consentano di allineare i programmi e le attività di società energetiche, produttori, costruttori e appaltatori.

Proprio a questo fine, il RMI ha elaborato un’interessante e ben fatta serie di brevi schede informative per ogni singolo Stato, schede progettate per informare politici e cittadini sulle questioni chiave e sulle motivazioni della conversione agli edifici elettrici: obiettivi climatici, sanitari, economici; edifici elettrici e ruolo della modernizzazione delle reti, uso delle pompe di calore ottimizzato anche in climi freddi; una scheda viene dedicata anche al motivo per cui il gas rinnovabile (biogas o gas sintetico) non è adatto ad elettrificare gli edifici.

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